Little Light Lab
27 Febbraio Feb 2013 0422 27 febbraio 2013

Le donne invisibili di M5S e PDL

“I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”, scriveva Wittgenstein.
Cosa dobbiamo dedurre allora del fatto che nel programma del Popolo della Libertà (http://www.pdl.it/speciali/programma-elettorale-2013.pdf), la parola “donna” è presente una sola volta (nella frase “la famiglia, comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna”), mentre nel Programma del Movimento Cinque Stelle (http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf), la parola “donna” semplicemente è inesistente?
Il linguaggio non è solo uno strumento di comunicazione, ma di formazione dei nostri pensieri, tanto che secondo molti scienziati, non esiste pensiero senza il linguaggio.
Dov’erano le donne quando questi programmi sono stati scritti? Che ruolo avevano? Saranno ugualmente invisibili in parlamento come lo sono state sulla carta? Perché le italiane hanno pensato che questi partiti avrebbero priorizzato le loro necessità, dopo averle rese invisibili nella retorica?
Come tanti e tante, amo questa frase di Nanni Moretti: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”. Come pensano e come vivono PDL e M5S il rapporto con le donne?

PS: Questo blog non è partitico. Per semplice onestà riporto che la parola “donna” è menzionata quattro volte sulla pagina riassuntiva del programma di Pierluigi Bersani (http://www.bersani2013.it/materiali/6x3/bassa/voto_fronte_retro.pdf), con due proposte su dieci dedicate esplicitamente alle donne e 11 volte nell'Agenda Monti (http://issuu.com/sceltacivica/docs/unagenda-per-un-impegno-comune-di-mario-monti#download).

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