Mercato e Libertà
14 Febbraio Feb 2013 1017 14 febbraio 2013

Italia e Spagna, due crisi a confronto

Spesso in economia si sentono delle pessime argomentazioni, come “il debito pubblico italiano non è un problema perché la Spagna è in crisi ma prima della crisi non aveva i conti in disordine.”

Il problema di questi ragionamenti è che partono dal presupposto che una sola spiegazione debba andar bene per tutti i fenomeni apparentemente simili, come le crisi, e quindi si deve cercare qualcosa che accomuni Italia, Spagna e altri paesi. Questi ragionamenti trascurano una caratteristica fondamentale dei processi economici: la molteplicità e la complessità dei processi in gioco.

La parola ‘crisi’, poi, produce l’illusione che si tratti di un fenomeno omogeneo, quando in realtà esistono innumerevoli tipi di crisi, e le crisi spagnole e italiane non hanno molto in comune:

  • L’Italia non ha avuto una vera e propria crisi finanziaria. Le banche italiane non hanno avuto bisogno di forti iniezioni di capitale, mentre quelle spagnole hanno avuto molti problemi per via del lungo boom del credito immobiliare prodotto dall’introduzione dell’euro. Non sembra che cambierà molto neanche col caso MPS.
  • La Spagna non aveva problemi di conti pubblici prima della crisi. Questo però è dovuto all’illusione per cui il debito delle banche non è debito pubblico finché le banche non vanno in crisi. Immaginate di accendere un mutuo per 100.000€, e di promettere al vostro vicino di prestargli altri 100.000€ nel caso abbia una malattia grave: il vostro debito quanto sarebbe? Ufficialmente, 100.000€, ma se il vostro vicino si ammala diventerà il doppio. Il debito (non facilmente quantificabile) potenziale prodotto dalle protezioni bancarie aumenta man mano che le banche prendono rischi approfittando delle garanzie statali. Non è vero debito, ma prima o poi deve diventarlo.
  • La Spagna ha avuto un forte deficit commerciale: gli altri paesi hanno investito in Spagna grosse somme, mentre in Italia il deficit commerciale è stato contenuto. Una volta collassata la fiducia nella Spagna, sono venuti a mancare questi fondi, e quindi gli investimenti ne hanno risentito (dal 2007 la BCE ha tamponato la fuga, riempiendosi di crediti verso la Spagna.)
  • La Spagna è cresciuta molto negli ultimi quindici anni, mentre l’Italia ha ristagnato, e nonostante la crisi, la Spagna ha perso meno PIL dell’Italia.
  • La crisi spagnola ha colpito il mercato del lavoro. Del resto la Spagna ha un mercato del lavoro ancora più rigido del nostro (si veda l’employment protection index di OECD).

C’è un solo fattore in comune tra le crisi italiane e quelle spagnole, l’euro: i primi dieci anni di euro hanno prodotto un crollo dei tassi di interesse (spread), fino ad arrivare all’assurdo che il debito greco costava meno di quello inglese.

Ciò ha provocato un ingente flusso di capitali verso la Spagna, che ha a sua volta prodotto una bolla finanziaria e immobiliare che ha provocato, esplodendo, la crisi fiscale, e ha pesantemente influenzato le dinamiche del mercato del lavoro.

La caduta dello spread in Italia ha invece provocato un abbattimento del costo del debito pubblico, che è stato sprecato per aumentare la spesa primaria anziché ridurre debito e tasse. Non è esplosa nessuna bolla, ma il rischio del paese ha fatto fuggire molti capitali creando una crisi di liquidità delle finanze pubbliche che è stata ‘curata’ ammazzando l’economia reale con un profluvio di tasse.

I dibattiti sulla crisi sono pieni di pseudo-diagnosi, pseudo-spiegazioni, pseudo-soluzioni: bisognerebbe imparare che per ogni problema complesso c'è una soluzione semplice, scontata, ed errata. Anzi, ci sono innumerevoli spiegazioni e soluzioni di questo tipo.

Pietro Monsurrò

@pietrom79

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