Il cammello, l'ago e il mercato
12 Marzo Mar 2013 1651 12 marzo 2013

Bersani fa bene a provarci. Ma sarà la legge sui partiti a bloccare l’accordo con Grillo

Bersani cerca a tutti i costi di convincere il MoVimento 5 Stelle (M5S) ad impegnarsi nel sostegno ad un suo governo. È un tentativo senza speranza, tutti dicono, eppure pare a me che esso vada perseguito e portato avanti fino in fondo, fino al (probabile) fallimento.

Vorrei dire perché la penso così, cercando di attenermi a questo tema, senza indulgere più che tanto in (anche comprensibili) critiche agli errori commessi da Bersani in campagna: forse perché certo di vincere, forse per la sua terragna attitudine a volare all’altezza delle anatre e non delle aquile, egli ha condotto una campagna troppo scialba e non ha saputo capitalizzare i voti raccolti alle primarie per liberarsi degli ingombranti vecchi del PD (quando a pochi giorni dal voto si è sentito parlare di D’Alema agli Esteri, quanti voti ha perso il PD?).

Parliamo dunque solo della rincorsa di Bersani a Grillo. Quanto avviene ha molte ragioni, alcune di comprensibile ambizione da parte di Bersani, altre di diversa natura. D’altronde, degli uomini possiamo solo studiare, e valutare, il comportamento pratico. Sui motivi di tale comportamento, è arduo formulare giudizi spesso per gli stessi interessati, figuriamoci per gli altri!

Diamo quindi pure per scontata l’ambizione bersaniana di restare in scena, anche a costo di venir pubblicamente svillaneggiato da Grillo. Come pure diamo per scontato il desiderio di sfruttare l’occasione di un probabile, ma deprecato, fallimento per mostrare agli elettori di Grillo che i loro voti sono sprecati perché inutilizzabili nel normale gioco democratico. Questo è un punto fondamentale nella condotta di Bersani: se riesce va bene, se no dirà ai grillini che i loro voti sono inutili, a meno che riescano ad ottenere il controllo del Parlamento!

Tutto vero, ma c’è anche un altro, e più "nobile", motivo per cui il segretario del Pd resta lì a prendere le sberle di un capocomico che fin qui ha guidato il "suo" movimento con metodi che definire democratici sarebbe azzardato. E anche l’attacco di Grillo all’articolo della Costituzione che vieta il vincolo di mandato parlamentare, pur in un certo senso comprensibile alla luce della legge-porcata di Calderoli, ne è triste testimonianza.

Bersani vuole ricordare a Grillo e ai suoi elettori che chi s’è iscritto ad una partita di calcio deve poi giocare secondo le regole del calcio, e non può pretendere di applicare quelle del basket.

Se Bersani corre dietro a Grillo, però, è anche per rispetto del metodo democratico. Il 25% degli italiani che hanno votato, ha scelto il M5S. Al Senato, dove il PD non ha la maggioranza, è questo l’unico blocco di voti che esso possa concepire di unire ai propri per formare una maggioranza: i senatori montiani non sono abbastanza numerosi, infatti, mentre un accordo con quelli del PdL sfascerebbe immediatamente il PD. Certo, perché si possa parlare di un accordo fra PD e M5S ci devono essere alcune minime basi di un accordo, ed è proprio ciò che Bersani, molto audacemente ma non infondatamente, cerca di ottenere.

Rifiutarsi anche solo di provare a raggiungere un accordo sarebbe giustificato solo per evidente incompatibilità di fini dell’azione politica delle due forze: per rifiuto, magari reciproco, delle credenziali democratiche.
Dare per scontato che Grillo e i suoi elettori siano irrecuperabili sarebbe grave offesa alla democrazia; quasi come fossero olio che non si può mischiare con l’acqua, o non fosse possibile stabilire con loro l’accordo su alcuni, pochi punti essenziali, compresa, forse, una nuova legge elettorale.

Sono convinto che Grillo e i suoi dovrebbero accettare l’uninominale a doppio turno, dal quale essi potrebbero, in certe circostanze, trarre grandi vantaggi: se il M5S accedesse al ballottaggio contro il PdL, prenderebbe certo i voti della sinistra, mentre in un ballottaggio fra PD e M5S, la destra voterebbe Grillo. Speriamo solo che ciò non induca il PD ad abbandonare la propria nota preferenza per questo sistema. Le leggi elettorali andrebbero decise sotto il famoso velo d’ignoranza di Rawls. Chi è troppo furbo fa sempre un calcolo di troppo, e si bidona da solo...

Ma il vero punto che a mio avviso farà saltare ogni trattativa fra Grillo e Bersani sta proprio nell’essenza che il M5S sbandiera ai quattro venti come propria: l’essere un movimento che vive nella comunità virtuale del web. Il problema non sarà tanto il finanziamento pubblico dei partiti (su cui un accordo potrebbe essere meno problematico di quanto si creda), quanto la necessità che essi operino con metodo democratico.

Bersani che, ricordo, guida l’unico partito non padronale in Italia, vuole una seria legge sui partiti politici; conregole precise sui congressi, sulla elezione dei vertici, sulla composizione dei loro organismi dirigenti e dei gruppi parlamentari. Una legge che renda democratica l’esistenza dei partiti, come la nostra Costituzione invano da decenni richiede.

È questo che Grillo probabilmente non accetterà, ma Bersani fa bene a provarci. Se poi fallirà, avrà mostrato di aver fatto tutto il possibile, e avremo un’altra mano. Forse affidata a Renzi, forse a un altro Monti, che però non faccia al presidente della Repubblica (attuale o futuro) lo stesso scherzetto che gli ha giocato Mario Monti.

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