Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
27 Febbraio Feb 2013 0951 27 febbraio 2013

Il 2013? Un anno buttato, ma forse non del tutto...

All’indomani dei risultati delle elezioni politiche 2013, i commenti sono stati i più diversi, e anche nelle prossime settimane le opinioni e le discussioni continueranno. Personalmente la prima impressione che ho avuto e che ho sempre più maturato col passare delle ore è una semplice constatazione: con l’assetto politico che ne è uscito, il 2013 è un anno buttato, ma forse...

Anno perso. Ebbene sì, di certo, la situazione uscita dalle urne, non lo scopro di certo io, è di altissima ingovernabilità, e tante riforme di cui il Paese ha estremo bisogno paiono oggi essere irrealizzabili. E anche le prime conferenze stampa dei vari leader politici sono state all’insegna dell’incertezza mascherata da prudenza, comprensibile. Ma la situazione italiana, preoccupa all’estero, e gli investitori stranieri: non lo dicono solamente i vari governi, o le agenzie di rating, o i mercati come ben riporta Fabrizio Goria qui su Linkiesta, ma fund manager, e investment manager di fondi di investimento stranieri, che ho conosciuto, e con cui ho lavorato negli anni passati, che mi hanno contattato ieri.

“What Happened?” e “Bye bye Italy” le espressioni più significative, così come un giudizio che inquadra perfettamente quello che (a parole) sappiamo bene cosa dovrebbe essere fatto nel nostro Paese:

Italy needs to implement reforms to curb the trajectory of the debt and to do that, Italy needs political stability. And with the result of this election, I’m not sure about this. So expect

L’unica “consolazione”, chiamiamola così è che almeno, essendo ancora, tutto sommato, all’inizio dell’anno, sappiamo cosa non aspettarci: una strategia, comune e chiara, per il futuro. Ma a ben vedere, agli occhi di un investitore estero, questa situazione è facilmente comprensibile, della serie: investireste voi su una società che vivacchia e che non ha alcun piano certo per il futuro, nessuna strategia per vendere i suoi prodotti? Non credo. Ed è questo, tra l’altro, che manca oggi all’Italia, il prodotto “immobile”. Sì, mancano gli asset immobiliari su cui investire.

Il mercato è pieno di immobili che non valgono niente.

Chiaramente un investitore estero, così come un istituzionale italiano, analizza i trend del mercato, sia a livello globale, come al WEF di Davos, e le prospettiva europee e del nostro Paese analizzando i report internazionali come quello di Standard & Poor’s, e sa cosa aspettarsi o non aspettarsi, come nel caso dell’Italia.

Tutti i dati ci dicono che il mercato immobiliare italiano, sia nel comparto delle vendite, che in quello degli affitti, è (prossimo) ad una svolta, così come è improcrastinabile una svolta anche per il mercato delle banche e degli istituti di credito in generale come ben riporta Fabio Bolognini nel suo blog: serve un cambiamento di rotta generale, che la politica oggi, e forse domani, non è in grado di garantire.

Già a fine 2012, scrivevo che l’Italia era uscita dai radar degli investitori internazionali, ma se sapremo trasformare questo timore e incertezza, in audacia e risolutezza, allora questa situazione diventerà un’opportunità, e il 2013 non sarà un anno buttato del tutto. Si può fare, io ci provo.

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