Andrea Cinalli
Serialità ignorata
7 Marzo Mar 2013 1250 07 marzo 2013

The Following, un tweet prima di uccidere

Ci sono storie limpide e cristalline da assaporare dopo cena, a coronamento di una serata fra amici. O da gustare appollaiati sul divano, con una birra stretta nel pugno e la testa comodamente assestata sullo schienale. Storie la cui visione richiede due occhi a malapena dischiusi, con la concentrazione che va spegnendosi per lasciare il posto al sonno.
Bé, “The Following” non è fra queste. Ideata dall'autore di “Scream”, “The Vampire Diaries” e “So Cosa Hai Fatto”, è un racconto truculento, che spiazza e fa trasecolare a ogni svolta narrativa. Uno di quelli che tiene gli spettatori saldamente avvinghiati alla poltrona, ammaliati dalla narrazione di ampio respiro e un filino inquietati dai fendenti che piovono a destra e sinistra.

Il perno delle fila narrative è la rete di delitti giostrata via web da Joe Carroll, serial killer in gattabuia dal 2003. Evaso e datosi alla macchia per un paio di giorni, è attraverso i social network che recluta gli adepti sparsi per gli USA, pianificando una scia di sangue con una meticolosità disarmante. A Ryan Hardy, ex agente federale che l'aveva acciuffato, il compito di arginarla. Ma quello che sembra il piano di uno spostato risoluto a riconquistare le luci della ribalta si rivela qualcosa di più elaborato. Tra una citazione di Edgar Allan Poe e altre erudizioni letterarie, Carroll, con un passato da giallista bistrattato dalla critica alle spalle, supervisiona le mosse dei killer-seguaci come personaggi di un capolavoro letterario “dal vero”.

È un mosaico dai risvolti macabri, quello abbozzato da Kevin Williamson, che dopo gli horror adolescenziali alza il tiro, trastullandosi con una narrazione frammentata e discontinua, dilatata dai sempreverdi flashback. Come in “The Vampire Diaries”, si balocca col fattore imprevedibilità, elevandolo a chiave del successo: ogni personaggio ha un bagaglio di segreti, e chiunque potrebbe svelarsi una pedina delle losche trame di Carroll. Chiunque. Dal fattorino che consegna le pizze all'amico di infanzia di cui non dubiteresti mai.
Notevoli poi gli interpreti, che si calano con nonchalance nei panni di personaggi sfaccettati, segnati dall'incubo della carneficina. Con volti cinematografici della caratura di Kevin Bacon (è l'agente Hardy) e James Purefoy (la nemesi Carroll), che bene incarnano i drammi dei rispettivi personaggi, non ci si poteva aspettare di meno. E, tanto per stuzzicare la vostra curiosità, sappiate che è il primo serial cui Bacon partecipa dopo un'infinità di progetti abortiti.

Se la critica estera concorda unanime sulla qualità e la brillantezza del telefilm, sul versante italico emerge qualche voce dissonante: Grasso e Poli, critici de “Il Corriere della Sera” e “Fox Magazine”, storcono il naso a quella voglia di stupire a tutti i costi, per via della quale, paradossalmente, si potrebbe scadere nel “già visto”. Rischio paventato anche sul web, dove fioccano ipotesi su un coinvolgimento della melliflua Claire, ex moglie del killer e amante di Hardy, che – sconvolta dal rapimento del figlio, ad opera degli accoliti di Carroll – potrebbe sorprenderci nel finale di stagione, mostrando un inedito lato oscuro. Chissà.
Finora, negli States sono stati trasmessi sette episodi, e per concludere il ciclo se ne prevedono altri otto. Gli indici d'ascolto, dopo un esordio in gran spolvero (10 milioni di telespettatori, che lievitano a 15 considerate le registrazioni casalinghe), si adagiano sugli 8 milioni di viewers, comunque un gran bel colpo per la FOX americana. Sui lidi nostrani, invece, “The Following” registra un primato: è la prima serie acquistata e in onda sia su Premium Crime sia su Sky Uno. Un'alleanza suggellata col sangue.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook