Simone Paoli
Actarus
28 Febbraio Feb 2013 1243 28 febbraio 2013

Per favore, non fateci perdere tempo

I risultati delle elezioni sono noti, vincitori e non vincitori (guai a chiamarsi sconfitti, anche quando si è presa una tranvata storica) pure, per le cause non servono grandi analisi, tutto si riassume volendo in una sola parola: rottamazione. Se poi volete annoiarvi, rileggete il mio penultimo post.

Ma oramai questa è storia. Che si fa adesso? A me, onestamente e umilmente, pare tutto di una semplicità disarmante. Si torna a votare a giugno. E vi dico perché.

Tutto dipende dal senato, dove servono 158 senatori per avere la maggioranza, ma per governare ovviamente ne farebbe comodo qualcuno in più. Quindi partiamo dai numeri, che vanno tanto di moda. Il csx conta 123 senatori, il M5S 54, Monti 19 e il PDL 117. Che si può fare? Posto che Monti è ininfluente (a meno che una ventina di grillini si vendano al PD, ipotesi che scarto a priori), restano fondamentalmente solo due ipotesi. Vediamo perché non stanno in piedi.

1) PD+M5S: in questo caso Grillo è stato chiarissimo (insulti a parte), si vota solo il loro programma. Ora, io da questa classe dirigente mi aspetto (quasi) di tutto, ma che mettano su un governo per farsi dettare l’agenda da Grillo-Casaleggio mi pare effettivamente troppo. E di certo decreterebbe la fine del PD. Anche la versione minimal, pochi punti programmatici, non regge. Richiederebbe tempi lunghi (per dirne una, dimezzare i parlamentari è riforma costituzionale, e come spero ricordino tutti, non si fa in due settimane), e nel frattempo che si fa con il governo vero del paese? Chi vota su economia, bilancio, ministeri, qualsiasi cosa vi venga in mente. Se vogliamo farci fare a pezzi dalla speculazione internazionale, mi pare lo scenario ideale.

2) PD+PDL: ora, se fossimo in un paese normale, con una classe dirigente degna di questo nome, farebbero un bel governo di due anni, con riforme costituzionali ed istituzionale fatte bene, tagliando e sistemando la macchina statale. Ovvero quello che non hanno fatto in 20 anni. Ovviamente tutto questo non è nemmeno lontanamente pensabile visti i personaggi in gioco. Se anche si arrivasse ad un accordo, sarebbe al ribasso e per tirare a campare, e torniamo sempre al punto di prima, ovvero essere il bersaglio preferito di qualsiasi speculatore.

Non resta altro che tornare alle urne quindi. Al limite, accordandosi già ora su quale modello scegliere, si potrebbe approvare in una settimana una nuova legge elettorale, magari a doppio turno. Per il Presidente della Repubblica o si trova un nome condiviso e lo si vota al primo scrutinio, oppure si confermi Napolitano con il suo benestare a dimettersi tra sei mesi, sempre per non perdere tempo.

Con questi semplici passaggi, si può votare già a Giugno, evitando danni peggiori. Lo capiranno i nostri fenomeni?

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