Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
15 Febbraio Feb 2013 1230 15 febbraio 2013

Without Love - La Spicciolata di Filosofia (scusi professor Chiari!)

ll mio amico Paolo, che oggi vive in missione in Peru’, mi guardo’ in volto, di brutto, in una strada vicino al nostro liceo, dove io studiavo e lui insegnava, e mi disse ‘il nostro dramma e’ che abbiamo perso l’oggettivita’ del reale’. Da quel momento, non passa giorno che me lo dica, che me lo ripeti, quasi ossessivamente, come una sura, come una frase che, se ripetuta, si ammansisce, si chiarisce ogni istante di piu’. Un oggetto e’, non si discute, la visione oggettiva sul mondo si impone di osservare alle cose per quello che sono, agli eventi per quello che impongono e quello che scatenano. La realta’ di Dio e’ oggettiva, mi dico spesso. Non esistono varianti. Se non in altre dimensioni parallele. Che sono un bell’espediente per autogiustificarsi, per pensare che altrove un Cosimo qualunque abbia fatto la cosa giusta, abbia detto la parola che lenisca piuttosto che l’offesa. Scuse. Abbiamo una realta’ e teniamocela stretta. Perche’ se ho la coscienza che questa strada che percorro, la bischerata che sto per dire appartengano alla stessa profonda oggettivita; del creato, allora, non ci sono scuse.

E dall’oggettivita’, diceva sempre Paolo, l’amore. L’amore per le circostanze che viviamo. E che cerco di onorare. Un altro amico professore, anche lui di nome Paolo, diceva sempre che la doxa va bene per le sale di aspetto delle stazioni e che la ricerca filosofica era tutta per la tauta, le cose. L’esistenza di Dio, non la sua possibile parvenza. L’amore di Dio o degli uomini. Non e’ un caso che gli dei gelosi degli uomini in Platone avessero separato gli esseri completi che vivevano sulla terra a meta’. Perche’ la differenza e le opinioni confondessero le menti. Come nella Torre di Babele. Sempre lo stesso metodo. Confondere con le opinioni e la moltiplicazione dello stesso messaggio, finche’ non perde senso.

Quelle chiaccherate sui gradini del liceo con i due Paoli tornano ancora piu’ violentemente in testa in queste giornate di grande confusione sopra e sotto al cielo, fra papi dimissionari, fulmini ieratici e perfetti che colpiscono cupole, piogge meteoritiche. O, lo devo ammettere, per la percezione dell’assoluta mancanza di oggettivita’ e di amore dal carnaio politico italiano. Nel cuore ho coltivato e coltivo un sogno di rivoluzione, paziente, forte, un’idea di societa’ nuova, che non sia un coacervo di panzanismi e teorie rimasticate, ma quella societa’ e quella politica che mi facciano riconciliare con la grande oggettivita’ della vita e dei rapporti umani.

Manca l’amore, per le persone, le cose, i concetti rotondi, ieratici ed espressi bene, perche’ ognuno si ferma alla sua immagine allo specchio e non compie quello sforzo minimale di abbracciare l’umanita’ attorno, carezzare le mani dei bimbi di casa e con lo stesso trasporto poi parlare con gli amici, i colleghi, i passanti. Come se gia' considerassimo la natura umana divisa fra quella 'nostra' e quella 'altra'. Che non ci appartiene geneticamente. L’oggettivita’ del tipo accanto a te che urla in una conference call sui tassi di interesse in Tailandia e te, magari accetti che anche quella e’ una persona che ha la tua stessa dignita’ oggettiva di fronte al destino.

Proprio in questi giorni, ho avuto una serie di chiaccherate con amici italiani a Londra, dall’economista di grido (Michele, parlo di te), ad un ragazzo sardo che mi prepara il caffe’ ad Aldgate, ad un gruppo di studenti Erasmus incontrati sul tube. Ognuna di queste componenti del mosaico che e’ l’Italia con la stessa domanda negli occhi, nel cuore, di oggettivita’ ed amore. Siamo stanchi, forse, di chi deve dimostrare le sue teorie, di una casta politica che sia autoreferente, da chi ha intrappolato il paese ed il suo futuro e pensa che l'elettore medio non abbia scelta che abbandonarsi ai soliti poteri.

Rivoluzione accidentale, ora, mi ripeto, dell’oggettivita’ di essere qui in questo momento, di fronte a delle elezioni demenziali, con dei programmi politici risibili. Passera’ febbraio, passeranno parlamentari e nuove diatribe, ma spero in una caldissima estate di cambiamento. Appena prima del default, dell’ulteriore declino, del crollo sotto i colpi di corruzione ed approssimazione, negli occhi degli amici in questi giorni ho visto la stramaledetta oggettivita’, quel di mare di ostacoli ed opportunita’ che chiamamo vita. Che chiamo destino, futuro, caso, causa, fine. Ma che comunque e’ sempre li’, pronto a farci inciampare nelle nostre sicumere. Od a caderci in testa in forma di fulmine e roccia metallica da chissa' dove.

Let’s keep working on it.

“The river is within’ us, the sea is all about us”

T.S. Eliot

BIANCA SAID

"Daddy, do you know what do we have in common with the rest of all the plants and animals of the planet?" "No" "Our DNA!" "Do you mean we are pretty much a monkey or a cherry tree?" "Yes, but talking ones! AHAHAHA!"

SOUNDTRACK

Satchel - Without Love
www.youtube.com/watch?v=QU_ZaPFrJ1Q

Hedwig and the Angry Inch - The Origins of Love
www.youtube.com/watch?v=WzX7SP1NkAg&list...

[P.S. Si, Michele, mi hai convinto. Ma con dei caveats...ne parleremo]

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