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13 Febbraio Feb 2013 1550 13 febbraio 2013

Cardinale, l'uomo senza cariche che tiene in mano il Pd siciliano

Dal 2008 non è più parlamentare, ma continua ad esercitare il potere come pochi. Salvatore Cardinale, alias Totò, natìo di Mussomeli, è uno degli uomini politici più potenti della regione più democristiana del Belpaese. Di estrazione democristiana, Cardinale si forma alla corte dell'ex plenipotenziario democristiano Calogero Mannino. «Era uno che portava la borsa a Mannino», raccontano. Uno che fa il suo primo ingresso in Parlamento nel 1987, e resta a Montecitorio fino al 2006.

Nel 1999 dà vita insieme a Clemente Mastella all'Udeur, diventando due volte Ministro della Repubblica Italiana nel primo e nel secondo governo D'Alema con delega alle telecomunicazioni, e nel governo Amato del 2001 sempre con delega alle telecomunicazioni.

Nel 2001 viene travolto dall'onda berlusconiana del "61 a zero", perdendo nel collegio di Caltanissetta contro l'ex forzista Filippo Misuraca, ma si salva grazie al Mattarellum, che riserva il 25% dei parlamentari in quota proporzionale.

All'interno della Margherita guidata da Francesco Rutelli Cardinale ricopre diversi incarichi nazionali, ha buone entrature anche nei Ds, l'amicizia con D'Alema è nota alle cronache parlamentari, e ovviamente non mancano i contatti con gli eredi dello scudo crociato, come Pierferdinando Casini e Marco Follini.

Nel 2006 viene nuovamente eletto alla Camera con il Porcellum. Continua ad esercitare il potere direttamente dal Palazzo romano, coltivando amicizie, e mantenendo contatti con il territorio. Ormai "Totò" è un big, i siciliani lo chiamano ancora "Ministro". Il titolo di "onorevole", che in Sicilia si utilizza ad oltranza anche se non si è più deputati, gli sta stretto.

Aderisce al Pd, ed esercita il potere quando nel 2008 lo statuto del Pd blocca la sua candidatura alle elezioni politiche perché già parlamentare per più di tre mandati. Ma per Cardinale il problema non si pone. «Totò casca sempre addritta», spiegano alcuni ex collaboratori del plenipotenziario ex democristiano. D'accordo, lui non ci sarà, ma la figlia Daniela, classe '82, e lontana anni luce dalla politica italiana e dalla politica regionale, potrà essere candidata. Un ex dirigente del Pd racconta a Linkiesta cosa successe quando il Pd regionale compose le liste alla Camera della Sicilia occidentale: «Ricordo ancora quel giorno. Al quinto posto della lista per la Camera c'era scritto "quota Cardinale". In tanti ci siamo guardati negli occhi ma nessuno ha fiatato».

Ovviamente la figlia di Cardinale è stata eletta, e ha trascorso gli ultimi quattro anni e mezzo in Parlamento. Sempre accompagnata da papà "Totò", di certo "Daniela" non si è distinta fra le parlamentari donne dei democratici. Presente sì, ma con un'indice di produttività (106,8 classificata 430esima su 630 parlamentari) fra i più bassi del Parlamento italiano.

Tuttavia su tutto il territorio regionale la politica l'ha continuata ad esercitare il padre "Totò". Il quale è stato fra i big sponsor dell'operazione che ha portato i democratici a sostenere il governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo. E fra coloto che hanno spinto e sostenuto la candidatura di Rosario Crocetta alle regionali dello scorso 28 ottobre. "Totò" era raggiante il giorno della vittoria di "Saro" al quartier generale di via Libertà a Palermo. In fondo «è stata anche la vittoria di Totò», confidava un democratico in quei giorno.

Ma non è finita. Nelle ultime settimane è stato il regista del nuovo gruppo all'Ars "Democratici e riformisti per la Sicilia", grazie al quale il neo governatore Crocetta ha raggiunto quota 46 parlamentari. All'interno del nascituro gruppo si trovano ex miccicheani, ex lombardiani, ex udc. «Chi arriva qui non arriva perchè pensa che ci sia il mercato delle vacche, anche perchè io non ho niente da offrire se non un impegno per la politica. È un'operazione molto pulita», sbotta l'ex ministro del governo D'Alema.

Oggi a pochi giorni dalla scadenza elettorale Totò Cardinale, esponente nazionale dei democratici, sostiene il Pd alla Camera «perché la figlia è nuovamente candidata», ma al Senato sponsorizza la lista regionale del neo governatore regionale Crocetta "il Megafono". Nessuno si scandalizza, Bersani ne è al corrente. Ma fonti accreditate assicurano che «se in Sicilia il centrosinistra dovesse prendere il premio maggioranza al Senato per Totò arriverà un regalo». Un Ministero? Ah, saperlo...