Andrea Porcheddu
L’onesto Jago
28 Febbraio Feb 2013 1108 28 febbraio 2013

Shakespeare per spiegare le elezioni

Volevo capirci qualcosa di queste elezioni. Volevo capire meglio i politici, capire chi sono e perché hanno fatto quel che hanno fatto. Allora mi sono rivolto ai testi del maggior politologo della storia, William Shakespeare. E ho trovato curiose risposte: provo a riportarle qui.
Si sa, il Bardo ha raccontato l’Uomo meglio di chiunque altro, ma non pensavo che avesse avuto la capacità, la dote chiaroveggente di prevedere tutto quel che sarebbe successo in Italia in questi anni. Aveva cominciato spiegando le Primarie. In pochi se ne sono accorti, ma le Primarie del Partito Democratico sono analizzate benissimo nell’Otello.
È chiaro, no? Otello-Bersani, cieco di gelosia per il luogotenente Michele Cassio Renzi – giovane e bello, che rischia di scippargli l’amata Desdemona (l’Italia? la Bindi?) – manda tutto a scatafascio ascoltando i subdoli consigli di Iago D’Alema. Otello ha battuto i turchi, è un generale coraggioso, ma la tragedia incombe: di errore in errore arriva alla suicidio finale.
Ma sul Pd, Shakespeare è tornato più volte: evidentemente incuriosito dalla complessità del soggetto, trovando in Pierluigi Bersani un personaggio degno di grandi gesta tragiche. È evidente, infatti, che addirittura l’Amleto sia ispirato al Bersani: e la frase arcinota «c’è del marcio in Danimarca» dovrebbe essere tradotta – secondo me – in un ben più calzante «c’è del marcio al Nazareno». Anche qui, la metafora shakespeariana è chiara: Amleto-padre, che possiamo interpretare variabilmente come Berlinguer o addirittura Craxi, è stato ucciso dallo zio usurpatore, il noto Claudio Berlusconi, che si è giaciuto a lungo con la madre, Gertrude-D’Alema. Amleto figlio deve vendicarsi: ma non ce la fa. È inetto, incapace di agire. Fa proclami, straparla, ride e scherza con Rosencrantz Vendola e Guildenstern Tabacci, però non riesce a portare a termine la sua azione. L’amore con Ofelia (la Bindi?) e l’uccisione involontaria di Polonio, chiaramente Matteo Renzi, non cambiano lo scenario. Ovviamente, come è noto, tutti moriranno: e arriverà, alla fine, Fortebraccio-Grillo a contare i cadaveri.
E avreste mai pensato che il celebre Giulio Cesare spiegasse certe prese di posizione di politici d’oggi? Gianfranco Fini e Oscar Giannino sono come Bruto e Cassio: uomini fieri, coraggiosi, pronti a sfidare il despota, mentre Angelino Marc’Antonio Alfano non seppellisce Cesare, ma lo onora. Poi si sa come è andata a finire: per Bruto e Cassio la battaglia finale si risolve in un duplice retorico suicidio.
Anche la bellissima Tempesta ha un rimando evidente alla politica italiana: Prospero Napolitano, con le sue arti magiche, riesce a controllare gli elementi, dopo essere stato usurpato al potere dal perfido Duca di Milano (ogni riferimento è casuale?). In apertura di tragedia, Prospero, padre di Miranda-Bersani racconta alla figlia la loro storia (che Miranda aveva dimenticato: il comunismo, i fatti d’Ungheria, etc. etc.). Prospero si avvale dell’aiuto dell’eterea Ariel (Mario Monti), e sfrutta il terrigno Calibano (la Fornero?) per attuare i suoi progetti. La famosa battuta di Prospero: «sono per venire a capo di tutto il mio progetto. Non è possibile sottrarsi ai miei incanti» ricorda evidentemente la determinazione del gruppo di riprendersi il ducato di Milano.
Ma il presidente Napolitano è ben raccontato anche nel Re Lear: il vecchio re, pronto a ritirarsi, divide il suo regno tra le figlie. Ma l’amata Cordelia-Monti gli darà solo delusioni.
A Mario Monti è dedicato un grande testo e un grande personaggio: Il mercante di Venezia. Shylock, come è noto, parla solo di banche e di soldi. È antipatico, viene abbandonato anche dalla figlia, resta solo, ma è determinato nella sua azione. Ed è a tal punto sicuro di avere ragione e del suo successo da sfidare ogni giudizio. Non pago dei soldi che gli vengono offerti (Shakespeare parlava già dell’Imu, quando faceva cenno ai 6000 ducati che Bassanio propone come risarcimento), Shylock vuole la carne delle sue vittime: ma l’arguzia di Porzia (ossia l’Italia stessa) metterà fuori gioco l’usuraio.
Dopo queste letture, già molte cose mi si facevano più chiare. Ma volevo saperne di più: soprattutto ho cercato di Shakespeare qualche indicazione che spiegasse la straordinaria vittoria di Beppe Grillo. Dapprima mi sono imbattuto nell’Enrico V, laddove gli attori in scena invitano il pubblico a usare l’immaginazione, la fantasia: invitano insomma a credere ai proclami che fanno, senza troppe domande.
Il Re Enrico V, che in gioventù era un poco di buono, riesce, con pochi soldati (i “felici pochi”) nell’impresa di sconfiggere la Francia vincendo la battaglia di Azincourt.
Ma a Shakespeare non poteva bastare, e ha voluto prefigurare il percorso di Grillo anche in altri testi: certo ci son rimandi nel personaggio di Falstaff, ovvero nell'Enrico IV, laddove dice: «quanto alla voce, me la sono rovinata a furia di urlare comandi e cantare antifone. Non intendo portare altre prove della mia giovinezza: sono vecchio per sagacia e comprendonio. Se qualcuno vuole scommettere con memille marchi a chi fa più capriole, mi presti il denaro della posta e io sono pronto alla sfida». Ma ci sono riferimenti chiari anche nell’aspro Riccardo III. Il bellissimo monologo della seduzione di Lady Anna, che dice: «Ci fu mai donna in tale stato d’animo corteggiata? Ci fu mai donna in tale stato d’animo sedotta? (…) Io, che le ho ammazzato suocero e marito, me la conquisto mentre le sgorga l’odio dal cuore; e ha piena la bocca di maledizioni e di pianto gli occhi», altro non sarebbe che un frammento di colloquio dello stesso Grillo con Gianroberto Casaleggio. Grillo si riferisce all’Italia (la donna che sgorga odio), e il suocero e il marito uccisi non sarebbero altro che Berlusconi e Bersani (ormai noto come “morto che parla”).

Una versione più cupa del rapporto Grillo-Casaleggio, Shakespeare l’ha raccontata nel Macbeth, dove evidentemente la coppia maledetta conquista la corona facendo stragi e seminando il terrore attorrno. Complessa, in questo caso, l’interpretazione delle streghe che predicono il destino di Macbeth: sicuramente una di esse sarebbe la Rosy Bindi.
Ma occorre tornare alla Tempesta per veder raffigurato, al meglio, il vero Movimento 5 Stelle. Verso la fine, alle ultime battute, quando tutti i giochi sono fatti, il vecchio Prospero vede i giovani Ferdinand e Miranda giocare a scacchi, sereni. Dopo che i vecchi si sono scannati, hanno fatto naufragio, si sono traditi, accoltellati, minacciati, corrotti...
Dice Prospero: «Noi siamo fatti della medesima sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra vita breve è circondata dal sonno». Della vecchia politica non resterà nulla. Ci sono i giovani, là, a giocare a scacchi (oggi forse a chattare, a cercarsi in rete). E a loro spetta la politica del futuro.

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