Storie di Medioevo e Bisanzio
5 Marzo Mar 2013 1131 05 marzo 2013

Costantino I il Grande

Costantino I,imperatore di Roma. Nessuno ha meritato il titolo di “Grande” quanto questo sovrano, che in appena quindici anni prese due decisioni epocali, ciascuna capace di mutare il corso della storia: l'adozione del cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero e il trasferimento della capitale da Roma alla nuova città eretta sul luogo dell'antica Bisanzio.Tali e tante furono le conseguenze di queste due decisioni che Costantino, fatta eccezione per Cristo,Buddha, e il profeta Maometto, può legittimamente aspirare a essere considerato l'uomo più influente di tutta la storia.” (J.J. Norwich, Bisanzio, splendore e decadenza di un Impero 330-1456)

E' stato un Imperatore Romano lungimirante forse il più lungimirante che tutta la storia romana (compresa quella orientale) abbia mai avuto. E' stato, probabilmente il primo Imperatore cristiano, e certamente ha introdotto quella nuova dottrina meglio conosciuta come Cesaropapismo (mantenne infatti sempre la carica di pontefice massimo). Di certo, non adottò il Cristianesimo come religione ufficiale, quello lo fece Teodosio qualche anno dopo, ma concesse libertà religiosa in tutto l'Impero.

E' stato il primo Imperatore dell'Impero Romano d'Oriente costruendo una nuova capitale sul Bosforo che prese il suo nome.

Ma andiamo per ordine.

Flavio Valerio Costantino nacque a Naisso nel 274 a.c. e morì a Nicomedia nel 337. Figlio di Costanzo Cloro e di Elena (che ricordiamo in seguito proclamata santa e ricordata per essere la prima pellegrina in Terra Santa dove scoprì la Vera Croce). Nel 293 l'imperatore Diocleziano aveva suddiviso il governo dell'Impero in quattro parti istituendo la cosiddetta tetrarchia, riservando per se l'oriente e affidando le altre tre parti a Massimiano, Galerio e a Costanzo Cloro. Il nuovo sistema funzionò fino al 305 quando Diocleziano, allo scadere della prima tetrarchia, abdicò costringendo il suo collega a fare altrettanto. Galerio e Costanzo Cloro vennero nominati augusti. In una spedizione in Britannia Costanzo mori il 26 giugno del 306 e le legioni locali posero la porpora imperiale sulle spalle del figlio, appunto Costantino, e issato sugli scudi lo acclamarono imperatore. Il riconoscimento ufficiale, però, non avvenne e cosi egli si accontentò di rimanere a governare quel remoto angolo del paese per un periodo lungo, fino al 311 quando l'augusto Galerio morì a Sirmio.

Rimanevano ora tre persone a condividere il potere supremo Licinio (Illiria,Tracia, Province Danubio), Massimino( parte orientale dell'Impero) e Costantino, più Massenzio che anche se non investito di cariche riteneva di partecipare attivamente alla lotta per il potere.
Costantino riconquistò l'Italia per Licinio suggellando la loro nuova alleanza con un matrimonio con la sorellastra Costanza, ma per concludere la sua opera dovette combattere contro Massenzio nella famosa battaglia di Saxa Rubra nel 312.

Qui si vuole, almeno se ascoltiamo la leggenda, che Costantino ebbe la visione.

Eusebio dice

Un segno straordinario apparve in cielo. Costantino disse che verso la metà del giorno, quando il sole cominciava a declinare, egli vide con i propri occhi in cielo, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole “IN HOC SIGNO VICES”. Fu pervaso da grande stupore e insieme a lui il suo esercito.”

La battaglia fu vinta da Costantino che divenne, così, padrone assoluto di tutta l'Europa. Prima di partire per Roma donò al papa Melchiade l'antico palazzo, di proprietà della famiglia situata ai Laterani, e costruì a sue spese la prima basilica di Roma, San Giovanni in Laterano. Ai primi di gennaio del 313 Costantino lasciò Roma per incontrarsi con Licino.

Poi i due promulgarono insieme un editto:

"NOI, COSTANTINO AUGUSTO, E NOI, LICINIO AUGUSTO, abbiamo stabilito di garantire il rispetto e il culto della divinità, di assicurare ai cristiani e a tutti gli altri il diritto di seguire liberamente qualsiasi forma di culto essi prediligano, affinché qualsiasi divinità che dimori nei cieli sia favorevole a noi e a tutti coloro che sono sotto la nostra autorità”.

I due rimasero amici, almeno per un breve periodo, ma nel 314 la guerra tra di loro esplose improvvisamente e si protrasse per i successivi nove anni. Finì nella grande battaglia di Adrianopoli. Licinio fu catturato e verso la fine del 323 processato e giustiziato. Durante la guerra civile Costantino si avvicinò sempre di più al Dio dei cristiani emanando delle leggi a loro favore. Per prima cosa esentò il clero dagli obblighi municipali e trasformò i tribunali ecclesiastici in corti d'appello per le cause civili. Questo primo passo verso la cristianizzazione dell'impero, anche se molto latente, è la pietra miliare per la costruzione dei futuri vescovadi. Seguendo poi il filone della nascente cultura dei fedeli di Cristo, aveva proibito l'uccisione degli schiavi e resa santa la domenica facendola diventare giorno di riposo. Ma, pur dimostrando un certo interesse verso questa nuova religione, non perseguitò mai le altre. I pagani rimasero liberi di continuare a professare il loro credo senza che le leggi glielo impedissero.

Il connubio tra potere temporale e potere spirituale si ruppe quando, all'interno della chiesa cristiana, iniziarono i primi problemi di origine teologica. Un sacerdote di Alessandria, Ario, professò che “Gesù non era costerno e consustanziale con il Padre, ma era stato creato dal Padre come strumento per la salvezza del mondo. E perciò, benché uomo perfetto, il Figlio, essendo di natura umana e non divina, era subordinato al Padre”.

Erano tempi in cui le diatribe teologiche appassionavano tutti, dagli ecclesiastici, alle persone più umili. Circolavano opuscoli, si tenevano discorsi sulle piazze del mercato e si scrivevano parole d'ordine sui muri in tutto l'impero d'oriente. Costantino trovò velocemente una soluzione. Pensò ad un grande concilio. I due contendenti (Ario-Arianesimo, Alessandro- Ortodossia) dovettero accettare il riscontro e la decisione autorevole. Da Occidente, dove il problema era poco sentito, arrivarono pochi delegati, ma dall'Oriente approdarono più di 300 delegati e furono ammessi alla grande stanza del Palazzo Imperiale di Nicea.

Il concilio che si aprì fu il primo della Cristianità e Costantino lo presiedette. La diatriba teologica lo innervosiva, avendo lui una mentalità militare, il suo unico obbiettivo era quello di stroncare la controversia e cosi fu. Svolse un ruolo predominante all'interno dall'assemblea ribattendo sui tasti dell'unità e della virtù del compromesso parlando sia in latino che in greco. Fu lui a proporre di inserire nella bozza della dichiarazione di fede la parola chiave che decise il destino di Ario, la parola che definiva la relazione fra il Padre e il Figlio, era omousia, vale a dire consustanzialità: il Padre e il Figlio erano della stessa natura e delle stessa sostanza. Il concilio giudicò Ario eretico e fu spedito in Illiria.

Per Costantino fu un trionfo aveva unito le chiese orientali e quelle occidentali sotto la sua egemonia, era cosi contento che fece dei regali personali a ciascuno vescovo. Nei primi giorni di gennaio del 326 l'imperatore parti per Roma per i giochi che avrebbero celebrato i suoi vent'anni di regno.

Durante il percorso avenne un fatto tragisissimo. Costantino, preso da raptus omicida, fece assassinare gran parte della sua famiglia che viaggiava con lui. Purtroppo, il motivo di tal gesto rimane tutt'ora oscuro. Forse vi erano forti gelosie e le male lingue fecero fomentare nella testa dell'Imperatore un odio incredibile. Il suo arrivo a Roma coincise con le tragiche notizie familiari e contribuì a far odiare maggiormente Costantino a tutta la popolazione della capitale dell'Impero. Ma non era solamente questo motivo che spingeva il popolo romano a non amare questo strano e controverso Imperatore. La costruzione di una nuova capitale sul Bosforo aveva messo in subbuglio le famiglie patrizie che vedevano nello spostamento del potere politico la perdita della loro influenza. Inoltre, come si dice, i Romani avevano vinto militarmente ad Anzio ma culturalmente l'Oriente stava prendendo possesso dell'intero Occidente. La ricchezza e la cultura si erano spostate sempre più ad est e ora la nuova capitale catalizzava tutto questo a discapito della vecchia Roma. Inoltre, le simpatie, sempre meno nascoste, dell'Impetore verso la nuova religione cristiana, stridevano con la classica cultura pagana che ancora era maggioranza in Occidente e che vedevano in Roma il loro epicentro.

Costantino, comunque, decise di fare un grande dono alla città eterna, e regalò un'altra basilica, quella di San Pietro che venne costruita sulla tomba dell'apostolo più importante della Cristianità. Poi partì per l'Oriente dove vide il suo sogno trasformarsi in realtà.

Costantinopoli fu inaugurata lunedì 11 Maggio 330 con grandissimi festeggiamenti. Il piano edilizio, però, portò alla completa depauperazione di tutti i grandi simboli appartenenti a tutte le città dell'Impero. Il saccheggio aristico fu incredibile. La nuova capitale fu costruita come la vecchia Roma. Furono trovati addirittura sette colli, un fiume e molte altre cose simili all'antica capitale. In poco tempo, fu eretta una metropoli che attraeva sapienza, ricchezza e cultura come le api sul miele.

Costantino, però, era ancora tormentato dalle diatribe teologiche che continuavano ad affliggere sempre di più l'impero romano. Gran parte delle colpe erano imputabili ai capi religiosi. Ad Alessandro succedette Atanasio e convinto assertore dell'ortodossia e del concilio ecumenico di Nicea. Ario ottenne incredibilmente appoggio dalla famiglia reale, e dallo stesso Costantino, che nel 327 lo richiamò a Costantinopoli per mandarlo ad Alessandria. Atanasio fu processato da un sinodo completamente ariano che lo esiliò, il patriarca scappò nella capitale e qui fu mandato in esilio a Treviri. Costantino cercò di rimandare Ario ad Alessandria ma non ci riuscì. Il sogno dell'Imperatore di riportare tranquillità sul mondo cristiano svanì.

Nei primi mesi del 337, Costantino si trovava n Asia Minore per preparare una grande guerra contro il re di Persia Sapore. Tornò però a Costantinopoli, poco prima di Pasqua, per vedere l'ultimazione e per presiedere alla inaugurazione della chiesa dei Santi Apostoli; poi partì per la spedizione contro i persiani, ma giunto nei pressi di Nicomedia spirò. Prima di morire si fece battezzare dal vescovo Eusebio di Nicomedia.

Costantino mori a mezzogiorno della domenica di Pentecoste. Era il 22 Maggio 337 il funerale fu grandioso come era nelle volontà del defunto. Apriva il corteo Costanzo affiancato da plotoni di soldati in assetto da guerra, seguiva la salma nel suo feretro d'oro circondata da compagnie di lancieri e di fanti armati di tutto punto. Cosi racconta Eusebio. Si fece sepellire nella Basilica dei Santi Apostoli, così da essere considerato come uno di loro. Aveva infatti preparato dodici sarcofagi, come sacri pilastri in onore e in memoria dei dodici apostoli, e al centro fu collocato il suo sarcofago. Divenne così Isapostolo (“pari agli apostoli”).

Cosa possiamo dire di Costantino?
Sicuramente fu un buon imperatore, riorganizzò l'esercito proclamandosi comandante supremo (delegando l'imperium a due magisteri per ciascuna delle due parti dell'impero) completò la separazione tra autorità civile e militare iniziata da Diocleziano. Istituì il Sacrum Consistorium composto da membri permanenti, concepito come nuovo consiglio della corona. Nei rapporti tra l'Imperatore e questo organo vi era un complesso e ritualizzato cerimoniale coordinato dal praefectus sacri cubicoli. Divise l'impero nelle province e attribuì a ciascuno di essi un vescovo con poteri civili creando quel tessuto sociale e amministrativo che si sviluppò nel medioevo con i feudi ecclesiastici. Spostò la capitale perché Roma non rispecchiava più la realtà del nuovo impero. Questo gesto non è legato alla sfera religiosa, ma piuttosto ad una nuova opportunità economica, infatti l'Oriente era molto più florido e molto più promettente in visione futura. Costantino fu un vero Imperatore Romano, cinico e spietato, si garantì il potere attento che la sorte volgesse dalla sua parte e combattendo e cancellando ogni singolo ostacolo verso il suo potere (l'uccisione di quasi tutta la sua famiglia fu un gesto molto strano ancora per molti versi inspiegabile). Fu un grandissimo condottiero un grande soldato e capì che il Cristianesimo ormai era una religione da poter utilizzare ai propri scopi, governando quindi la mente delle persone poteva giungere in maniera diretta e controllare la sua popolazione. Non a caso mantenne le funzione religiose in proprio pugno dando vita al cesaropapismo. Sempre in ambito religioso convocò il primo concilio ecumenico di tutta la Cristianità che per la prima volta sancì delle leggi che ancora oggi le chiese cristiane ricordano. Non riuscì tutta via a ricomporre le fratture che si erano create e che rimangono ancora tutt'oggi dopo quasi 1700 anni.

Fonte

www.imperobizantino.it

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