Storie di Medioevo e Bisanzio
22 Febbraio Feb 2013 1822 22 febbraio 2013

Piero Zen, il dragone veneziano

Gli Zen erano tra le famiglie più importanti della Repubblica, infatti potevano vantare origini antichissime, tanto da arrivare agli imperatori d’oriente Zenone e Leone II. Nel 1268 uno Zen era stato eletto doge, un tal Renier (???-1268) che vide la riconquista di Costantinopoli da parte dei Bizantini e ancor peggio l’odiata Genova prendere il posto di Venezia nei commerci in Oriente.

Qualche anno dopo si affacciò, negli annali della storia, un altro Zen, Pietro, meglio conosciuto come Piero (???-1345).
La sua origine è oscura e arranca nella nebbia del mistero, non si conosco i nomi dei suoi genitori, ma si conoscono invece le sue grandi gesta da navigatore e condottiero, e così come le sue doti amatorie: i suoi lombi diedero natali a ben dieci figli! Uno di questi divenne un famoso ammiraglio della Repubblica, Carlo Zen (1333-1418), mentre altri due sue figli, Antonio e Nicolò, divennero famosi per la loro esplorazione delle coste dell’America del nord. Come dicevano i latini “talis pater, talis filius”, questo proverbio è davvero calzante per questa straordinaria famiglia.
Il rampollo mostrò quasi subito le sue doti di combattente, le sue abilità permisero al giovane Zen di essere nominato Provveditore della Flotta nelle acque dell'arcipelago greco, famose per essere infestate da temutissimi corsari turchi. Piero partì con le sue navi e i suoi uomini, grazie alla sua abilità militari riuscì presto a vincere tutti i corsari turchi che proibivano ai mercanti veneziani di arrivare in Oriente. Liberando il mare Egeo da questi personaggi il giovane Zen si era guadagnato una grande stima presso il Senato della Repubblica. Tornato a Venezia fu degnamente ringraziato e i suoi commilitoni ben retribuiti. Finalmente la tratta che andava dalla laguna e arrivava a Costantinopoli, costeggiando la costa dalmata e l’arcipelago greco, era sicura e i commerci potevano ripartire senza alcun problema. Certo, il suo lavoro non era paragonabile a quello compiuto da Pietro II Orseolo contro i pirati dalmati nel X secolo, ma comunque permise al giovane Zen di guadagnarsi una bella nomea in patria.
Ma la sua carriera era appena agli albori, visto la sua indole guerresca, fece sostituire il pesce, che appariva nel suo stemma di famiglia, con un famelico dragone. Da quel giorno, Piero Zen, venne ricordato come “il dragone”.
Qualche anno dopo, nel 1334, ecco che viene inviato dal Senato a guerreggiare ancora una volta contro i pirati turchi. Questa volta Venezia non fu lasciata sola, in suo aiuto arrivarono 8 navi francesi, guidate dell’indomito Jean de Chepoy, e 10 vascelli dell’Ordine di San Giovanni assieme ad altre imbarcazioni del regno di Cipro. Piero cercò il posto migliore per lo scontro e prese di sorpresa ben 200 navi turche del principe di Marmara, Iakhscho, e del fratello di costui Demir Khan, principe di Sinope. Lo scontro avvenne sulle coste turche, vicino a Smirne, e fu un totale successo delle navi alleate. La capacità di Piero e la scaltrezza di De Chepoy fecero la differenza, ben 50 navi nemiche furono distrutte e vennero uccisi 5000 turchi!

L’anno successivo partì da Venezia come capo della flotta e fece tappa nelle zone sotto il controllo veneziano per poi arrivare nell’arcipelago turco, luogo in cui si annidavano le imbarcazioni nemiche. Questa volta aveva a disposizione una grandiosa flotta che la Serenissima gli aveva concesso, e lui non tradì la fiducia. Dimostrò tutto il suo ardore guerresco e il drago saettò nell’Egeo, sbaragliò il nemico e ne distrusse quasi tutta la flotta, preservando la sua e poi sbarcò addirittura in Anatolia dimostrando che non aveva paura della nuova potenza turca. L’incursione terrestre, forse compiuta con i “fanti da mar”, non ebbe esito. Si conosce solamente l’epilogo, ossia quando Piero Zen tornò in patria felice per aver inferto un colpo mortale al nemico di sempre.
Una volta a Venezia, siamo nel 1137, non appagato delle grandi vittorie via mare ottenute contro i Turchi, partecipò pure alla spedizione contro gli Scaligeri, assieme agli alleati Fiorentini. Ma la guerra di terra non era fatta per lui, il dragone veneziano ambiva al mare e lo anelava ogni giorno di più. Il richiamo verso l’Oriente e verso le battaglie contro il turco lo fanno desistere delle imprese politiche che la Serenissima aveva intavolato nella parte terrestre dei suoi confini. Piero voleva combattere ancora sulle sue navi, lontano dalla terraferma e forse, lontano dalla politica.
Il Senato, così, lo accontentò e lo mandò nuovamente nell’inferno orientale, dove i Turchi stanno conquistando zone sempre più ampie, al morente impero bizantino.

Ecco che nel 1343, lasciò Venezia con una possente flotta, come comandante gli viene concesso la guida di 15 galee che, assieme alle 8 pontificie e alle 4 genovesi, fecero vela verso Smirne, punto focale della linea marittima turca. La sua capacità di guidare queste offensive che non avevano mai visto sconfitta, gli fecero guadagnare molti attestati di stima tra i sovrani cristiani che combattevano per la loro stessa esistenza. Decise così di lanciare un grande attacco a Smirne, e la conquistò velocemente. Gli echi delle vittoria si diffondono in tutto il mondo cristiano d’oriente, così i cavalieri di San Giovanni gli inviarono dei rinforzi, così come il regno di Cipro. Si cercava di unire le forze cristiane per eliminare definitivamente il potere marittimo dei Turchi che stava crescendo ogni giorno di più. Inoltre Venezia perdeva inesorabile il suo antico e monopolistico potere commerciale in quelle zone.
Piero Zen assieme ai suoi alleati penetrò verso l’interno e dovette nuovamente combattere contro i Turchi che avevano riconquistato Smirne qualche giorno prima. Ci fu una grande battaglia e la città cadde nuovamente in mano ai Veneziani e ai loro alleati, ma la cosa non durò a lungo. I Turchi ritornarono più forti di prima e sulla terraferma, il dragone, non era in grado di dare il massimo come negli altri scontri. La città di Smirne fu messa sotto duro assedio. Grandi macchine d’assedio iniziarono a colpire le mura della città, allora i Cavalieri di San Giovanni assieme ai Ciprioti, tentarono di incendiarle, invano. Non riuscirono nel loro intento, anzi, le possenti macchine belliche fecero grossi buchi nelle mura e permisero all’esercito turco di entrare e di riconquistare la città. Piero Zen, assieme all’ammiraglio Martino Zaccaria e al Patriarca Enrico di Gerusalemme, furono presi dai Turchi e uccisi assieme ai loro commilitoni. Fu una strage di cristiani. Tutta la spedizione fu passata a fil di spada. Per un gesto di apertura verso Venezia, il sultano turco decise di restituire i corpi dei personaggi che avevano così gloriosamente combattuto le sue truppe. Fu così che i corpi furono trasportati nell’isola di Negroponte dove trovarono una sistemazione più consona alla loro statura politica.

L’eredità di Piero fu importante, aveva combattuto per la Repubblica e aveva dimostrato che i Turchi non erano invincibili. Grazie alla sua figura e alla sua capacità combattiva le sue spedizioni militari furono sempre coadiuvate da altre importanti armate provenienti dagli stati cristiani in Oriente. Venezia era vista come l’unica potenza europea a poter tener testa al Turco e, in quegli anni, essa si dimostrò tale. Con la conquista di Costantinopoli da parte di Mehmet II, invece, i Turchi divennero pressoché imbattibili, tanto da arrivare sotto le porte di Vienna nel XVII secolo.

fonti

La vita di Carlo Zeno: gran capitano de' Viniziani (scritta da Jacopo Zeno suo nipote, Venezia XV secolo)

immagini

wikipedia

mappa di Smirne da http://www.paolorodari.com

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook