Asia Files
19 Febbraio Feb 2013 1833 19 febbraio 2013

Pax mongolica per la Corea del Nord

Al gruppo di Paesi tradizionalmente coinvolti nella questione nordcoreana potrebbe aggiungersene un altro: la Mongolia. A ipotizzare un ruolo di sostegno del governo di Ulanbator per riportare a più miti consigli i governanti di Pyongyang è stata Elizabeth Economy sul Council on Foreign Relations.

La soluzione mongola emerge nell'attesa di capire quale sarà la posizione di Pechino in sede Onu quando si dovrà decidere come e se sanzionare il regime dei Kim per il terzo test nucleare. Nel rapporto con i nordcoreani la Cina non è un monolite. C'è chi come la sinistra maoista ha plaudito al test nucleare; chi cerca giustificazioni nel senso di insicurezza del regime che deve confrontarsi con Paesi più forti come Stati Uniti e Corea del Sud; chi crede che Pechino non debba sacrificare i propri interessi per continuare a sostenere un alleato poco incline ad assecondare i consigli cinesi.

La Mongolia, ricorda Economy, vanta rapporti di lunga data con Pyongyang. Fu a esempio il secondo Paese al mondo a riconoscere la Repubblica democratica popolare di Corea dopo l'Unione Sovietica.

Ulanbator ha già svolto il ruolo di mediatore. Lo scorso novembre ospitò i colloqui con il Giappone per discutere della sorte dei nipponici sequestrati nel corso degli anni dai nordcoreani. Un secondo round fu poi posticipato per il test missilistico di dicembre in violazione delle risoluzioni che vietano a Pyongyang esperimenti del genere.

Oltre a legami storici, Ulanbator e Pyongyang vantano anche una vicinanza più recente. I governanti mongoli furono tra i primi a mandare le condoglianze per la morte di Kim Jong-il a dicembre del 2011. Undici mesi dopo la visita nella capitale mongola di una delegazione guidata dal presidente dell'assemblea suprema nordcoreana, Choe Tae-bok, ebbe ampio spazio sulla stampa locale, scrive Alicia Campi in un'analisi per la Jamestown Foundation.

I rapporti tra i due Paesi, spiega ancora, cercano anche di intensificare la cooperazione economica. In particolare nel campo delle risorse naturali, ma anche nel settore dell'IT e dello scambio di lavoratori (a ottobre del 2011 il quotidiano britannico The Independent raccontava degli operai nordcoreani sfruttati nelle fabbriche mongole).


Conclude Economy che i colloqui con il presidente mongolo Tsakhiagiin Elbegdorj probabilmente non daranno risultati immediati. Servirebbero però ad aprire un nuovo canale di comunicazione. Una strategia alternativa per trattare con i Kim, mentre i colloqui a sei con Russia, Cina, Giappone, Usa e le due Coree sono in stallo.

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