Giacomo Properzj
Largo ai vecchi
28 Febbraio Feb 2013 1023 28 febbraio 2013

Il miele amaro di Ambrosoli

Dunque alla regione Lombardia ha vinto Maroni. Non ha vinto per l'apporto della Lega che ha perso quasi metà dei voti e nemmeno per l'apporto del Pdl che ha perso anche lui molti voti: ha vinto perchè il M5S ha preso in regione il 13,62% dei voti, portandoli via in gran parte alla sinistra. D'altronde il candidato Albertini non ha aiutato perché anche i suoi voti sono stati sottratti al “moderato” Ambrosoli, come avevamo previsto su questo blog quasi un mese fa.
Non so se questa vittoria spingerà il nuovo presidente a realizzare rapidamente quella parte del suo programma che consisteva nella costituzione di un'intesa tra le regioni del Nord, la Lega, soprattutto in Veneto ha preso delle batoste elettorali terribili e questo ha creato forte tensione tra i notabili leghisti i quali, pare, sembrano insoddisfatti dell'alleanza con Berlusconi. Però, se si rivoltano contro Berlusconi, non avranno l'appoggio necessario del Pdl nei consigli regionali per realizzare la loro politica filo secessionista. Per quanto riguarda il secondo punto del programma di Maroni, quello di riottenere dallo stato il 75 % delle imposte versate dalla regione, credo che Maroni possa scordarselo da subito: chiunque aveva capito che era un imbroglio incostituzionale. Maroni penso debba accontentarsi per ora di fare mera amministrazione (salvo dichiarazioni tracotanti) anche se, come spiega Felice Besostri, le riforme costituzionali dei governi di sinistra a suo tempo gli hanno aperto la possibilità di accordi interregionali completamente autonomi dal governo centrale.
Se Maroni ha vinto, Ambrosoli ha perso. Già si affannano commentatori politici a spiegare sul filo della sociologia le complesse ragioni per cui l'elettorato di sinistra non ha risposto. Non bisogna cercare molto: il candidato era sbagliato. Prodotto della fantasia senile dei salotti di sinistra, Umberto Riccardo Rinaldo Maria Ambrosoli è stato lanciato al vertice di una battaglia politica importante e molto delicata solo perché era figlio di un uomo coraggioso e onesto, morto vittima di un sicario del banchiere Sindona molti anni fa e che gli stessi salotti che ora lanciano il figlio a quel tempo non si erano curati di appoggiare, nella sua onesta ma pericolosa battaglia. L' Ambrosoli, persona certamente per bene, non aveva mai fatto politica, di cui sembra avere un'idea elitaria e metodologica. La sua campagna elettorale, affidata a persone che avevano solo paura di dover perdere il loro ruolo, è stata disastrosa perché non si è proiettata verso i cosiddetti ceti moderati, la borghesia montiana, che gli avrebbe potuto assicurare quel margine di voti necessario alla vittoria, del resto non ha frequentato le manifestazioni delle liste centriste, come quella dei popolari lombardi, né ha voluto incontrare, cosa che Maroni ha fatto, il piccolo gruppo di repubblicani che aveva da subito optato per la sua presidenza. Poiché era ritenuto incapace di un rapporto diretto col mondo della politica e della stampa, il candidato presidente era mediato da un suo spin doctor, di cui non ricordo neppure il nome, ma che fino agli ultimi giorni giurava che i grillini avrebbero disgiunto il voto in favore di Ambrosoli. Irraggiungibile la signorina Pamela Dessì, responsabile delle manifestazioni. Tutto questo consistente staff indaffarato e irritabile, non aveva un progetto se non quello di farsi dare i voti dal Pd. Il Pd ha dato quello che aveva, il risultato è lì da vedere. Peccato, perché le condizioni disastrose in cui nove anni di Formigoni avevano lasciato la regione creavano la possibilità per un cambiamento importante di un ente, non bisogna dimenticarlo, legislativo e cioè che opera dall'alto delle leggi. Ente che avrebbe bisogno di pochi ma qualificati dipendenti e di amministratori, non solo provenienti dagli enti locali minori, ma anche preparati a produrre leggi attraverso le quali, in via indiretta e intelligente, modificare la vita della nostra regione. Invece avremo ancora una volta la truppaglia lego-berlusconiana avida di affondare direttamente le mani nel potere, assuntrice di personale inutile ma raccomandato, desiderosa di immagine a poco prezzo ma annoiata sui problemi seri.
Così vinse Roberto Maroni del Carroccio senza saper bene perché. Così perse Umberto Ambrosoli, candidato civico, senza saper bene che cosa aveva fatto.

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