Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
1 Marzo Mar 2013 0923 01 marzo 2013

Che sarà mai?

Pagina 16 del "Corriere della sera". Occhiello: «Politica e giustizia - Il caso - "La legislatura si apre con due iniziative giudiziarie contro Berlusconi: esiste una linea ben precisa e la democrazia è a rischio", Fabrizio Cicchitto, Pdl».

Titolo: «"Comprò De Gregorio". Berlusconi indagato».

Sottotitolo: «Il senatore ai pm: nel 2006 patto da 3 milioni per sabotare il governo Prodi».

Pagina 17, affianco, la foto di De Gregorio.

La mano sinistra che agguanta il bracciolo è quella di Giulio II nel ritratto di Raffaello. Lo sguardo quello di Innocenzo X nel dipinto di Velázquez. L'insieme però è un'altra cosa. E non credo per via del calendario dei carabinieri e delle bandiere, moderno parato d'ogni vanagloria d'alti burocrati e politicanti.

Nemmeno dev'essere per il bottone che tira, che sfrigola, che geme, che strappa: quello è un Domenico Gnoli.

E non penso nemmeno per il Rolex Sea Dweller che spunta da sotto la manica, quello che comprano tutti i parvenu del mondo che poi magari tanto "pervenuti", tanto "arrivati" non sono nemmeno, e per comprare l'orologio ed altre millanta ostentate cose fanno i debiti, «debiti fino al collo», come De Gregorio ha la sincerità ("l'onestà" non m'è venuto) di dire.

Eletto nell'Idv nel 2006 deve fare una cosa, sostenere il governo Prodi. Non la fa. Cioè, la fa per un po', qualche mese. Finché – sono le dichiarazioni spontanee del senatore ai pm di Napoli – incontra il Berlusca a Palazzo Grazioli e concordano il prezzo del sabotaggio al governo Prodi. Tre milioni di euro: due in nero, in rate da 2-300 mila euro, e il milione mancante sotto forma di finanziamento al Movimento italiani nel mondo, di cui De Gregorio è guida e fondatore.

Se al posto del calendario dei carabinieri sul fondo ci fossero le sue carte processuali avremmo uno dei pattern "Giornali" di Fornasetti, e leggeremmo a sbalzo "riciclaggio", "favoreggiamento", "camorra", "truffa" e altre parole ineleganti che certamente nulla avrebbero a che vedere con l'aulicità della ritrattistica posa.

«L'Italia è un paese barbaro», tuona oggi il Cavaliere. E fin qui ci siamo, ci sta, ognuno fa il suo gioco. Ma poi, ma poi che gli salta in mente di chiedere: «Ma vi pare davvero che io abbia potuto dargli tre milioni?». Questa cosa, per favore, Cavaliere, non la chiedere.

E resterò con un sempiterno dubbio: che sarà mai, nel sopraccitato istutuzionale ritratto, a farmi tanto ricordare la copertina de La fattoria degli animali di Orwell? Parlo di quella degli Oscar Mondadori di tanti anni fa. Ma anche di quella dell'edizione attuale, di ogni edizione del mondo.

Non è la posa, non è il vestito, non è l'orologio, non è lo sfondo. Che sarà mai?

A presto.

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