Simone Paoli
Actarus
14 Marzo Mar 2013 2123 14 marzo 2013

La nostra emozione per un nuovo Papa

Ieri ero in treno, tornando da Roma, e grazie alle moderne meraviglie tecnologiche, ho potuto assistere in diretta all’annuncio del nuovo Papa Francesco. Di lui non mi permetto di dire nulla, in poche ore ha già avuto biografi a sufficienza. L’aspetto che mi interessa nasce dal fatto che una decina di persone, chiedendo gentilmente il permesso (e già questo è un mezzo miracolo oggi come oggi), ha osservato il tutto assieme a me. E anche chi non si è fisicamente avvicinato, ascoltava e chiedeva informazioni.

La domanda che mi frullava in testa era, possibile che un evento del genere crei ancora un’ondata emotiva del genere? E perché? Scommetto (e statisticamente avrei ottime chance di azzeccarci) che in quella carrozza i cattolici praticanti fossero una minoranza. Ma la maggioranza sicuramente non sarebbe risultata devota a Santa Romana Chiesa e ai suoi dettami, io di sicuro.

E allora perché l’elezione di un Papa non avviene con una misurata indifferenza generale? Perché l’attesa non era solo in Italia, ma in tutto il mondo. E non si può ridurre tutto solo alla spasmodica ricerca dell’evento, della notizia buona a riempire i giornali ed i notiziari. Insomma, al famoso quarto d’ora di celebrità (quello è andato al gabbiano sul comignolo).

Personalmente mi sono dato un paio di risposte.

La prima è che non mi sovviene un’altra guida spirituale che sia così centrale nelle altre confessioni di pari dimensioni, se non il Dalai Lama, dal quale però si discosta per la metodologia di scelta, molto meno “istituzionalizzata” e quindi meno coinvolgente. Nell’Islam non esiste una figura paragonabile, nel senso che gli Imam sono forse assimilabili a Vescovi, e lo stesso immagino possa dirsi per i rabbini nell’Ebraismo, o per le guide Protestanti nelle varie forme che hanno assunto (mi perdonerete se non sono troppo preciso, ma non sono un esperto in materia e queste sono solo riflessioni personali).

La seconda è legata alla storia del Papato e quindi dei suoi predecessori. In 2000 anni abbiamo avuto Papi di tutti, ma proprio tutti, i tipi. Santi, guerrieri, teologi, fornicatori, monaci, libertini, assassini ed assassinati. Qualcuno vocifera pure di una donna, fate vobis. Come sarà il prossimo, quindi, è una domanda tutt’altro che scontata.

Resta, poi, di fondo, un aspetto che spesso dimentichiamo, più o meno volutamente, che però è quello decisivo. Presi dalla secolarizzazione, da snobismo che fa tanto chic e alcuni da malcelato anticlericalismo, tendiamo a dimenticare di rispettare milioni di persone che invece credono.

Perché capisco chi non crede. E ancora di più chi non crede nell’istituzione Chiesa, nei suoi riti, nelle sue vesti, nelle sue Cattedrali, nei suoi comportamenti. Eccome se lo capisco. E ci sta che in questi giorni si siano sentiti estranei a tutto questo, magari infastiditi.

Ma rispetto chi cerca un pastore. Chi non ha la forza per avere un rapporto verticale, come si suol dire, senza intermediari. Non credo sia debolezza. Penso sia umiltà.

E per loro l’elezione del Papa non è un televoto basta che sia. E’ la scelta di una guida, anzi della Guida, il portatore della speranza e della buona novella. La loro emozione può essere contagiosa, se la si vuole ascoltare. Perché è sincera e buona. E non c’è nulla di male dal lasciarsi coinvolgere da questa emozione. Anche per chi è solo spettatore.

PS: Il termine giusto sarebbe empatia, ma siamo riusciti a svuotarlo di ogni significato. Ma questo è un altro discorso.

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