Fuoriserie
18 Febbraio Feb 2013 1148 18 febbraio 2013

La violenza in TV: quel dibattito che da 50 anni cerca una risposta

Questo non è un post. E’ una riflessione. Questo non è un articolo, è una domanda. Alla quale ci provo e ci riprovo, ma alla fine non trovo una risposta. Lo spunto è arrivato dalla notizia di cronaca che ha macchiato San Valentino, ovvero dall’uccisione della modella 30enne Reeva Steenkamp da parte del fidanzato, Oscar Pistorius. Che sia immediatamente finito nei trend topic di Twitter, quel giorno, non stupisce. Mi hanno stupito però i commenti pronti a ironizzare, irridere, prendersi gioco di lui e della vicenda.

Non voglio fare la moralista, sia chiaro: alle volte sono la prima a usare Twitter e i social network in modo sarcastico. Devo dire di aver apprezzato, per esempio, quell’Italia blasfema in occasione delle dimissioni del Papa. Lì, l’ironia l’ho trovata azzeccata. Sulla violenza, invece, non riesco a ridere. Ma il fatto che in tanti, tantissimi, ci riescano, mi fa riflettere. Ormai alla violenza siamo abituati. Dalla violenza siamo assuefatti. E la TV in tutto questo ha un ruolo, ahinoi, pesante.

Lunedì è il giorno di The Following: vittime senza gli occhi, persone che prendono fuoco, donne nude che si suicidano piantandosi un coltello in mezzo alla fronte.

Martedì c’è la britannica Utopia, con il suo umorismo nero e la lunga scia di vittime uccise a sangue freddo. Impressionante la scena all’interno della scuola: 8 bambini uccisi dalla furia di un uomo armato.

Mercoledì, fino a poco tempo fa, era il turno di American Horror Story: cimeli nazisti, mostri paurosi, omicidi macabri, dottori psicolabili pronti a fare di tutto e di più alle proprie vittime.

Giovedì, così su due piedi, mi viene in mente Do no Harm, la versione moderna di Dr. Jekyll e Mr. Hyde (che a quanto pare è stato sospeso per bassi ascolti dopo sole due settimane di messa in onda, ma questa è un’altra storia).

Venerdì c’è Spartacus dove il sangue scorre a fiotti, ma che ve lo sto a dire?

Domenica si ricomincia con gli zombie di The Walking Dead (nella foto) e con gli uomini che si rivelano essere più pericolosi dei morti che camminano.

Ma avrei potuto nominare anche Dexter, Banshee, Breaking Bad, Sons of Anarchy e tante altre serie (tra l’altro bellissime) che non si risparmiano nulla, in fatto di violenza. Esempi. Appunto. Che dimostrano come la violenza sia sempre di più una costante televisiva. Di quella televisione che nell’era di internet è sempre più accessibile: non ci sono “orari” protetti, non ci sono scudi. E questa ricezione indiscriminata, onestamente, mi fa paura. Perché rende tutto meno terribile, meno sconvolgente. Meno dannatamente reale. E perché si rivolge indiscriminatamente a tutti, senza eccezioni. Internet ha aperto le porte a un mondo nuovo, libero e democratico, a un mondo di cui onestamente non potrei fare a meno. Eppure non riesco a togliermi dalla testa questo timore. Se questa libertà estrema e accessibile senza riserve ci rende cinici e ironici di fronte ai drammi e di fronte alla morte, siamo sicuri che sia così positiva?

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