Parsifal
5 Marzo Mar 2013 1531 05 marzo 2013

Situazione eccellente, se c’è disordine sotto il cielo della politica...

Nel suo accorato editoriale sulla drammatica confusione politica il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, è ricorso nel suo “incipit” ad una proverbiale citazione di Mao-Tse-Dong: Grande disordine sotto il cielo…”. Ma il richiamo, così caro alla generazione sessantottina, si è fermato a metà : infatti il Grande Timoniere aggiungeva sempre il vero commento politico e cioè “Situazione eccellente”…

E forse questa “dimenticanza” non è senza significato. Segno cioè che l’establishment italiano, pur nelle sue voci più pacate ed autorevoli, non riesce ad andare al di là di una dignitosa e ineccepibile manutenzione dell’esistente e a invocare in ogni casi e con questi ambigui numeri parlamentari una governabilità purchessia.

Invece, se è permesso, è davvero una “situazione eccellente”: nel senso cioè che la confusione è arrivata alla vigilia della paralisi istituzionale e che, obtorto collo, obbliga comunque a trovare uno sbocco riformatore alla macchina del Palazzo ormai inceppata.

D’altra parte si vanno in questi mesi celebrando i trent’anni dalla istituzione della prima Commissione Bicamerale per la Riforma Istituzionale, denominata “Commissione Bozzi” dal deputato liberale chiamato a presiederla. Fu la prima: e nel corso dei decenni si susseguirono una Commissione Jotti, una De Mita e una D’Alema. Ma il percorso delle diverse Bicamerali si concluse ogni volta con sagge e innovative proposte, con elevati dibattiti di scienza costituzionale, che però ingombrano soltanto gli archivi del Parlamento, dove felicemente marciscono.
Il pratico “nulla di fatto” ha accompagnato per sei lustri tutti questi nobili tentativi. Come se ci fosse nel mondo politico sempre più acuta la consapevolezza della necessità riformatrice e,in contemporanea, la concreta impotenza a tradurre l’intuizione in realtà operativa e funzionante. Certo, per colpa degli uni e degli altri, quasi sempre prigionieri del “particulare” del proprio interesse immediato di parte: ma anche dalla mediocrità culturale ad elevarsi ad uno spirito “alto” di incontro, autenticamente finalizzato al raggiungimento di un reale “bene comune” com’era stato invece nella stagione fondativa dell’Assemblea Costituente.

Un solo esempio di stortura da correggere, avvertita da tutti, è la follia del “bicameralismo perfetto”, ovvero che Camera e Senato replichino pedissequamente i medesimi compiti e con gli stessi poteri. Il ritardo legislativo, la complicazione del continuo rimbalzo da un’assemblea all’altra, con continue modifiche e aggiunte normative, rende il potere e l’efficacia del Parlamento pressocchè inesistente: E’ una follia (certo costituzionale, ma sempre follia) che appesantisce inutilmente l’iter istituzionale, che lo rende estraneo ai tempi rapidi e flessibili della modernità e ne uccide l’autorevolezza di fronte all’opinione pubblica.

E quando, dopo il faticosissimo processo di revisione costituzionale si è ad esempio arrivati a superare il “bicameralismo perfetto” nel 2005, ci si è messo l’immobilismo parruccone di corporazioni conservatrici che nel nome di un presunto e scandaloso “attentato alla Costituzione” ha indotto la sinistra a farlo bocciare con un referendum popolare.

Alternativamente, l’innovazione fa sempre paura e non mancano mai le componenti immobiliste secondo quel giuridicismo cavilloso che sembra in realtà il vero sport nazionale. E invece di accettare comunque un cambiamento (anche quello poi alla fine sempre emendabile) ci si fossilizza in una inadeguatezza tanto inutilmente costosa quanto terribilmente deprimente. Limitandosi, nel corso dei decenni, a pasticciare sulla legge elettorale, disegnandola di volta in volta secondo la propria momentanea convenienza.

Ecco perché nella “tempesta perfetta” che oggi contraddistingue l’incerto quadro politico e l’incognita delle prospettive percorribile, per paradosso può diventare una “situazione eccellente”, ovvero costringere tutti a metter mano a riforme di sistema. Compresa l’operatività dell’esecutivo (di qualsiasi esecutivo di qualunque colore) frenato nella sua azione da una regolamentazione talmente barocca (fra decreti attuativi, rimandi normativi e circolari interpretative) che spoglia la politica del suo primato reale consegnandolo da troppo tempo nelle mani adunche di un’alta burocrazia avida, iperpotente, autoreferenziale e del tutto ingiustamente irresponsabile.

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