Giulia Valsecchi
Cineteatrora
15 Febbraio Feb 2013 1119 15 febbraio 2013

Il cerchio infinito della disfida del sesso

La permanenza del cosiddetto vuoto generazionale trova campi fertili in surrogati d’amplessi a catena. Extra da pagare in conti salati e invisibili perché protetti da pareti e aiutanti silenziosi che servono una causa di apparenze. La scrittura per vortici cerebrali di Arthur Schnitzler torna come opzione di un oggi reso dalla pulsione serrata di coppie miste che aprono e chiudono cerchi, dove ognuno cede il proprio corpo e insieme un’individualità da tiranno o facile preda di soddisfazioni.

Sul palco di Girotondo.com prendono carne ragioni e nomi che la regia di Bruno Fornasari fa scattare in un gioco di impeti, rivendicazioni, urgenze fisiche e tradimenti morali in cui si assemblano pezzi di una scena in trasformazione per effetto di doveri ignorati, profumi proibiti, esclamazioni di piacere o rancore da possesso. Quel che il conte e la dama trattenevano di illecito e deprecabile per i veti austro-ungarici, si fa bava d’adolescente stordito dalle prestazioni sconosciute di un’insegnante che consuma vezzi in una stanza davanti a una telecamera che vorrebbe divulgare in rete preliminari e performance.

Le parole esistono in versione compressa o dilatata a seconda che si provi a reggere lo sguardo l’uno dell’altra, e non si finisca invece più placidamente su un divanetto a ricordare i bei tempi senza inibizioni. Lo stesso copione prevede che esista in sequenza un personaggio da reality disposto a vendersi per la migliore offerente accantonata dalle ambizioni politiche del marito. Chi conosce l’altro lo fa per rifiuto di una prossimità e per l’attrazione insanabile a ottenere compiacimento tradendo i legami.

Gli occhi sgranati di Tommaso Amadio alternativamente agile, sinistro e greve nei panni del gigolò, studente e leader levano autorità a qualsiasi presunta certezza che in un modo o nell’altro si arrivi a una coscienza. Ritorna il vuoto, invece, e si fa più lordo man mano che la retorica si infittisce fino a mendicare le cure sessuali di una minorenne con cui fregare il tempo e assaporare la scusa della bellezza o della pratica filosofica heideggeriana. E Alice Redini sa guardare con altrettanta poliedricità a rischi e gusto di perversione passando dalla moglie colpevole, all’insegnante annoiata fino all’animella destrofila della disco.

Un monitor segna l’ordine delle prestazioni, il turno delle sei coppie e la spirale di impulsi subliminali, spot, celebrities e massime degli antichi. La pornocrazia è sì il tema per una classe di allievi senza midollo, ma si traduce nella relazione clandestina con uno di loro. Il pentimento del gigolò è il prodotto di una vicinanza negata, figlio di una coazione a ripetere per non reggere il carico dell’adrenalina da fallimento. Solo a un termine del discorso marito e moglie si dichiarano amore, ma regna sovrana la chat che nutre schermaglie e affoga i pentimenti.

Il corredo dell’idealista affermato è un circuito di parole solo per corteggiare con un fine malato o tradire con la protervia di aggiustare tutto vellicando l’ego all’infinito. Quel che un tempo, secondo la saggistica più autorevole in merito, era la vergogna di un narcisismo piegata avidamente anche al sesso, ora produce esibizioni di tornaconto, obbligazioni in cui poco si distingue tra l’affare in borsa e la rendita della carne.

Il sesso da camera è sempre più un dramma articolato in godimenti temporanei senza reciprocità né intimità, uno smaltimento di rifiuti che si replicano in un marcio che non verrebbe a galla se non come risultante dell’ironia. E non c’è da innalzare la bandiera delle anime perdute, ma da gareggiare faccia a faccia con lo stesso comizio che d’amore ha soltanto l’aria di una ricorrenza per cioccolatini. Se davvero esiste un riscatto è nella rottura del cerchio, un’ipotesi di sovvertimento che incominci forse dal non confessare il proprio tradimento come una messinscena di qualità.

Fino al 10 marzo 2013 – Teatro Filodrammatici Milano

GIROTONDO.COM
di Bruno Fornasari
ispirato a Girotondo di Arthur Schnitzler
con Tommaso Amadio e Alice Redini
scene e costumi Erika Carretta
regia Bruno Fornasari
produzione Teatro Filodrammatici



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