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14 Febbraio Feb 2013 2029 14 febbraio 2013

Ingroia la spara grossa: “mentre cercavo Riina e Provenzano, Grillo stava a Sanremo”

In una intervista a Sky Tg 24, il Pm candidato di Rivoluzione Civile la "spara" grossa. Nel 93 i Pm “subirono” l'arresto di Riina ad opera del Ros di Mori e nel 2006, ad indagare sulla latitanza di Provenzano, i Pm titolari “delegati” erano Marzia Sabella e Antonio Prestipino coordinati dall'Aggiunto Giuseppe Pignatone. Grasso peraltro tenne fuori Ingroia dal filone Provenzano anche perché una delle talpe al servizio del Sistema Binnu (Ciuro), stava proprio nell'ufficio del leader di Rivoluzione Civile. Ci vorrebbe un Fact Checking non solo per i Politici ma anche per i Magistrati. Nell'era di internet, quanto nella memoria del cronista che in quegli anni c'era, basta poco per sgamare certe bufaline. Domanda: mancano così tante argomentazioni per attaccare Grillo nella battaglia elettorale? Davvero, dottore Ingroia: ma perchè fa così?

Qualcuno, nei ranghi della requirente antimafia che lavora, questa sparata sembra non l'abbia presa proprio-proprio bene. Oramai non passa un giorno che tra i colleghi del Pm candidato non si registrino mugugni, dissensi - ed ora pure incredulità - sull'andazzo di questa campagna elettorale che vede la toga in lista.

L'ultima intervista di Ingroia rilasciata a Sky Tg24 (la trovate qui), è una inevitabile occasione di polemiche. “Grillo non si è rivelato un leader all'altezza. Del resto: quando io facevo la lotta alla mafia e cercavo Riina e Provenzano, Grillo faceva il comico a Sanremo. La nostra storia è diversa e Grillo continua a far il comico cavandosela con qualche battuta”. Peccato che le cose siano andate diversamente.

Il 15 gennaio del 1993, i Pm “subirono” l'arresto di Riina ad opera del Ros di Mario Mori che consegnò il Capo Dei Capi su un vassoio d'argento lo stesso giorno in cui al Palazzo di Giustizia di Palermo ebbe luogo la cerimonia di insediamento dell'allora neo procuratore capo Giancarlo Caselli.

La procura di Palermo fino a quella data era priva del vertice e il “facente funzioni” era l'aggiunto Vittorio Aliquò: Ingroia era un normale sostituto in servizio da pochi mesi alla neonata dda del capoluogo siciliano dopo aver svolto servizio a Marsala. Peraltro anche al primo interrogatorio all'eccellente arrestato, il nome di Ingroia manca all'appello: il primo faccia-a-faccia con i Pm, Riina l'ebbe con i magistrati Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte, Gioacchino Natoli, Giuseppe Pignatone e Luigi Patronaggio. Stop.

Quanto alla cattura dell'altro capolista dei latitanti portata a compimento l'11 aprile del 2006, i titolari delegati ad occuparsi della latitanza di Bernardo Provenzano erano i pm Marzia Sabella e Antonio Prestipino coordinati dal vice di Grasso: l'allora procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone. Ci furono poi altri magistrati di fiducia che si occupavano delle indagini collegate a contiguità e favoreggiamenti del Sistema Binnu, con i quali Grasso strinse un patto di sangue: un patto di assoluta riservatezza con il resto dell'ufficio.

Tutti fuorché i c.d. Caselliani: a cui Grasso non fece circolare le carte su Binnu, le talpe alla dda e le contiguità politiche che portarono poi a processo Totò Cuffaro oltre a un bel tot di esponenti dell'Udc. La scelta di vertice dell'ufficio non fu gradita e i Caselliani fecero letteralmente una guerra a Grasso con riunioni dove, a dir poco, ogni volta volavano gli stracci dal secondo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo.

Grasso e Pignatone tennero fuori Ingroia dal filone “Provenzano-Aiello-Talpe Dda” fino alla cattura dell'allora capolista dei latitanti. Non foss'altro che una delle talpe alla Dda (il maresciallo Ciuro, trovato ed arrestato da Grasso e Pignatone), stava in servizio come ufficiale di P.G. proprio nell'ufficio di Ingroia: si immagina, prima ancora che per ragioni di opportunità, che la tenuta alla larga di Ingroia dalle carte su Binnu, fosse a “garanzia” dello stesso leader di Rivoluzione Civile.

L'intervista di Ingroia a Sky Tg 24 non è l'unica recente. Il Pm candidato già fu ospite a gennaio nella trasmissione di Ilaria D'Amico “Lo Spoglio” che alla fine di ogni intervista, come da rito propone il Fact Checking sulle cose dette via-via dal politico ospitato: che in quell'occasione non percepì il massimo dei voti. Questa seconda volta però, Ingroia si è fatto intervistare fuori dal programma che prevede il test finale sulla congruità e veridicità delle cose dichiarate in Tv.

Ci vorrebbe un Fact Checking non solo per i politici ma anche per i Pm (fatelo pure al cronista che scrive e che in quegli anni c'era, se lo ritenete opportuno). Mancavano proprio argomenti per attaccare Grillo nella logica dello scontro politico e in piena campagna elettorale?

A questo punto, visto l'azzardo del Pm Candidato, a cui certo non si nega il lavoro svolto nelle fila della requirente antimafia, una domanda più di tutte viene spontanea. Davvero, dottore Ingroia: ma perché fa così?

Twitter: @scandura

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