In medias res
6 Marzo Mar 2013 0916 06 marzo 2013

La logica del M5S

Ho la netta sensazione che qualcosa stia accadendo nella politica italiana, che ci si trovi all'alba di un cambiamento, forse anche epocale.
Non fraintendetemi, non si tratta della mera ricognizione della nascita di un nuovo soggetto politico portatore di elementi nuovi (in questo caso il M5S), ma di qualcosa di più.

Da un lato mi trovo spaventato da un aspetto inquietante del movimento cinque stelle, l'apparente improvvisazione e totale mancanza di preparazione che, combinati con la mancanza di esperienza, sembrerebbero una perfetta ricetta per il disastro.
Dall'altro vedo progetti di grande interesse e ambizione.
L'uso della rete per ampliare la partecipazione dei cittadini e la pratica democratica all'interno del partito. Il fortissimo desiderio di staccare le logiche economiche dalla professione politica (rinuncia ai contributi e tetti a 5000 euro lordi per i parlamentari). L'intenzione, ormai chiara, di tagliar fuori le logiche mediatico/informative classiche dalla politica.

Partiamo proprio da quest'ultima intenzione. Il partito non parla con i giornalisti, non va in televisione e affida totalmente la sua comunicazione al web e alle sue logiche sociali.
Il giornalismo classico grida allo scandalo e, nel farlo, fa sorridere.
Impegnato a spacciare pubblicità vendendo sensazionalismo cucinato da stagisti a 800 euro al mese (quando va bene), ora reclama il ruolo di watchdog democratico? Nemmeno il pudore sembra essergli rimasto.
L'iniziativa del M5S è interessante perché prosciuga le fonti che poi questi operatori si premurano di adulterare per offrire la classica “notizia bella” (bella perché clamorosa, perché tempista, perché consolatoria...tanti perché all'infuori di quello fondamentale, quello informativo). Non che a televisione e stampa questo sembri interessare più di tanto: le notizie le scrivono lo stesso, forse anche meglio perché hanno mano ancora più libera nella fase “creativa”.
Se però immaginiamo uno scenario in cui, spariti PDL e PD, per competere con il M5S, nascono dei nuovi movimenti che operano con la stessa logica cercando di fare meglio, ecco che lo scenario mediatico-informativo potrebbe mutare...

Come?
Una seria riflessione sulle responsabilità dei media informativi nella situazione politica odierna porta alla luce pattern facilmente riconoscibili. Il giornalismo è cambiato ed è ormai assodato da diversi studi come la deriva anti-informativa e pro-intrattenimeno sia conclamata.
Se le elezioni sono diventate delle horse-race basate sul faccione del leader lo dobbiamo essenzialmente ai media informativi (i quali a loro volta giocano a fare l'eco dicendo “diamo agli spettatori ciò che vogliono” raccontando una menzogna che già smentiva cinquant'anni fa Pasolini). Se nei telegiornali non c'è mai traccia di un'intenzione pedagogica verso il cittadino (né tantomeno informativa), ma solo di quella di intrattenimento, lo dobbiamo alle politiche “a corto respiro” dei direttori direttamente dettate dai numeri dell'audience.
Se, infine, i nostri giornali stanno diventando sempre più simili a giornaletti scandalistici, per squalità dei contenuti, per spazio alle immagini e per ripartizione dello spazio, a chi lo dobbiamo?
Potrei andare avanti per pagine...
Come negare che tutto questo ha una precisa responsabilità nello scadimento politico-culturale del nostro paese? La popolazione conosce la politica tramite i media e se i media seminano ottusità il raccolto poi non può che rispecchiarlo; ex nihilo nihili fit, diceva Lucrezio nel De Rerum Natura, dal nulla nasce il nulla.

E allora, forse, il progetto dell'M5S non è così bizzarro e antidemocratico...

E se la stessa logica di espulsione drastica del virus la volessero applicare alla politica?
Quale miglior modo di mettere i parlamentari a 5000 euro lordi al mese? Forse, in questo modo, la politica la fa chi ha la passione per farla, non ex ballerine ed ex pranoterapeuti senza arte né parte alla ricerca di una poltrona d'oro. E allo stesso tempo si tengono lontane le logiche economiche evitando scandali e scandaletti con cui conviviamo ormai da trent'anni.

Fioccano nell'informazione, un po' ovunque, attacchi alle bizzarrie dell'M5S. Ai sommelier che vogliono occuparsi di agricoltura, agli economisti improvvisati...si sghignazza di fronte a gente un po' impacciata di fronte ai microfoni e a una platea, magari vestita “male” e senza cravatta.
Tuttavia la maggior parte di questi attacchi mi suonano un po' vuoti di fronte al disegno generale di un'innovazione che è soltanto all'inizio.

Fabio Sabatini, su Il Fatto Quotidiano, evidenziava ieri, come ci sia grande inesperienza e scarsità di titoli nelle file degli eletti M5S. La cosa ha spaventato anche me, a tutta prima. Ora, tuttavia, guardandola in ottica di più lungo periodo, ne vedo la logica. Questo è il meglio che il movimento oggi esprime, un meglio che è stato distillato con la partecipazione di tutti, portando ogni candidato di fronte alla base.
Se questo è l'inizio, e se domani nasceranno altri M5S (M6S, M7S), la concorrenza darà i suoi frutti consueti, ovvero porterà le eccellenze a competere con questa prima generazione, e vincerà il migliore. E allora ripartiremo.

Lo ammetto, forse mi sto facendo trascinare dall'entusiasmo.
Solo una settimana fa mi accapigliavo con amici votanti del M5S accusandoli di faciloneria e irresponsabilità. Ora ci ho guardato dentro e ci ho trovato principi e intenzioni interessanti; il resto ce lo metto io, con un entusiasmo un po' sognante. Esattamente come fanno loro.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook