Federico Ammazzalorso
La Fantascienza è adesso
12 Marzo Mar 2013 1401 12 marzo 2013

Perché la democrazia online è una grande contraddizione

In questi giorni una delle domande retoriche più frequenti è: ma perché Grillo non indice un referendum online per decidere se dare la fiducia ad un eventuale governo di Bersani? Io speravo che l'avessero smessa con queste petizioni online, invece no. Premetto che sono il primo che si augura una soluzione del genere, ma ci sono delle cose che molti tralasciano.

Tutti scrivono di questo dissenso alla base del Movimento, ma al momento nessuno presenta delle prove di ciò. Delle persone scrivono sul blog di Grillo esprimendo la loro contrarietà a tale decisione? Bene, ma sono elettori del Movimento? Chi è iscritto al sito del Movimento è automaticamente suo elettore?

C'è stata la petizione lanciata da una giovane elettrice del Movimento, la quale è stata prontamente cestinata da Grillo e soci. Tutti a gridare allo scandalo, avevano rinnegato la loro ideologia, la democrazia dal basso. Anche questo giustissimo, ma c'è sempre da dire che quella petizione poteva essere firmata da chiunque: da piddiellini, da sostenitori di Monti, da iscritti al Pd e persino da gente che manco era andata a votare.

Adesso è uscita fuori la petizione de la Repubblica che in parole povere chiede le stesse cose della precedente petizione, l'unica differenza è che tra i primi firmatari ci sono persone popolari come Michele Serra, Jovanotti e Don Gallo.

Suppongo che coloro che hanno votato il Movimento e adesso auspicano la fiducia al Pd non siano altro che scontenti del Pd. Hanno voluto fare il “dispetto” al proprio partito votando Grillo e adesso, dopo un'intera campagna in cui il Pd veniva continuamente attaccato, vogliono un'alleanza con quest'ultimo. Non so voi ma io li chiamo irresponsabili ed il Movimento può essere al massimo tacciato di eccessiva coerenza, ma come il Pd (sarebbe più corretto dire la base del Pd) non si alleerà mai con il Pdl lo stesso vale per il Movimento nei confronti del Pd.

Detto questo c'è un motivo fondamentale, che sia chiaro non credo sia l'unico, per cui questo benedetto referendum online non viene fatto: come si può essere certi della provenienza di un voto in internet dato che in rete si può ancora essere chiunque?

Certo su Facebook gli emarginati sono coloro che non mettono proprie foto, una volta invece quelli che mettevano proprie foto se la tiravano e lo facevano palesemente per cercare relazioni. Ma tutto ciò è stata una nostra decisione.

Per effettuare dei pagamenti si inserisce il numero della nostra carta di credito, così una persona potrebbe tranquillamente segnarsi il numero della nostra postepay o visa e fare acquisti su internet. Ancora nessuno ha trovato il modo per combattere efficacemente la pirateria online e più i Google o i Facebook di turno cercano di invadere la nostra privacy più ne siamo infastiditi. Tutto ciò fa capire come internet sia ancora un luogo virtuale libero e gli utenti ci tengono che resti così.

L'unico modo per avere la certezza della provenienza dei voti sarebbe quello di regolamentare rigidamente la rete, sapere sempre e comunque che siti si stanno visitando ed avere l'assoluta certezza che si è chi si afferma d'essere. Ma con una rete così rigida, con così tanti controlli, la rete sarebbe snaturata, non sarebbe più quell'infinito luogo virtuale in cui sentirsi liberi cittadini del mondo, ma l'ennesima prigione con sbarre invisibili.

Ed è per questo che la democrazia online predetta da Casaleggio è un'enorme contraddizione. Hanno ragione a dire che le varie petizioni possono essere firmate da chiunque, ma per evitare ciò che soluzioni propongono? Dovranno prima o poi spiegare come avverrà la loro grande rivoluzione democratica online, ma in maniera concreta e pragmatica. Ci si riempie la bocca di parole come “cambiamento epocale” poi mentre un partito di corrotti e ballerine attacca la giustizia tutto tace, complimenti ragazzi ma qui non tira un filo d'aria, non doveva spirare il vento del cambiamento?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook