Simone Paoli
Actarus
13 Febbraio Feb 2013 1246 13 febbraio 2013

Fatela voi la sesta Berlusconeide

Avevo sperato nei mesi scorsi che queste elezioni potessero essere le prime di una nuova era. Le condizioni c’erano tutte, le persone anche. Eppure tutto, ma proprio tutto è andato storto, come peggio non poteva. E così oggi ci troviamo nella sesta guerra Berlusconiana, con tanti saluti a quelle Puniche che si erano modestamente fermate a tre. Solo che qui delenda est non Cartago, ma l’Italia.

Io non sono mai stato né Berlusconiano né anti. Anzi, ho sempre sofferto questa ennesima viscerale divisione in Guelfi e Ghibellini. Mi sono sempre state sullo stomaco (anche più in basso) le superiorità morali dell’una e dell’altra parte, per il semplice motivo che non credo ci siano. Sono solo due facce di una vecchia e consumata medaglia. Per inciso, non credo alla superiorità morale di nessuna parte politica, semplicemente perché la morale attiene all’individuo, e la politica è portatrice di interessi, non di morale. E quando si prefigge intenti fintamente morali porta solo a sciagure.

Ritrovarmi quindi oggi per la sesta volta prigioniero di questo schema, sinceramente mi deprime ed annoia. Tutti contro Berlusconi e Berlusconi contro tutti. Siamo ancora, ineluttabilmente lì. Con l’ennesima campagna elettorale fotocopia, escludendo forse quella del 94, la prima, che fu una novità. Poi solo repliche sempre più stanche dello stesso copione, con la propaganda degli uni e degli altri a ripetere all’infinito gli stessi slogan, le stesse promesse, le stesse minacce, gli stessi insulti. E il fatto che oggi ci siano altri partecipanti alla gazzarra, crea l’effetto pollaio, altro che novità.

Vorrei sentire parlare di visione del Paese, di politiche economiche (che non sono la gara a chi promette le riduzioni più irrealizzabili), di politica estera, di politiche ambientali, di integrazione, di cultura, scuola, turismo, agende digitali e altro ancora.

Ed invece no. Sempre e solo guerra, sempre e solo l’ennesimo referendum.

Questa non può essere la mia battaglia. Cari soldati, nuovamente schierati gli uni contro gli altri armati, fatela pure voi.

Peccato perderemo tutti.

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