Il libro ritrovato. Consiglieri di pagine
20 Febbraio Feb 2013 1208 20 febbraio 2013

Il sogno di un uomo ridicolo

di Micaela Morini

Il sogno di un uomo ridicolo è forse la più sconcertante opera di Dostoevskij.

Nella situazione paradossale di un uomo che, decidendo di suicidarsi, si addormenta davanti alla rivoltella e sogna il suicidio e la vita dopo la morte, lo scrittore, con una partecipazione sconvolgente e appassionata, ci racconta come l'umanità si sia rovinata per sempre.

Ho letto questo racconto per la prima volta a sedici anni. Ora, dopo molto tempo, solo poco oppure tanto è cambiato dentro di me, attorno a me.
Quello che oggi sento, il mio desiderio, è di trasmettere l'idea di un'umanità che si è condannata alla sofferenza, serrata e quasi costretta in una metaforica camicia di forza, vista come condizione e impedimento di ogni azione buona.

L'uomo ridicolo vive una profonda crisi esistenziale, quella dell'egoismo, che lo porta a non curarsi di nulla e di nessuno. Ma in questo egoismo si cela la radice di una profonda infelicità. Pensa di spararsi, si addormenta davanti alla rivoltella e sogna.
Nel sogno intraprende un viaggio straordinario in una terra inesistente, autenticamente diversa dove, improvvisamente, scopre nell'amore verso il prossimo il segreto della vera felicità.
Ma tornato nel mondo, nell'inferno degli uomini, la sua scoperta cozza fatalmente contro le solide leggi dell'egoismo, che sono proprie di questa società, da cui egli, fatalmente, viene respinto. L'uomo ridicolo viene così tacciato di follia, rinchiuso in un manicomio, stretto in una camicia di forza, inesorabilmente escluso dalla vita, perché reo di una colpa che non concede appelli: l'amore.

Chi è l'uomo ridicolo? È un uomo del sottosuolo, cioè di quell'inferno sulla terra abitato da dannati che vivono in cupa solitudine, indifferenza e odio nei confronti degli altri.
Questi dannati si sottomettono alle pene dell'inferno come per una fatalità crudele e misteriosa e, ad un tempo, conservano gelosamente un lucido senso della colpa che li condanna a vivere un'esistenza carica di esaltazione frenetica e sofferente.
E allora perché ridicolo?
Perché a differenza degli altri dannati quest'uomo ha scoperto il segreto della bellezza e della felicità, il segreto per rimettere tutto a posto.

Ama gli altri come te stesso.
Vecchia verità che non ha mai attecchito.

È appunto nell'assurda proposta d'amore per il prossimo che si trova tutta la sua ridicolaggine. Ma, attenzione, quest'uomo ridicolo è consapevole dell'impossibilità di riuscita del suo progetto. Eppure, nel raccontare, nel predicare la vecchia verità trova il senso profondo e l'unico scopo possibile della vita: mostrare la via di salvezza agli uomini pur sapendo che non vi è possibilità di riuscita o di vittoria.

L'uomo è brutto e infelice, ma questo non è il suo stato naturale e la sua naturale condizione non è la solitudine. Il destino ultimo dell'uomo è quello di realizzare una completa comunione con gli altri uomini, che può avvenire soltanto attraverso l'annullamento della propria individualità e attraverso l'amore per il prossimo.

Cominciò la lotta per la separazione, per l'individuazione, per la personalità,
per il tuo, per il mio...

Dostoevskij vede nell'individualità l'origine e la causa dello spirito della separazione che c'è tra gli uomini e che ha trasformato la terra in un sottosuolo.

È un pensiero forte, crudele, senza scampo. E allora?
Non c'è altra possibilità che raccontare, raccontare e ancora raccontare un pensiero allucinato e impotente.

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