Pharmacos
28 Febbraio Feb 2013 1926 28 febbraio 2013

Le cause profonde e reali della crisi dell’Occidente

La società occidentale contemporanea è in crisi, si dice. Un ritornello insistente che si è ormai cristallizzato nel pensiero comune,tanto che ha perso di attenzione e di sforzo analitico da parte della gente.

Di fatto, quando anatomizziamo l’espressione”società in crisi” non sappiamo più andare avanti,non troviamo dei perché convincenti se non una catasta di luoghi comuni.
La crisi è per la sovrabbondanza di merci…
La crisi è per l’eccessiva industrializzazione…La crisi è per l’accrescimento della classe media impiegata nei servizi e per l’assottigliamento delle classi lavoratrici…
La crisi è per l’eccesso di individualismo che estende a dismisura le ambizioni individuali di possesso e di consumo…La crisi è perché i gusti ed i desideri ,sommamente acquisitivi,della classe media-borghese si sono allargati a tutte le classi sociali del mondo…
La crisi è perché abbiamo voluto applicare il metodo dei numeri e della matematica,che è infinito,ad un mondo finito,quello della realtà in cui ci troviamo…
La crisi è perché non abbiamo equilibrato i concetti del possibile con la realtà…
La crisi deriva da questi e da altri comportamenti che ci obbligano a fare i conti con:
il deterioramento generale del clima e della salute umana
l’impoverimento della economia globale dovuta all’uso delle categorie del possibile artificiale piuttosto che a quelle della sostenibilità reale. Quindi montagne di finanza,di futures,di scommesse sul prezzo nel medio e lungo periodo,di contratti di garanzie ed assicurazioni sugli andamenti crescenti e decrescenti dei prezzi e dei rischi delle attività economiche…
mancanza di considerazioni per la qualità della vita dei cittadini,dei loro lavori, e dei popoli…
mancanza di giustizia generale perché vi è attenzione su pochi manipoli di scienziati dei numeri , delle banche,della politica o delle scienze tout court…
la delocalizzazione di manifatture ed industrie con la perdita di tanta occupazione.
Eccetera,eccetera.
Fin qui discorsi soprattutto di matrice quantitativa. Anche se dolorosi. Proviamo a rovesciarli sul qualitativo e sullo storico,offrendo l’altra faccia della crisi e suggerire uno spiraglio di resistenza e di uscita(se sarà possibile).

Nella dimensione qualitativa ,chiediamoci,ad esempio,se una società è solo “materiale” o possiede anche aspetti importanti di “immateriale”.Non è banale asserire che oggi la crisi è più figlia dell’immateriale che del materiale. Quest’ultimo infatti è prodotto a sufficienza,ma non è distribuito e gestito con equità. Una società è esclusivamente la modalità di costruzione di una autovettura,di una politica ,di una istituzione o di una amministrazione? Direi di no. E’ anche la fiducia che quella macchina è affidabile e che la fabbrica che la produce è per me ,acquirente,fonte di certezza e di garanzia. Cioè sicurezza che ho speso bene i miei risparmi. Allo stesso modo,anche una idea politico-amministrativa può essere affidabile e preferibile. Analogamente ,si può avere fiducia o meno sulle procedure burocratiche di una istituzione.

Quindi, una società può entrare in crisi sia perché non riesce ad esportare manufatti e tecnologia sia perché i suoi cittadini o altri non hanno più fiducia nella sua bravura professionale, nelle sue istituzioni, nei suoi “credo”, nella sua equa autorità e nei poteri che ne derivano. Infine, la inefficienza dei paradigmi economici, valutativi, della giustizia e dei valori in ogni ordine e grado della società sono ulteriori aspetti ineludibili della crisi. Essa pertanto può essere compresa attraverso l’esame di parole come “credibilità, fiducia ,potere ed autorità, ed altre, che sono delle assi portanti di qualsiasi società e la situazione vulnerabile in cui ci troviamo potrebbe essere migliorata,restituendo, operativamente, significato ed autorità alle parole in argomento.
Nella dimensione storica va considerato l’esempio della legge del pendolo. Spieghiamoci meglio. Nel senso che va rivisto il concetto di Nazione e soprattutto di Nazione amministrativa, intese come Stato. Storicamente, l’ideale di impero sovranazionale fece nascere la concezione del “Sacro romano impero”. A tale concezione si sostituì ,tramite i commerci e la volontà di vietare i dazi,l’idea di Monarchia nazionale,successivamente di Stato. Si istituì un processo delimitativo ed accentratore. Ora ,è giunto il momento di sostituire alla concezione di Europa degli Stati nazionali l’idea e l’organizzazione di un ‘Europa che passi attraverso la valorizzazione e l’individuazione di territori omogenei ,secondo alcuni criteri,anche transnazionali. Se è oggettivo che dalla crisi passi anche una nuova idea di solidarietà europea,altrettanto opportuno è che in questa situazione si transiti da una configurazione nazionale ad una maggiore considerazione delle autonomie territoriali. Vari sarebbero i criteri per tracciare questa ricomposizione amministrativa e sociale. A tutto vantaggio dei cittadini.

Da tutto ciò alcune brevi considerazioni.
-Il mondo si raccoglie attorno a delle macroaree geopolitiche ed economiche affini (Europa,America del Nord e del Sud,Russia,Africa,Asia 1 e 2),che dovranno risolvere dei problemi comuni,giocando al proprio interno. Ad esempio,la Ue potrebbe mettere delle restrizioni o agevolazioni all’import ed export di specifiche merci d’accordo con le altre zone mondiali.
-La crisi attuale è epocale,avrà dei rivolgimenti economici e sociali,niente sarà come prima. Forse saremmo più poveri,ma preferiremmo delle attività e delle cose più semplici e dei valori maggiormente considerevoli. Valori e comportamenti vanno però negoziati democraticamente. I luoghi istituzionali dove si potrà favorire il cambiamento sono le scuole e la politica.
-Necessità di una nuova cultura non più basata sul “possibile “,sul quantitativo e sull’attuariale,bensì sulla riscoperta della dignità delle persone e dei popoli,dando fiato ai diritti e ai doveri universali degli uomini,delle cose e del creato. Quest’ultimo sia per le cose naturali sia per quelle artificiali,create dall’uomo. Una risorsa come l’acqua o un bel paesaggio devono essere preservati come pure un maglione o un’autovettura dovrebbero essere cambiati di meno senza decrementi economici per tutti. Una cultura perciò più rispettosa di tutto e di tutti,più orientaleggiante in alcuni aspetti piuttosto che essere bulimica ed acquisitiva.
-Equa distribuzione delle ricchezze tra le persone e gli Stati tramite regolamenti e leggi più giuste,che considerino maggiormente il ben essere materiale e la felicità degli uomini.
-Le posizioni sociali più rilevanti di una gerarchia sociale,economica,politica,professionale dovrebbero essere alla portata della bravura di molti ed il compenso delle stesse non dovrebbe superare di sette volte la retribuzione media dei lavoratori subordinati. Al netto delle spese di funzione ovviamente. Si deve parlare di ricambio delle mansioni per efficienza di servizio,piuttosto che di semplice ricambio generazionale o di riguardo a delle competenze,che molti dovrebbero padroneggiare.
-Necessità di studiare regolamenti e leggi che aiutino le macroaree alla convivenza e non alla conflittualità. All’interno delle macroaree rielaborare il concetto di solidarietà come imperativo sociale tra le persone affinché tutti i cittadini si possano sentire garantiti dalle decisioni dei governi. Ad esempio,nel breve periodo in cui le differenze di potere sociale sono più marcate rendere obbligatorio il servizio di aiuto sociale tramite la banca del tempo , il fondo di solidarietà e l’offerta di lavoro .La banca del tempo cede competenze di varie tipologie ai bisognosi che le ripagano con attività di loro competenza tra i cittadini di una collettività. Tutti i cittadini a partire dai sedici anni devono partecipare al progetto. Ad esempio,anche per imbiancare una casa di un anziano. Il fondo di garanzia di una comunità ,estesa anche a più unità amministrative,subentra in caso di estrema necessità dei singoli per pagare fatture ,bollette o la pigione o la malattia o gli studi dei figli ,ecc. Affinché ciò sia proficuo è obbligo restituire dignità culturale e giuridica al concetto di comunità ,di cooperazione ed alle affiliazioni senza fine di lucro. Gli amministratori della cosa pubblica andrebbero scelti in base al vigore con cui nei programmi inserirebbero queste tematiche e con l’efficienza con cui le attuerebbero.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook