Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
6 Marzo Mar 2013 1540 06 marzo 2013

In Italia sbarca Moxy. Gli albergatori italiani sono destinati a scomparire?

Partirà con il primo albergo a Milano il nuovo progetto alberghiero Moxy, nato dall’alleanza tra Marriott e IKEA, che prevede l’apertura di 50 hotel in Europa. Opportunità o minaccia per gli operatori italiani?

La notizia è apparsa sul Wall Street Journal di martedì: IKEA e Marriot hanno deciso di lanciare una catena di hotel in Europa, dedicata al segmento dei giovani e dei viaggiatori “oculati”. L’investimento di Inter IKEA Holding SA, la holding che controlla il marchio IKEA, sarà pari a circa 500 milioni di dollari per i primi 50 hotel europei che saranno collocati nei pressi di aeroporti, treni e stazioni della metropolitana.

Negli obiettivi iniziali, Moxy dovrebbe aprire le prime strutture in Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Belgio, Austria, e Italia. E proprio il nostro Paese, entro il 2014, a Milano-Malpensa dovrebbe vedere il debutto di Moxy, che intende sviluppare alberghi a tre stelle, in un target, identificato sì come quello giovanile, ma che rientra comunque nel segmento economy. Oggi, secondo i dati di STR Global, fonte indipendente di statistiche sull’andamento del settore alberghiero, sono 17.070 le camere di questo tipo in Europa, che hanno fatto registrare a fine 2012 un tasso di occupazione del 69,8% con un incremento delle redditività per camera del 3,5% (a quota 40,57 euro). Gli alberghi Moxy avranno fra le 150 e le 300 stanze, con una superficie media per camera di 17 mq, tutte equipaggiate con televisori a schermo piatto, porte USB, wi-fi gratuito e pareti artistiche per riflettere, e richiamare la città in cui ha sede l’hotel. Il costo di sviluppo è previsto in 45mila euro a camera. Il prezzo finale sarà compreso fra i 60 e gli 90 euro a notte.

Il fatto che venga scelta l’Italia per il debutto europeo, potrebbe essere letto come il sempre elevato interesse del Bel Paese, in ambito turistico e di bellezze naturali e artistico-culturali, a livello internazionale. Vero. Ma non è che invece l’industria del turismo italiana, e dei suoi operatori, si presenta a livello internazionale in ordine sparso, e quindi è più semplice entrare nel nostro mercato?

Difatti oggi il turismo italiano è in forte crisi. Crisi non solo d’identità, ma anche e soprattutto di “vocazione” imprenditoriale, e di intrecci sempre più pesanti con il mondo finanziario. Sono in realtà le banche i veri padroni del turismo italiano. Due esempi su tutti potranno chiarire meglio la situazione: da un lato gli Atahotels del gruppo FonSai della famiglia Ligresti, dall’altro gli Una Hotels della famiglia toscana Fusi, su cui grava un’esposizione consolidata verso il sistema bancario per circa un miliardo verso un pool di istituti: UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Bpm, Bnl, Ugf e il Credito Cooperativo Fiorentino. Per non parlare poi degli hotel Boscolo, appartenenti all’omonima famiglia padovana, che l’anno scorso hanno detto addio al Veneto per trasferire la sede a Milano e che si trovano a dover rientrare su parte del debito (per 350 milioni) accumulato nel corso degli anni nei confronti delle principali banche italiane: Unicredit, Mps, Bnp-Bnl e Veneto Banca.

Ma è sempre il “piccolo è bello”, come in altri settori dell’industria italiana, il vero problema; con i gruppi italiani che non riescono a confrontarsi con le grandi catene alberghiere internazionali. E ora è il turno di Moxy. Il modello alberghiero italiano che ha fatto la fortuna dell’Italia in una certa epoca storica del nostro Paese, è ora un modello che inesorabilmente sta dimostrando tutti i suoi limiti sul palcoscenico internazionale. Secondo Federalberghi nel 2012 si è assistito ad un calo del 2,5% dei pernottamenti e del 10% dei fatturati: si tratta di 7 milioni in meno di presenze e di una perdita di 3 miliardi di euro.

Da dove ripartire?

Brutalmente, dalla legge darwiniana delle selezione naturale. Ci sono troppi alberghi che non hanno alcuna economicità, ovvero che saranno sempre meno in grado di rivolgere al mercato un’offerta competitiva per prezzo e soprattutto moderna in termine di servizi e soluzioni di soggiorno. Ci sono troppe strutture, anche e soprattutto nelle grandi città turistiche, che hanno fatto ammodernamenti “di facciata” ma che presentano forme, impianti e organizzazioni interne che erano ottimali per gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, ma non lo sono più nel 2013. Infine, c’è troppa frammentazione, e parlare di rete tra operatori per contenere i costi, aumentare i servizi (ad esempio con un centro di prenotazione unico fra gli alberghi in rete) e offrire specializzazioni maggiori per ogni struttura, individualmente, ma all’interno di un gruppo, può essere una prima strada da intraprendere.

Se i tanti distretti industriali del mobile, in Italia, al tempo sottovalutarono la strategia commerciale e industriale di IKEA, oggi per non ripetere quell’errore gli albergatori italiani dovrebbero vedere in Moxy, un’opportunità, più che una minaccia. Non ci sono più margini di errore.

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