Il libro ritrovato. Consiglieri di pagine
26 Febbraio Feb 2013 0957 26 febbraio 2013

Protestare: l'esempio di Yossl Rakover

di Barbara Bernardi

Yossl Rakover è il protagonista di un breve racconto di Zvi Kolitz, uno scrittore ebreo della Lituania che, nel 1946, ha pubblicato Yossl Rakover si rivolge a Dio.
Il racconto descrive le ultime ore di Yossl, un ebreo polacco nascosto in una casa di Varsavia sotto l'assedio dell'esercito tedesco, circondato dai corpi dei suoi compagni di lotta, senza più armi per difendersi, certo ormai di avere solo poche ore di vita.
La storia del libro viene nel tempo creduta autentica, di Zvi Kolitz si perdono le tracce, mentre Yossl Rakover diventa il simbolo della resistenza del popolo ebraico e la testimonianza di una fede incrollabile che non cede nemmeno di fronte a un Dio che ha scelto, incomprensibilmente, di nascondere il proprio volto, lasciando gli uomini alla mercé degli istinti più brutali.

Rasserenato dall'idea della morte imminente, dalla certezza della fine delle sue sofferenze e dalla possibilità di rivedere i suoi cari, strappatigli dall'insensata violenza degli assassini nazisti, Yossl decide di scrivere una lettera direttamente al Dio che ama e che però ora disapprova, nascondendola in una bottiglia sotto le macerie della casa che sta proteggendo i suoi ultimi momenti di vita.

Non è una lettera qualsiasi, ma un testo dalla forza inesauribile che testimonia una fede profonda e, contemporaneamente, la dignità di una protesta pienamente autentica e umana.
Yossl dialoga alla pari con il suo Dio, in un rapporto in cui non è la fede a essere in discussione, ma il comportamento di Dio stesso: Ora quello che ho con lui è il rapporto di uno che anche a me deve qualcosa, che mi deve molto. E poiché sento che anche lui è in debito con me, credo di avere il diritto di esigere ciò che mi spetta.

Le prove che Yossl e il suo popolo hanno dovuto affrontare sono di tale e inaudita violenza che solo chi porta Dio dentro di sé, con onestà e amore, a lui può rivolgersi con decisa rabbia e desiderio di protesta. Proprio per questo Zvi Kolitz fa dire a Yossl:

Ti voglio chiedere, Dio, e questa domanda brucia dentro di me come un fuoco divorante: Che cosa ancora, sì, che cosa ancora deve accadere perché Tu mostri nuovamente il Tuo volto al mondo? […] Dove si trovano i confini della Tua pazienza? E qualcosa ancora Ti voglio dire: Non tendere troppo la corda, perché, non sia mai, potrebbe spezzarsi. La prova cui Tu ci hai sottoposti è così ardua, così insostenibilmente ardua, che Tu devi, Tu hai l'obbligo di perdonare quanti nel Tuo popolo si sono allontanati da te […] Non ti posso lodare per le azioni che tolleri, ma Ti benedico e Ti lodo per la Tua stessa esistenza, per la Tua terribile maestà. […] Ma proprio perché Tu sei così grande e io così piccolo, Ti chiedo, Ti avverto, nel Tuo stesso nome: Cessa di esaltare la Tua grandezza lasciando colpire gli innocenti!

Yossl denuncia, dichiara ciò che pensa, prende posizione, dice la propria rabbia e il proprio senso di ingiustizia. Yossl prende coraggio, protesta e comincia a dire No. Ma lo può fare, perché ciò verso cui dirige il suo dissenso (e non c'è nulla di più potente del rivolgerlo al Dio in cui si crede) è completamente dentro di lui, oggetto di fede e amore totali.

La protesta, la disobbedienza e il grido per il rispetto della propria dignità, si rivolgono proprio contro ciò che si ama veramente, di cui si ha cura, che si rispetta e si promuove quotidianamente nella vita. La protesta di Yossl Rakover è il No spirituale e civile di chi ha vissuto onestamente sostenendo, approvando e donando la propria fiducia a ciò che ora, con dolore, disapprova.
Proprio in ciò sta il valore di questo testo capace di parlare anche a chi, laicamente e senza una fede precisa, vuole interrogarsi sul valore della protesta civile e sulla difficoltà di trasformarla in una vera e propria rinascita o ripartenza. Viene da pensare a oggi, a noi: forse una comunità che non è capace di protestare fino in fondo per un paese da rifondare e ricostruire, è una comunità che quel paese non aveva già pienamente, onestamente e amorevolmente dentro di sé.

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