Accadde Domani
1 Marzo Mar 2013 1328 01 marzo 2013

"La magistratura è un cancro". La volgarità del Cavaliere non si smentisce mai. Ma la sostanza è un'altra.

La litania di Silvio Berlusconi è scattata puntuale come la morte dopo l'accusa di corruzione nei suoi confronti firmata dalla procura di Napoli per aver dato ben 3 milioni di euro a Sergio De Gregorio, senatore dell'Idv passato prima della della caduta del governo Prodi dal partrito di Antonio Di Pietro al Pdl. La prima cosa che viene da dire è che la volgarità del nostro ex premier non ha fine: utilizzare il modo reiterato il termine "cancro" è altamente dispregiativo prima di tutto nei confronti di quei milioni di persone colpiti dalla feroce malattia. I consiglieri di Berlusconi, se non fossero dei semplici tirapiedi, dovrebbero dirglielo al signore di Arcore: il linguaggio è la voce dell'anima e qualsiasi critica andrebbe misurata con questo criterio. Ma dietro l'abuso del linguaggio che si adatta bene al personaggio, c'è la tecnica propagantistica, una tecnica che purtroppo in Italia ha fatto molto presa su ventre molle del paese: per evitare di parlare delle gravissime accuse che gli vengono lanciate da un personaggio  come De Gregorio, che lo stesso Berlusconi ha acquistato al mercato clandestino della politica, lo scaltro leader del Pdl come al solito la butta in politica, annunciando una manifesatazione contro i magistrati per il 23 marzo. 

La verità è che questa volta non si tratta di un pentito o di una notizia criminis raccolta da ambienti ostili al Cavaliere. A parlare in prima persona, con documenti e testimoni alla mano, è lo stesso Di Gregorio: "Ho partecipato all'Operazione libertà diretta a ribaltare il governo Prodi. Già dopo il voto che mi vide eletto presidente della Commissione Difesa, discussi a Palazzo Grazioli con Berlusconi di una strategia di sabotaggio, della quale mi intesto tutta la responsabilità. L'accordo si consumò nel 2006. Il mio incontro a Palazzo Grazioli con Berlusconi servì a sancire che la mia previsione di cassa era di 3 milioni. Subito partirono le erogazioni. Ho ricevuto 2 milioni in contanti da Lavitola a tranche da 200 e 300mila euro". "Ed è qui che entra in gioco Lavitola, che frequentava molto Palazzo Grazioli perché era intimo del senatore Comencioli, pace all'anima sua". De Gregorio aggiunge: "Non sto qui a giustificare di aver ricevuto 2 milioni in nero. Ho commesso un reato. Non mi domando perché Berlusconi affidasse a Lavitola la pratica di consegnarmi il danaro". Ribadisce: " (Quei soldi, ndr) sono una parte del patto scellerato che io fino al 2007 ho accettato da Lavitola. Inutile dirlo, è una mia responsabilità".

Parole durissime che hanno messo in imbarazzo anche lo scaltro Berlusconi. Intervistato dalle tv nel processo d'appello a Mediaset, dove Berlusconi è stato condannato in primo grado per evasione fiscale, il signore di Arcore si è inventato una possibile estorsione da parte dei magistrati di Napoli: "Probabilmente De Gregorio ha contrattato con i Pm la sua libertà personale con 
una confessione che faceva comodo ai magistrati". Parole al vento per rivoltare la frittata. E' una tecnica consumata quella di Berlusconi ma sempre meno credibile. Soprattutto quando come nel caso Di Gregorio ci sono prove documentali e testimoniali. Ora si tratta di capire come reagirà alle accuse l'amico del Cavaliere Valter Lavitola, l'uomo che secondo Di Gregorio aveva il compito di pagare l'ex senatore Idv. 

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