Club House
26 Febbraio Feb 2013 0937 26 febbraio 2013

Pierre le Smacchiateur

C'è una costante nel rugby dell'ultimo periodo: chi fa registrate meno possesso palla, vince. Hanno cominciato i neozelandesi, anche se i primi segnali sono giunti durante lo scorso 6 Nations con la nuova Inghilterra di Stuart Lancaster. Lo stanno facendo gli scozzesi, che hanno tagliato la testa prima agli Azzurri (che al contrario con il mister Jacques Brunel hanno imboccato la strada del possesso) e poi agli irlandesi. In cambio, viene proposta una difesa aggressiva che obblighi l'avversario a commettere errori e le occasioni proposte vengono sfruttate appieno, incamerando punti o respingendo indietro chi attacca a colpi di calci lunghi e in profondità. Le fasi prolungate di possesso palla tornano ad essere prese in considerazione quando c'è da ammazzare la partita, facendo scorrere le lancette del cronomentro. Funziona.

Ora: Pierre le Smacchiateur ha avuto tra le mani il pallino del gioco per mesi, con una esposizione mediatica enorme grazie alle primarie, regolamentate in ogni aspetto chiave perché potesse presentarsi nella corsa a Palazzo Chigi. Missione compiuta, la prima. La seconda - visto che siamo più intelligenti di quanto possa credere quel tale Gotor che ieri sera a Porta a porta dimostrava di non aver capito una cippa -, non è andata a buon fine. Pierre le Smacchiateur ha voluto fare il francese (possesso, possesso, possesso) senza nemmeno possederne gli skills, mentre gli avversari per ogni dichiarazione fatta lo costringevano a ripartire dalla propria metà campo e lui niente, si è ostinato a non cambiare tattica. Gli sarebbe bastato spedire qualche osservatore nelle piazze piene dei grillini per farsi un'idea chiara: è il popolo legato alla sinistra che scende per le strade e se le piazze del M5S erano gremite, quelle Pd contavano i soliti pallidi volti. O forse ci ha mandato Gotor, affidandogli un'accurata relazione. Il risultato si è visto: convinto di vincere facile, Pierre ha toppato alla grande. Complimenti.

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