Non sopporto le critiche!
20 Febbraio Feb 2013 0958 20 febbraio 2013

Weekly speech: leadership e consenso

Se è vero che, per poter eseguire correttamente un dato movimento, è necessaria la dialettica tra più componenti, è altrettanto vero che vi sarà sempre un centro nevralgico che coordinerà dette componenti. Senza il quale, molto spesso, esse nemmeno saranno in grado di muoversi autonomamente.
Che sia un’opera meccanica, un gesto del corpo, un gruppo animale, il centro nevralgico sarà ciò che sposterà gli equilibri e renderà esistente in senso compiuto il movimento. E allo stesso modo, un gruppo umano non si sottrarrà a queste regole.
La cosa, poi, si farà tanto più esiziale quanto più la comunicazione di un gruppo umano si faccia in senso bidirezionale: verso il proprio interno, cioè nell’ambito di un dialogo tra le singole entità individuali componenti il gruppo, ma anche verso l’esterno, ossia tra il gruppo inteso come entità unita ed una pluralità di destinatari.
L’essenzialità di Giannino quale centro nevralgico del gruppo umano Fermare il Declino risulta di vitale importanza soprattutto per quanto riguarda il livello esterno di comunicazione.
Dal punto di vista interno, infatti, il problema dell’impermeabilità del leader di un gruppo si basa quasi sempre su due componenti: la prima è costituita dall’innamoramento ideologico, che porta ad una totale parzialità dei giudizi sulla leadership; la seconda è costituita dal vantaggio personale del singolo membro a fronte della sua appartenenza al dato gruppo.
La valutazione effettuata da parte di una componente esterna, invece, prescinde totalmente da tali due parametri, basandosi unicamente su una considerazione del “legale rappresentante”. Con tutto ciò che ne deriverà, in caso di debacle personale, quanto alle conseguenze che si potrebbero riflettere a cascata ed indiscriminatamente sull’intera comunità umana alle sue spalle.
Per l’esterno, infatti, il gruppo è rappresentato dal leader. Con buona pace di chi rifugge ed abiura il concetto di leadership in un gruppo politico. Sono stati i democratici a vincere le ultime due elezioni presidenziali statunitensi, o sono stati i democratici con Obama? O lo stesso vedasi, a livello nazionale, con le recenti rincorse (per certi versi miracolose) di un partito che era ridotto pressoché allo stato vegetativo, prima dell’intervento del suo leader storico. O ancora, ponendosi l’interrogativo circa il fatto che ipotetici problemi di governabilità non si presenterebbero qualora, con lo stesso identico gruppo umano “interno”, verso l’esterno si fosse fatto il nome di Matteo Renzi.
La mission di un gruppo politico consiste nell’ottenere consenso. Se internamente ciò è cementato dai due aspetti di cui sopra, esternamente ciò si baserà unicamente sulla personificazione del gruppo attraverso chi questo gruppo lo rappresenta.
In altre parole, se, dal punto di vista di una componente individuale, si è disposti ad accettare la legale rappresentanza di una persona, bisognerà sempre aver presente che da tale rappresentanza dipenderà la propria esistenza, ossia l’ottenimento del consenso a favore della componente collettiva di cui si fa parte.
Si parlerà, in concreto, di coerenza, di serietà, di abnegazione, di spirito di servizio. Concetti, questi, che possono essere presenti in tutti i membri del gruppo politico, ma che magicamente verranno meno qualora questi vengano “traditi” da chi questi membri li rappresenta, in una sorta di fagocitazione della componente individuale a favore (o a scapito) di un vincolo di appartenenza.
Si può anche rimanere intrigati da una gestualità affascinante. Tuttavia, per un osservatore esterno, non è facile accettare una bella visione privata di rigor logico. Ancor meno, poi, quando le braccia, sentitesi colpite vitalmente, comincino a mulinare scomposte alla ricerca della vitalità minacciata. Manca la testa.

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