C'era una volta
16 Febbraio Feb 2013 0914 16 febbraio 2013

Foibe, italiani perseguitati e persecutori

Non bisognerebbe parlare della concorrenza? E invece parliamone: Lettera 43 ha pubblicato un interessante articolo di Monia Melis su Fertilia, già centro di raccolta per profughi istriano-dalmati, dove oggi c'è ancora un bar gestito da un'anziana polesana, Edda Sbisà. L'articolo ricostruisce le vicende di Fertilia, che per la verità ignoravo. Ma ci sono due passaggi secondo me fondamentali per gettare luce su come siano andate davvero le cose. Stanno in poche righe, ma sono particolarmente significativi. Scrive Melis a proposito di Edda Sbisà:

«Suo nonno, racconta, era comandante della X Mas, dopo la fuga aveva trovato impiego all’arsenale di Venezia. Ma poi le cose non andarono bene e quindi si ripartì in direzione di Fertilia.
Il sacerdote-pioniere, don Francesco Pervisan, perlustrò per primo la costa sarda e poi girò tutta la penisola, da un campo all’altro, per convincere gli istriani al trasferimento».

Emergono due elementi: il nonno non fugge perché italiano, ma perché ufficiale della Decima. Non sono gli jugoslavi a convincere ad andarsene, ma un sacerdote italiano.

Ecco, in Istria, Fiume e Dalmazia è successo purtroppo di tutto e quindi è vero tutto: senza dubbio qualcuno sarà stato costretto ad andarsene solo perché italiano. Ma un ufficiale della Decima non se n'è andato “solo perché italiano", ma in quanto esponente del regime fascista. E qui ritorna l'ordine diramato da Milovan Djlas: «Pulire secondo il fascismo e non secondo la nazionalità».

In secondo luogo gli italiani, e la Dc di Alcide De Gasperi prima fra tutti, tentarono di dimostrare l'italianità dell'Istria svuotandola. Volevano far vedere agli Alleati che l'Istria era italiana presentando loro uno scatolone vuoto. Ma fecero un gigantesco errore politico, non si resero conto che una volta svuotata l'Istria, mai più l'avrebbero riempita di nuovo (alcuni paesi dell'interno sono ancor oggi disabitati a causa dell'esodo) e che stavano contemporaneamente facendo un enorme favore a Tito, lasciandogli un territorio vergine da modellare a suo piacimento.

Certo, l'equazione italiano=fascista era molto facile, e quindi per cacciare i fascisti si sono all'ingrosso cacciati gli italiani, ma non era molto diversa da quella che si faceva di qua dal confine: jugoslavo=comunista, dimenticando che nel dopoguerra sono stati ammazzati a migliaia sloveni, croati e serbi che avevano collaborato coi nazi-fascisti o semplicemente perché erano anticomunisti.

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