In a sentimental mood
21 Febbraio Feb 2013 1227 21 febbraio 2013

Se ne stanno andando tutti: la solitudine del blogger de Linkiesta

L’altro giorno Christian Raimo, in un lungo pezzo-sfogo su Minimamoralia, ha ripercorso la storia di Orwell, l’inserto culturale della breve avventura giornalistica pioneristica e chissà che altro di Pubblico: dico sfogo perché Raimo ne ha chiarito le dinamiche interne, e come si sia finito per non rispettare i pagamenti dei collaboratori di Orwell. In fondo Raimo non è un giornalista, ma un uomo di lettere, e sappiamo bene le differenze: per quanto Roberto Bolano rubasse libri, non ha mai rubato a una banca. Per un giornalista è tutto diverso, deve flirtare con l’arte del compromesso: col pubblico, con l’editore, la politica, la finanza, e via dicendo (che spesso sono vasi comunicanti tra di loro). E’ anche per questa particolare situazione che Christian Raimo lamenta l’assenza delle pagine culturali nel panorama dei giornali italiani. Posso solo immaginare come funziona nella majors del giornalismo nostrano: il perché gli inserti culturali diventano inserti di spettacolo, con libri da spingere sul mercato e stroncature già scritte. E’ sempre tutta una sporca questione di moneta. ‘’C’è un’editoria indipendente che non riesce ad esistere’’ (cfr. ancora, Christian Raimo). Bei cazzi.

Linkiesta mi era parso un progetto vagamente indipendente, forse anche per la presenza di Jacopo Tondelli (in fondo era un uomo così liberale e folle da avermi concesso un blog su cui scrivere la ‘’qualunque’’). Perciò le sue dimissioni – per me realmente improvvise – mi hanno spiazzato. Ho capito come deve essersi sentito un prete minore di Monculo alla notizia in tv delle dimissioni del Papa, o una militante di Fermare il Declino, per dire.
’E ora che minchia faccio?’’, è stata la reazione spontanea, e poi si dimetteva un altro, e poi un altro, e poi arrivavano l’intero comunicato del cda, come un tam-tam o un giro di valzer. Sono stati momenti di grosso corto circuito in stile ammutinamento, tanto che ho cominciato a domandarmi che diavolo di protesta fosse quella contro un editore che continuava a pubblicare articoli di contestazione contro se stesso; che diavolo di editore è – ancora – quello che assume un direttore e poi lo scavalca per licenziare il co-direttore; che minchia c’entra Matteo Renzi in tutta questa blanda storia, e le isole Cayman, il paradiso fiscale (oddio, devo essermi messa dentro una brutta storia), un pezzo neanche poi così contestativo del co-direttore Gallo, e altri sperduti vaghi ragionamenti sulla mia posizione. Per non scemonirmi troppo ho dedicato il pomeriggio al passeggio. Ho riflettuto anche sul dilemma del prigioniero posto da Raimo ai tempi della polemica Mondadori Vs Mancuso, ‘’Rinunciare a scrivere per una casa editrice perché di proprietà del presidente del Consiglio nasconde un errore concettuale di fondo. Mancuso che decide di non collaborare più con Mondadori mette in campo una scelta etica, non politica: i comportamenti morali vanno praticati in famiglia, nella trasmissione di valori e principi’’ – e sono arrivata al dunque che fosse una cazzata.
Il mio ammutinamento non l’ho neanche preso in considerazione perché non sarebbe fregato un cazzo a nessuno, ma del resto io sono troppo esterna e periferica per comprendere perché l’esistenza di Davide Serra o di una cena milanese tra l’alta borghesia e Renzi sia così fondamentale per Linkiesta.

Insomma, ci hanno abbandonati da soli su Linkiesta a fare non si capisce bene cosa: commentare le dimissioni della redazione e dei capi, scrivere una sceneggiatura politico-industrial-editoriale, o far finta di niente e parlare di Oscar Giannino. Il tutto allo sbaraglio di un non specificato Editore maligno che potrebbe rimuoverci da un momento all’altro. Dunque, guai a parlare di Giannino, non sia mai ci sia sotto un complotto internazionale hipster-massonico che va da Boston a Pescasseroli che io ignoro. E in questo momento siamo rimasti in pochi alla mercè di questo Editore maligno che continua a pubblicare lettere di dimissioni (deve essere questa la condizione del prete di Monculo di fronte a Dio ignoto).
Intanto leggevo l’oroscopo di Brezny che continuava a confondermi le idee (dite la verità, nessuno di voi lo capisce). Metteteci pure che è la settimana calda delle elezioni. E che è finito il caffè. Voglio dire, non riesco a prendere troppo seriamente una cena a Milano, ho già le mie ‘belle’ cene a cui badare settimanalmente, e mi chiedo perché Renzi non sia mai venuto (posso darmi delle grandi risposte anche da me). Ma soprattutto alla fine della fiera che si fa adesso?
Caro Editore, io mica mi permetto di mettermi al tuo livello, per me sei un’Entità, come la coppa dimenticata nel frigorifero. Però ‘’mi chiedi di parlare adesso’’ (sognavo di dirlo da una vita, anche se non mi hai chiesto niente). E parlerò. Suvvia, cerchiamo di non prenderla troppo sul personale questa storia che ci sono persone che scrivono contenuti per te. Voglio dire, sei un editore indipendente.Ora che si è scatenata l'ira di iddio, noi che facciamo nella terra brada de Linkiesta? Dico, noi esclusi da certe alte dinamiche. Parlo a nome soprattutto di me stessa, la me stessa che si domanda: ma ora chi c'è a controllare la pagina che pubblica i contenuti de Linkiesta? Sull'oroscopo di Brezny non c'erano risposte chiare stamattina.

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