Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
12 Marzo Mar 2013 0030 11 marzo 2013

Il Dilemma del Pennello Cinghiale

Spot - Pennello Cinghiale

La pubblicita' del pennello cinghiale dura 15 secondi netti, ma ha resistito per piu' di 20 anni nei palinsesti televisivi. La storia e’ semplice, un imbianchino costretto a portare sulla schiena un pennello enorme, bloccando un traffico di una citta' italiana del 1979, a giudicare dai modelli delle macchine. Il vigile, neanche inalberato, fa notare al bauscia che, per una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello. E via cosi'. Pennelli Cinghiale. 15 secondi che, con la loro ripetitivita' elementare, hanno alterato la coscienza nazionale, come se quelle setole fossero di cinghiali della Val Susia, imbevute di Cesio e di tartufi depredati all’accolita di Slow Food.

Quei 15 secondi definiscono quel continuo trade off fra un lavoro fatto veloce ed uno eseguito con gli strumenti adeguati, la differenza fra apparenza ed essere. Si dipinga la parete veloce, piuttosto che bene, si costruiscano case sulla sabbia, strade senza fondazioni, si permetta alle banche di consolidarsi, anche se si sa che ci potrebbero essere problemi di concorrenza. Il gran male del paese non e' l'ignavia, come notano Annalisa Piras e Bill Emmott nel loro documentario Girlfriend in a coma, ma quel senso di continua precarieta' sociale, politica, istituzionale. L'approssimazione della pennellata veloce sulle crepe del muro, delle stanze reimbiancate senza amore.

Un’Italia approssimata, abbozzata, mai raggiunta, mai completamente riconvertita e resa adatta alla modernita’. L’approssimazione, come dico da tempo, e’ il cancro del paese, perche’ dalla mancanza di dettaglio arriva l’esuberanza dell’arrangiarsi, del darsi da fare, dove non esista struttura, dove la governance vuol dire corruzione e lungaggine. Da questa costola della coscienza immatura del paese nasce il malaffare, nasce la mala. Non esiste una struttura e non esiste neanche un’impalcatura, in troppe parti del paese, a cui affidarsi. Per quello, si costruisce veloce, male, non si riesce a portare fino in fondo un cambiamento reso ancor piu’ necessario dal clima di incertezza globale.

Il paese ha poco tempo per rinnovarsi e non attraverso una rivoluzione cruenta, con l’occupazione farsesca di tribunali oggi e di ospedali domani, non sono le marce a risolvere i problemi, ma un modello nuovo di governance, a partire da chi si prende la picca di rappresentarci. La deriva istituzionale nasce prima di tutto da questa mancanza di controllo sulle regole essenziali di una democrazia che diventano poi mancanza di coordinamento e di attenzione ai rischi veri che corre il paese, di isolamento, di poverta’, di esaurimento del capitale umano e sociale di cui ancora godiamo.

Analis, azione e determinazione, sono le tre caratteristiche della classe politica del futuro. Capire i problemi, quanto grandi siano le crepe, quali siano le azioni necessarie, quali siano gli strumenti giusti e per quanto tempo dovra’ durare l’intervento. Alcune lesioni nel paese necessiteranno di decine e decine di anni. O, forse, dovremmo pensare che ogni piccolo mattone che rimetteremo a posto, appena ce lo permetteranno, dovra’ stare al suo posto per due o tre secoli, come le pietre dei muretti a secco delle campagne italiane. Quei contadini si spaccarono la schiena a costruire terrazzamenti ed a piantare olivi dei quali magari non assaggiarono mai l’olio. Ma lo fecero. Per quel giuramento silenzioso che i nostri parenti hanno fatto con la nostra terra. A noi tocchera' rinnovare quella promessa, fatta anche di fatica ma soprattutto di regole certe e di aspettative che si realizzano ben comprendendo i rischi che corriamo ad ignorare dove siamo arrivati. Sull'orlo del baratro, con un pennello enorme che ci sbilancia.

“Risks only have reality within social systems which have expectations of decision and action, expectations which increasingly cristallyze as demands for management systems for risk”

Michael Power – Organised Uncertainty

SOUNDTRACK

Fire! Orchestra – Exit, Part Two

http://youtu.be/Z53ltfMGbLY

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