Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
12 Marzo Mar 2013 1019 12 marzo 2013

Lunch Beat: addio schiscetta, adesso la pausa pranzo si fa in discoteca

Mesi fa avevo letto della nascita in Svezia – precisamente a Stoccolma, nel 2010, ad opera della ventottenne Molly Ränge – di un nuovo modo di concepire la pausa pranzo, ovvero quello di passarla in discoteca. Da vera tradizionalista, avevo sottovalutato la portata del fenomeno. Male, molto male, perché è ormai evidente che le buone idee nascono lassù: le librerie Billy, i divani Klippan, i vestiti low-cost, l’attenzione all’igiene orale come vuole Filippa Lagerbäck, i Tony Manero della pausa pranzo.

A quanto pare, infatti, fare quattro salti in pista invece che metterne altri quattro nel microonde aziendale piace, e non solo in Svezia. Leggo in rete che parecchie città – tra cui Oslo, Parigi, New York, Boston, Berlino – si sono già attrezzate in tal senso e che anche in Italia il fenomeno Lunch Beat sta tentando, un po’ a fatica a dire il vero, di attecchire.
Via la schiscetta, dunque, via la cravatta, via la giacca, via pure il sotto giacca in cachemire a meno che non si voglia tornare in ufficio in un bagno di sudore e sterminare così i colleghi, e facciamo girare i dischi.

Queste sono le dieci regole da rispettare:

  • Se è il tuo primo Lunch Beat, devi ballare
  • Se è il tuo secondo, terzo, quarto Lunch Beat, devi ballare
  • Se sei troppo stanco per ballare al Lunch Beat, ti consigliamo la pausa pranzo da un'altra parte
  • Non puoi parlare di lavoro durante il Lunch Beat
  • Al Lunch Beat chiunque può essere partner di ballo
  • Ogni Lunch Beat non dura più di 60 minuti durante la pausa pranzo
  • In ogni Lunch Beat c’è un DJ set
  • L’acqua è gratis
  • Il Lunch Beat si svolge in un ambiente drug free
  • Chiunque può creare un evento Lunch Beat in qualsiasi luogo, rispettando il manifesto e la natura no-profit dell’iniziativa

Insomma, meglio un sano panino in discoteca mentre ci si scatena nelle danze che il noioso merluzzo con i piselli della mensa aziendale, buttato giù a fatica con l’altrettanto noioso cicaleccio dei colleghi in sottofondo? Sembrerebbe di sì.
Ci si distende, ci si rilassa, si svuota la mente, ci si tiene pure in forma. E, cosa non di poco conto nella Milano da bere, l’acqua è gratis. Praticamente un miracolo.

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