Stampatello
1 Marzo Mar 2013 1512 01 marzo 2013

La sola chance del Pd: lasciare ai Cinquestelle l'incarico di formare il nuovo governo

"Se proprio Pd e PdL ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo governo del M5S". Grillo l'aveva buttata lì. Casaleggio, più accorto, ha corretto la rotta in un'intervista pubblicata oggi dal Guardian: "Il Movimento 5 Stelle non giocherà nessun ruolo nella formazione del prossimo governo". La differenza c'è ed è sostanziale.

Oggi i Cinquestelle sono in una posizione invidiabile: se si torna a votare subito rischiano di fare un botto ancora maggiore, anzi maggioritario. La riedizione di un governissimo Abc, o anche la sua versione redux tra Pd e Pdl, è l'ipotesi da sogno per Grillo: un governo così sarebbe il bersaglio mobile per gli attacchi della pattuglia Cinquestelle, serrandone i ranghi e promettendo un risultato "senza prigionieri" alle elezioni successive.
"E allora facciamo un governo grigio", propongono alcuni nel Pd, partito cui spetta la mossa alle consultazioni. Un esecutivo ultra-tecnico che porti il paese alle urne tra un anno, dando al partito il tempo di riorganizzarsi (in chiave renziana o meno) e cambiando la legge elettorale.

Qui apriamo un'incisa. Prima di gettarsi anima e corpo nel doppio turno alla francese (secondo alcune voci autorevoli il viatico per la stabilità) il Pd dovrebbe prestare attenzione a un punto. I candidati Cinquestelle al ballottaggio hanno a disposizione un'arma letale: il voto della coalizione esclusa. Per Pizzarotti hanno votato 9 elettori su 10 tra coloro che al primo turno avevano scelto le liste di centrodestra. Se si votasse domani con il sistema francese al Movimento 5 Stelle potrebbe toccare una maggioranza bulgara, espressione più della contrapposizione tra l'elettorato di Pd e Pdl che di una vera adesione alla proposta grillina.

Cosa resta? Accettare l'offerta provocatoria formulata da Grillo. Costringerlo ad assumersi la responsabilità di formare un governo. Dove il movimento è nelle istituzioni, come in Emilia-Romagna, le performance elettorali sono più basse della media nazionale (l'Emilia-Romagna è al tredicesimo posto tra i risultati alla Camera dei Cinquestelle), un effetto fisiologico della differenza tra riempire le piazze contro tutto e tutti e decidere l'aumento della retta per portare i bambini negli asili. Quel che teme Casaleggio è che il Movimento si ritrovi incastrato, con in mano la responsabilità di formare il nuovo governo. Se il Pd proponesse al Capo dello Stato di affidare l'incarico ad un rappresentante dei Cinquestelle li costringerebbe a decidere se varare un esecutivo, trattando una maggioranza con le altre forze, coinvolgendo gli alleati nel governo, o se buttare a mare questa occasione. A quel punto sarebbe davvero difficile per Grillo e per i parlamentari Cinquestelle spiegare alla base come e perché si è scelto di non entrare a Palazzo Chigi. Così, forse solo così, il governo M5s-Pd avrebbe una possibilità di vedere la luce.

@unodelosBuendia

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