Andrea Porcheddu
L’onesto Jago
8 Marzo Mar 2013 1111 08 marzo 2013

E il teatro delle donne?

Ma il teatro italiano festeggia la donna? A dire il vero non pare.
In fatto di genere e pari opportunità o quote rosa, siamo piuttosto fermi. L’altro giorno, su doppiozero.com, la collega Roberta Ferraresi riprendeva un tema a me caro, quello della gerontocrazia che governa i teatri stabili pubblici. Poi, quasi di sfuggita, Ferraresi faceva notare che nessuno tra i direttori di queste strutture è donna. Allora, nel mistico giorno della “festa della donna”, qualche ragionamento si dovrà pur fare. Che vuol dire oggi, in Italia, essere attrice o essere ballerina? Che vuol dire presentare un progetto da regista-donna? Senza scomodare Virginia Woolf - e se Shakespeare avesse avuto una sorella? si chiedeva l'autrice - pare proprio che la situazione nazionale non sia incoraggiante.
Nell’era, che non sembra tramontare, delle olgettine, delle “attricette” pronte a tutto per una comparsata tv; delle cubiste che fanno bunga bunga; del ritorno sfrontato del burlesque, vale la pena chiedersi chi fa cosa.
Il teatro, si sa, ha accolto e in qualche modo “lanciato” il femminismo. In una disciplina che è stata a lungo sostanzialmente maschile (si pensi alla compagnia dei King's Men, formata come è noto da soli uomini) le donne hanno trovato relativamente presto il loro spazio. Merito delle “comiche dell’arte” ad esempio, che già nella fine del Cinquecento cantavano, recitavano, ballavano. Poi, gradualmente, il teatro è stato terreno di scontro e di confronto. Molti sono gli esempi: dalle suffragette (vere performer politiche antelitteram) al teatro femminista anni Settanta; dalla messa in scena di monologhi tutti al femminile – ricorderete i ridondanti Monologhi della vagina di Eve Ensler – alla scrittura dichiaratamente lesbica di Sarah Kane, intercettando anche scritture che dessero voce alle donne di colore, vittime di una doppia, se non tripla discriminazione, come nel testo For colored girl who have considered suicide di Ntozake Shange. Eppure il femminile, a teatro, è spesso o quasi sempre raccontato dagli uomini: Giulietta o Nora, Medea o Nina le cose non cambiano. L’Italia, poi, al solito, è ancora più arretrata rispetto all'Europa: non possiamo non constatare che la nostra scena sia (omo)sessuale, ossia prevalentemente maschile e gay.
Poche, in proporzione, le registe in attività, poche le autrici, mentre le attrici hanno spesso ruoli in cui devono comunque subire la dittatura dello sguardo maschile (sia autorale che registico che – mi tocca dirlo – critico). Insomma, siamo ancora alle “bambole”, alle ballerine di fila dell’avanspettacolo, le “dodici gambe dodici” che magari possono approdare in parlamento per altri meriti, ma che in teatro devono limitarsi a certi ruoli.
E allora proviamo a fare un po’ di conti? Chi sono le “star” femminili del teatro italiano? Davvero sono così “scarse” da non meritare nemmeno una direzione artistica? Sono tante, le donne che rendono vivo il nostro teatro, ma, sembra evidente, la loro arte non è ancora adeguatamente riconosciuta.
Il “Teatro delle donne, centro nazionale di drammaturgia”, fa un ricco elenco di autrici e con piacere rimando al loro lavoro (http://www.teatrodelledonne.com/archivio.htm) per avere un colpo d’occhio su quante siano le autrici italiane.
Ma voglio citare qui, alla rinfusa, alcune registe-autrici che hanno segnato il teatro di questi anni. Artiste geniali come Emma Dante, Ermanna Montanari, Chiara Guidi, Lucia Calamaro, Laura Curino, Elena Bucci, Maria Grazia Cipriani, Letizia Russo, Rita Maffei, Laura Forti, Ilaria Drago, Carolina de la calle Casanova, Laura Sicignano, Cristina Pezzoli, Roberta Torre, Serena Sinigaglia, Licia Lanera, Fiorenza Menni, Michela Lucenti, Mariangela Gualtieri, Giuliana Musso, Daniela Nicolò, Valeria Raimondi, Chiara Lagani, Maria Federica Maestri, Marta Cuscunà…
E le attrici? Ci sono grandi stelle, lo sappiamo: donne che hanno fatto la storia del teatro. Ma si stanno affacciando, e alcune si sono già affermate, alcune attrici decisamente interessanti. A partire, anche qui in ordine sparso, da Laura Marinoni, Maria Paiato, Federica Fracassi, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Francesca Ciocchetti, Valentina Banci, Arianna Scommegna, Daria De Florian, Sabrina Scuccimarra, Candida Nieri, Frédérique Loilée, Silvia Gallerano, Valentina Vacca, Federica Santoro, Caterina Carpio, Deniz Ozdogan, Giovanna Di Rauso, e ancora le giovanissime Chiara Muscato, Giulia D’Imperio, Clio Cipolletta, Maura Pettorruso, Martina Galletta…
Tante, tantissime. E altrettante, ovviamente, ne dimentico (per non parlare di tecniche, scenografe, costumiste, organizzatrici...)
Poi, però, se vai a scorrere il cartellone di un teatro qualsiasi – che so, il Teatro Stabile di Roma – di tutto questo mondo non c’è traccia o quasi. La stagione 2012/2013 all’Argentina, il più grande teatro della capitale, vede Branciaroli, Strehler/Soleri, Dall'Aglio, Lavia, Martone, Sciaccaluga, Longhi, Ronconi, Scaparro, Servillo, Cecchi, Pagni, Orsini, Ranieri. Grande qualità, certo. Ma un solo genere. Buona festa delle donne.

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