Cavoletti di Bruxelles
19 Febbraio Feb 2013 1212 19 febbraio 2013

L'Italia non è un paese per giovani (poveri)

Oggi la ricchezza mondiale è più concentrata nelle mani di una élite di quanto lo sia mai stata nella storia moderna. Bill Gates, ad esempio, ha un patrimonio netto dell'ordine dei 50 miliardi di dollari. Ebbene, ci sono circa 140 paesi al mondo che hanno un PIL annuo inferiore alla ricchezza del solo Bill Gates.

Esempio estremo? Certamente!

E l'Italia?

Quelli cresciuti negli anni Settanta e Ottanta hanno condiviso il mito della classe media e della ricchezza dignitosa e progressiva.

E quelli nati negli anni Novanta?

Si ritrovano un paese diverso. L'Italia, infatti, é il paese dove i dieci più ricchi posseggono una ricchezza che vale tutta insieme quella di altri tre milioni di italiani più poveri. Un divario molto più ampio di quello della distribuzione del reddito. Un fenomeno che si spiega, secondo i servizi studi della Banca d'Italia, con un semplice riferimento al passato. La ricchezza degli italiani è composta sempre più di patrimonio e sempre meno di reddito. In altre parole, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare.

Se volessimo lasciare da parte il patrimonio accumulato negli anni ed esaminare solo il reddito, scopriamo (anche se lo sanno praticamente tutti) che la diseguaglianza dei redditi tra le persone in età lavorativa è aumentata drasticamente nei primi anni Novanta e da allora è rimasta a un livello elevato, nonostante un leggero calo verso la fine del primo decennio del duemila.

Secondo l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la diseguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi OCSE, più elevata che in Spagna.

Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877) indicando un aumento della diseguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta.

Inoltre, l'1% più ricco degli italiani ha visto la proporzione del proprio reddito aumentare del 7% del reddito totale nel 1980 fino a quasi del 10% nel 2008.

Sempre secondo l'OCSE, la redistribuzione attraverso i servizi pubblici è diminuita. Sanità, istruzione e servizi pubblici destinati alla salute oggi contribuiscono a ridurre del 20% la diseguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della diseguaglianza pari al 25% nel 2000. Quindi in circa dieci anni, vi è stata una perdita netta del 5% della capacità redistributiva attuata attraverso i servizi pubblici.

Sono cresciuti, infine, i sussidi, che, a loro volta compensano in parte le diseguaglianze. In pratica è cresciuta l'assistenza.

Gli economisti spiegano che da una parte, la rapida integrazione degli scambi, attraverso i processi di globalizzazione e internazionalizzazione dell'economia e, dall'altra, il progresso tecnologico hanno svolto un ruolo importante nell'ampliare i differenziali redistributivi.

E le riforme normative e le modifiche del mercato del lavoro? Non hanno continuato ad alimentare questa spirale, senza porre rimedio alle disparità?

Lascio a voi la risposta (consapevole che dovrebbero essere altri a dovere delle spiegazioni).

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