Simone Paoli
Actarus
5 Marzo Mar 2013 2105 05 marzo 2013

Perché non ho dato fiducia al PD?

Ieri sera, su twitter, mi è stato chiesto “Io affermo, "con il cuore in mano", ma una volta, dico una, potevate accordare fiducia al Pd??”. Chi lo ha chiesto è una persona che merita rispetto sia per come si è sempre espressa, sia per come ha argomentato le sue posizioni pro Bersani durante le primarie prima e in campagna elettorale poi.

Mi sembra giusto quindi rispondergli, perché spero con la mia risposta non tanto di convincerlo, quanto di fargli capire dove probabilmente questo PD ha fallato. E colgo anche l’occasione per ampliare il discorso, perché se si vuole combattere quella che viene (a mio avviso erroneamente) definita “antipolitica” del M5S, c’è solo una risposta, che si chiama buona politica.

Ma partiamo dalla doverosa risposta alla domanda iniziale. Premetto che il PD è al momento il partito meglio strutturato da un punto di vista democratico che abbiamo in Italia, e che proprio per questo l’avevo più che considerato come opzione di voto. Non ho quindi pregiudizi di sorta. Ho anche partecipato alle primarie, e già lì ci sarebbe molto da dire, ma non ha molto senso.

Volendo, potrei sintetizzare tutto il ragionamento che segue in una frase, ovvero il PD non mi ha voluto. Dopo 20 anni di disastri di una intera classe dirigente (vale per me per ogni partito), mi aspettavo facce ed idee nuove.

Mi aspettavo inclusione, meritocrazia, autocritica sugli errori passati. In campagna elettorale invece, è emersa ancora una volta la preponderanza della vecchia classe dirigente, con un rinnovamento di facciata. Sentire i giovani turchi o D’Alema era e resta la stessa cosa.

Cercavo risposte ai problemi del paese. Ho trovato un programma vago ed indefinito (niente numeri, niente impegni precisi), orientato alla filosofia “tassa e spendi”. Ho sentito parlare per due mesi di alleanze (con minuetti e dico-non dico a volte imbarazzanti), e non di vocazione maggioritaria.

Per il mio settore, la green-economy, ho sentito parole fumose e visto estromessi tutti quelli che si erano impegnati dentro e fuori dal parlamento. Della serie predicare bene e razzolare male.

Ed infine la sensazione di essere considerato “moralmente inferiore”. Troppa arroganza, troppa sicumera di aver già vinto hanno portato ad atteggiamenti incomprensibili. A chi faceva notare errori tragici di comunicazione veniva risposto “vota tizio o caio allora”, “se non capisci è un problema tuo”. Si è visto di chi era il problema.

Ora, che fare? Io sono da sempre convinto che l’Italia abbia bisogno di due partiti seri, di riferimento, senza un centrino che condizioni la governabilità. Il PD ed il PDL hanno avuto la possibilità di diventare partiti “di raccolta” moderni e strutturati, negli ultimi 5 anni, il PD addirittura due volte (con Veltroni nel 2008 ed oggi), ma l’hanno gettata alle ortiche in malo modo.

Oggi hanno un’ultima chance. Governare insieme e fare le riforme che servono, e nel frattempo cambiare pelle e testa, per presentarsi rinnovati negli uomini e nelle logiche. Hanno anche la fortuna di avere una forza parlamentare, il M5S che rappresenta l’opposizione ideale per mettere alla prova le loro azioni. Sono ovviamente più che pessimista sulla riuscita (anzi, anche solo sull’inizio) di una operazione del genere, come scritto nel mio precedente post, anzi sono terrorizzato dall’ennesima perdita di tempo, che non possiamo certo permetterci allegramente.

Se non faranno questo sforzo, saranno travolti, in breve tempo. Non da uno tsunami, ma dai loro stessi tragici errori.

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