Asia Files
22 Febbraio Feb 2013 1443 22 febbraio 2013

Giappone, dietro gli aiuti per la ricostruzione un misterioso benefattore

Da oltre 10 giorni il Giappone sarebbe teatro di una vera e propria “fuga dell'oro della bontà”. Destinazione il Nordest del Paese, colpito quasi due anni fa da uno dei più forti terremoti dell'ultimo decennio.

L'8 febbraio scorso, Kunio Suno, presidente del mercato del pesce di Ishinomaki, cittadina della prefettura di Miyagi, si è ritrovato tra le mani una bella sorpresa: due lingotti d'oro 24 carati da un chilo l'uno, per un valore complessivo di 10 milioni di yen (circa 81 mila euro). «Ho aperto casualmente il pacco perché aveva un'etichetta con scritto "beni vari"», ha confermato Suno alla AFP.

L'uomo ha poi rivelato alcuni particolari sullo stile estremamente scarno dell'incarto: un lingotto era avvolto in carta marrone, l'altro in una pagina di rivista. Nessuna lettera di accompagnamento, solo l'indirizzo dell'anonimo benefattore, che abiterebbe nella città di Nagano, nel Giappone occidentale. «Userò questi soldi per ricostruire il mercato del pesce», ha comunque sottolineato Suno. Il mercato del pesce della città, che fino a marzo 2011 era stato uno dei poli strategici dell'industria ittica giapponese, oggi opera ancora in strutture provvisorie.

Il fenomeno si è ripetuto il 15 febbraio; sempre a Ishinomaki, ma con destinatari diversi: due Organizzazioni non governative impegnate nella ricostruzione della cittadina. Un altro regalo, infatti, questa volta etichettato come “fondi per il sostegno” e “beni di sostegno” è stato consegnato alle organizzazioni “Network per il supporto alla ricostruzione di Ishinomaki” e “Machi-dzukuri mambo” (letteralmente “Il pesce luna che costruisce la città”). E anche in questo caso, i commenti sono stati di stupore misto a ringraziamento. «Siamo colmi di riconoscenza. Non sprecheremo questo regalo».

A Ishinomaki ancora si lotta per ricostruire gli edifici (e le vite dei suoi abitanti). Più di 40 mila edifici sono stati danneggiati dal terremoto o spazzati via dal devastante tsunami dell'11 marzo 2011. Circa 4 mila persone hanno perso la loro vita nel disastro. Ad oggi, ricordava il Japan Times nel dicembre 2012, un decimo della popolazione della città, circa 160 mila persone, abita in case temporanee.

Nonostante le promesse dei governi di Tokyo, i segni della catastrofe sono ancora ben visibili. La rimozione delle macerie e l'assistenza ai cittadini rimane sulle spalle dei volontari, mentre si moltiplicano le voci circa gli affari che la yakuza, la mafia giapponese, continua a fare sugli appalti di ricostruzione. Peggio: le aree terremotate sono diventate luoghi di campagna elettorale.

La gente però ha perso fiducia nella politica che in due anni si è dimostrata inefficiente. «I politici impegnati in una lotta di potere non prestano attenzione alle vittime del disastro», si dicono i cittadini di Ishinomaki, che ormai fanno affidamento solo sulle proprie forze. E sulla mano di qualche singolo, anonimo, benefattore.

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