Antonio Aloisi
L’agente Mormora
6 Marzo Mar 2013 1723 06 marzo 2013

Se i Simpson ci hanno insegnato qualcosa è che Grillo-il-Clown non va votato

L’inarrestabile ascesa degli attivisti grillini e del loro despota smanettone ha una sceneggiatura abbastanza prevedibile, in parte assimilabile alla deprimente vicenda umana del pagliaccio che infesta le puntate dei cartoni gialli figli della matita di Matt Groening. E ci relega al ruolo sonnacchiaso di spettatori di un rocambolesco talent show in cui l’unico grande assente è proprio il talento, oppure il merito, o ancora le idee. Che, badate, servono - voglio dire - sono indispensabili, inchiodano alla scelta ed impediscono quel "rifiuto ostinato della complessità" cui sono affezionati i militanti della setta. 

Innanzitutto, l’inadeguatezza professionale del comico genovese - appellativo cui i cronisti oggi prepongono un ‘ex’, quasi a certificare una differenza di mestiere - è proprio quella cui ci ha abituato Krusty il Clown, comico gettonatissimo eppure arrugginito. Gli sketch del buffone giallo sono iperbolici eppure malconci, tenuti in piedi grazie alle risate finte che la regia manda in onda per liberare la platea dall’imbarazzo del flop. Ora, fatte le debite proporzioni, chiunque abbia messo piede tra le prime file della marea allucinata di una tappa dello ‘Tsunami Tour’, che ha catapultato Grillo in decine di piazze italiane, ha in mente quanta assuefazione e ipnosi accompagnassero gli improperi del leader Cinque Stelle. L’ormai scarico ed impolverato repertorio grillesco, in campagna elettorale, si è nutrito di temi vaghi ed inattuabili, talvolta persino condivisibili, tant’erano raffazzonati ed istintivi. Il rinnovamento a tutti i costi, quel «fuori tutti» da megastore in liquidazione, la retorica sulla via della decrescita felice, il tintinnante giustizialismo d’accatto, l’ambientalismo neghittoso e troglodita, l’avversione per i media asserviti: sono questi i frame grazie a cui si è sviluppata la comunicazione del MoVimento. Che, guarda caso, oggi è silenziata e depistante: chiaro segnale che la forza demolitrice di un’impostazione ‘antitutto’ vive con terrore l’idea di doversi confrontare con responsabilità di governo.

Oggi un nutrito plotone di eletti è pronto – indicazioni stradali permettendo – a occupare le camere, uscendo dal labirinto senza fili e senza fini della propria militanza virtuale e offrendosi all’attenzione degli elettori che, complice una legge elettorale di cui è lecito dire peste e corna ed un divieto paternalista e perentorio di partecipare alle tribune televisive, fino ad oggi hanno ignorato i volti dei ‘cittadini’ che ora si guadagnano il ruolo di parlamentari (i più non sono neofiti, badate bene, hanno in curriculum almeno una sconfitta nelle scorse consultazioni locali). Intanto, il “Grattachecca e Fichetto Show” andato in onda a Roma nelle scorse giornate non è per nulla edificante: il pionierismo e l’avventura si sono squagliati ed hanno fatto spazio a pressapochismo ed impreparazione. L’obiezione più scontata, vivaddio, è la seguente: agli scafati Fiorito e Penati, preferiamo gli ingenui a cinque stelle. Falso: i peones non sono innocui, e deve pure esistere un’alternativa media tra “banda bassotti” e “banda degli onesti”. Anzi, la totale dipendenza dal duo nevrotico Grillo – Casaleggio fa di questi neosenatori e neodeputati un esercito schierato sul crinale dell’obbedienza cieca. Ugo Magri, a proposito del vincolo di mandato, ha offerto una prospettiva storica interessante: è sgangherato e totalitario un sistema in cui i deputati obbediscono ad una “intelligenza collettiva” che alberga nel retrobottega di una agenzia di comunicazione orwelliana ovvero nelle stanze delle direzioni centrali dei partiti.

Telespalla-Gian-Bob Casaleggio è l’ideologo del movimento, il teorico di un nuovo ordine mondiale da disegnare nella netsfera e nel globo terraqueo, una sorta di Richelieu turbonerd: se le sue teorie complottiste non fossero così poco originali da riecheggiare le farneticazioni di un Giulietto Chiesa non troppo in forma, si potrebbe pensare di farne un film di fantascienza. In queste settimane, la sorpresa per il risultato elettorale ottenuto dalla lista impedisce di riflettere serenamente sul fosco garbuglio tra la Casaleggio Associati ed il testimonial Grillo: nel layout essenziale del cliccatissimo blog, in questi anni, l’unica certezza inamovibile sono i banner dei DVD in vendita, mentre poco o nulla sappiamo circa il flusso di quattrini che passa per le casse della lista (eppure la mala gestio del partito di Tonino Di Pietro avrebbe dovuto sensibilizzare l’opinione pubblica circa la follia di un sistema tanto padronale ed accentrato). Inutile ricordare che l’energia di cui si nutre la militanza dei nostri è un populismo abbastanza collaudato che assume forme terrificanti in tutti gli Stati fiaccati dalle convulsioni della crisi economica. Poco sorprendono le analisi sulla composizione sociale e ideologica dell’elettorato grillino: vale il gigantesco “Vaffa” che ha inaugurato la stagione felice del comico riciclatosi capopopolo come motivazione del voto rabbioso ed indignato.

L'inverno del nostro scontento – come da citazione del blog MinimaEtMoralia - dura da troppe stagioni, e l’irresponsabilità strenua delle classi dirigenti nostrane che hanno preferito il controllo al consenso ne è causa diretta. La reazione alla montante ondata di disaffezione è stata posticcia e complice, quasi a sua volta indignata per il solo fatto che le insidie al colosso partitocratico giungessero da una folta schiera di “uomini chiunque”, capaci di catalizzare le frustrazioni enormi dell’orrido quotidiano in un attivismo locale ma ambizioso e di fatto fuori controllo, almeno nelle proporzioni. Anche Krusty il Clown un giorno decide di scendere in campo e pure l’oclocrazia lo incorona deputato al Congresso tra le file dei Repubblicani – in questa veste si farà portavoce di beceri provvedimenti pelosi e bizzarri. Non è facile stabilire quanti giri di giostra siano rimasti al circo pentastellato: c’è chi giura che la debordante sincerità dei neoeletti demolirà le speranze di chi ha creduto che l’inesperienza sia una virtù. Già oggi si pone il problema della apparentemente golosa contendibilità del movimento che rischia di trasformarsi in un inconsapevole ascensore sociale per non meglio identificati outsider. Probabilmente presto la cometa grillina sublimerà e rivelerà la propria natura: si tratta infatti di “palle di neve sporca”.

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