Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
17 Febbraio Feb 2013 1842 17 febbraio 2013

Singapore, Almamegretta ed un mondo ad aria condizionata

Singapore ed il suo paradossale problema: si continua a costruire per continuare a costruire. Cosa centra questo con gli Almamegretta, con Sanremo e con il nostro futuro da Italia.

di aldopalmisano

Sono stati migliaia i cittadini che oggi a Singapore si sono riuniti per protestare contro il nuovo piano del governo chiamato “The white paper on population” .


Il piano punta ad aumentare la popolazione dell’isola di 1,6 milioni di persone entro il 2030 e, secondo i portavoce del governo, è indispensabile per fronteggiare il problema dell’invecchiamento della comunità ed il basso tasso di natalità che non riesce a soddisfare le previsioni di lavoratori richiesti per il futuro.

Ma il problema secondo tanti è molto più complicato: Singapore, che thewealthreport.net ha dichiarato nel 2010 lo stato con la maggiore ricchezza (PIL) pro capite al mondo, è da anni una città sotto attacco. Da tutto il mondo gli investimenti su questa isola sono astronomici, la concentrazione di imprese internazionali non ha paragoni con altre città, grazie alle ampie agevolazioni fiscali ed al libero scambio.

La stessa camera di commercio italiana in Singapore ha definito questo stato come il miglior posto per fare business, il primo paese al mondo per velocità burocratica, il paese più competitivo al mondo. La storia di Singapore è insomma uno dei simboli del successo del capitalismo.

Questo successo ha un prezzo e gli indigeni dell’isola lo hanno capito da tempo, è un prezzo che ha innescato un circolo vizioso, anzi infernale. Al Jazeera scrive che il “White Paper” prevede di aumentare di 5200 ettari il suolo edificabile, incrementandolo dell’8%.

Ma questo difficilmente migliorerà le condizioni di vita dei cittadini singaporensi, che si lamentano della terza città più cara di tutta l’Asia per l’eccessivo affollamento del trasporto pubblico, per i costi immobiliari alle stelle e per il flusso abnorme di stranieri che stanno cambiando anche la parte più profonda della città.

Che senso ha continuare a costruire per assicurare che il flusso di investimenti, commissioni, appalti non si arresti; non dovrebbe essere il contario?

Il consumo del suolo, prima vittima della scarsa tutela del territorio, è uno dei temi più importanti del nostro tempo. La fama che le leggende attribuiscono al Attila, il Re che distruggeva tutto ovunque passasse, è ridicola rispetto a quello che le ricerche dicono sul vero flagello di Dio, il cemento.

L’urgenza è data dal fatto che indietro difficilmente si può tornare. Sul palco dell’Ariston la abbiamo risentita un po’ tutti qualche giorno fa quella canzone in cui Celentano, già nei primissimi del boom economico, cantava “ torna e non trova gli amici che aveva / solo case su case catrame e cemento / là dove c'era l'erba ora / c'e una città “.

Il FAI ha espresso qualche settimana fa un accorato appello ai candidati rappresentanti politici riguardo al tema sempre volutamente ignorato: “in Italia il suolo viene consumato al ritmo di almeno di 75 ettari al giorno. Dal 1991 al 2001, pur registrando una stabilità demografica, le città continuano a crescere di 8.500 ettari all’anno. Nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600 mila ettari. Negli ultimi 50 anni, persino quei Comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso“.

E se il festival di Sanremo è l’espressione più nazionalpopolare del Belpaese, le canzoni che meritano attenzione non sono solamente quelle d’amore, meritano la giusta risonanza anche quelle che sanno misurarsi con degli argomenti sociali. Sono proprio tali canzoni ad essere il motivo per il quale il Festival ha un senso, tramite esso si possono ancora trattare grandi temi e trattarli con tutta l’Italia che guarda la tv.

E’ per questo che fra gli artisti ascoltati sento di dover ringraziare gli Almamegretta. Quello che ha scritto Raiz, l’ingenuità di pensare che il progresso sia così facile, la presunzione di non guardare agli errori compiuti in passato, sono ancora i principali difetti di noi che abitiamo questo piccolo punto blu.

Quando qualche volta sento parlare delle contestazioni degli anni ’70 come di momenti di grande discussione mi viene sempre da ridere: qui abbiamo da reinventare tutto il mondo prima che esso stesso diventi qualcosa di orrido. La grande contestazione sociale è qui, ora, perchè se da una caduta ci si rialza più forti di prima, forse è il caso di approfittare di questa parziale crisi per rivedere le nostre priorità.

E tornare a credere prima degli altri a quello che siamo veramente, come nelle splendide parole che qualche anno fa Marco Masini sullo stesso palco ligure diceva a tutti noi

è un Paese l’Italia che si tuffa nel mare / E’ una vecchia canzone che vogliamo tornare a cantare / Nei tuoi sogni innocenti c’è ancora l’odore / Di un’Italia che aspetta / La sua storia d’amore

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