Ballatoio
14 Febbraio Feb 2013 1024 14 febbraio 2013

Favole tecniche

Riforma delle pensioni, tagli alla spesa pubblica, Imu, aumento dell’IVA, dell’addizionale Irpef, delle accise su benzina e gasolio, del bollo sui conti correnti, dell’imposta sui rifiuti, aumento dei tabacchi, del canone Rai, della luce, del gas, dei caselli autostradali, imposta sugli estratti conto, mancata indicizzazione delle pensioni, tassa sulla fortuna, aumento delle aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi, imposta sul Tfr... questo il menù 2012 adottato in Italia in nome e per conto di un signore che si chiama Debito Pubblico.

Ora, ci si immagina che a fronte di questa cura il signor Debito almeno un pochino sia dimagrito, qualche chiletto di troppo sul girovita almeno l’abbia perso... macché!

I dati forniti da Eurostat e da Banca d’Italia confermano in realtà proprio il contrario: il sig. Debito Pubblico ha sforato i duemila miliardi. Il rapporto debito/Pil, che in Europa è assestato intorno al 90%, in Italia tocca quota 126,3% durante il Governo Monti, contro il 120,1% lasciato dal precedente governo, quindi cresce di circa il 6%.

Le prime obiezioni saranno sicuramente che la causa dell’aumento del rapporto è da rintracciarsi nella diminuzione del denominatore, il Pil, dovuta alla crisi internazionale. Ma invece il signor Debito cresce anche in valore assoluto: 2.020 miliardi di debito pubblico rispetto ai 1.912 miliardi lasciati dal precedente governo, 108 miliardi in più.
Questo significa, andando sul concreto, circa 35.000 euro di debito procapite, circa 1.400 euro di interessi passivi che ognuno di noi paga ogni anno.

E tutti i sacrifici che abbiamo fatto e stiamo facendo?
Forse la ricetta bocconiana di imporre più tasse non è poi stata così efficace nella cura dimagrante del signor Debito, avendo compresso eccessivamente l’economia, avendo alimentato una fase recessiva e un clima generale di sfiducia e dunque diminuendo il gettito delle entrate, che a sua volta alimenta il debito.

Che fare? Innanzitutto ridare fiducia al paese, aiutare i giovani a crescere, far pagare le tasse a tutti. E poi, forse sarebbe meglio che la cura dimagrante del debito dello Stato la faccia innanzitutto lo Stato, non i suoi cittadini.

Come ha scritto ieri Gentili sul Sole 24 Ore: “Lo Stato è gravato da un debito pubblico di 2.000 miliardi ma dispone di un patrimonio che supera i 1.800 miliardi. C'è spazio per dimagrire, recuperare risorse per la crescita e svolgere bene e con severità il mestiere del regolatore invece di fare quello del cattivo azionista” (Finmeccanica insegna?)

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