La finanza ritrovata
14 Marzo Mar 2013 1751 14 marzo 2013

Papà, quel banchiere non ha niente addosso!

Quali sono le probabilità che si ripeta la bancarotta di una grande istituzione finanziaria come Lehman Brothers? E, soprattutto, che si assista nuovamente alle vaste e quasi ingestibili implicazioni del fallimento di una banca sistemica sull’equilibrio finanziario mondiale?

L’imponente mole di norme e regole introdotte dal 2008 in avanti non sembra avere inciso in modo significativo sui rischi di moral hazard nella gestione dell'attività creditizia e sull’esistenza di banche too big to fail. Le possibilità di eventi drammatici, in linea con quelli che sconvolsero il mondo nel 2008, sembrano, infatti, ancora molto elevate.
Di questa situazione e della necessità di far evolvere la normativa attuale per assicurare una miglior gestione dei rischi sistemici sembrano peraltro consapevoli anche i regolatori. Molto nette sono le prese di posizione recenti di alcuni Governatori della Fed o le dichiarazioni della Federal Deposit Insurance Corporation. Alcuni segnali arrivano anche dall’Europa, come dimostra ad esempio la decisione della Parliamentary Commission on Banking Standards inglese che ha suggerito il rafforzamento del ring-fencing, introdotto dal Banking Reform Bill, attraverso norme più severe: la cosiddetta electrification of the ring-fence.
Il processo di revisione dell’impianto legislativo dovrebbe quindi essere partito. Non è tuttavia facile capire in quali tempi si arriverà ad avere una regolamentazione più efficace. Né sono da trascurare gli ostacoli che potrebbero sorgere nel frattempo, come dimostra lo stop incassato pochi giorni fa dal provvedimento dell'Unione Europea che avrebbe dovuto introdurre un tetto ai bonus dei manager delle banche.
Negli Stati Uniti è stato da poco pubblicato un libro destinato forse ad accelerare il processo di revisione normativa: The Bankers’ New Clothes. La tesi presentata da Anat Admati, della Stanford University, e da Martin Hellwig, direttore del Max Planck Institute di Bonn, è semplice ma radicale e dirompente allo stesso tempo. Il sistema bancario si trova oggi nelle stesse condizioni di debolezza in cui versava nel 2008. E ciò si deve al fatto che i tentativi di introdurre norme che rafforzassero il contesto nel quale operano le istituzioni finanziarie sono stati sistematicamente depotenziati dall’azione della lobby bancaria, efficace nel presentare ogni nuovo provvedimento come qualcosa che grava inesorabilmente sulla capacità delle banche di operare in modo efficiente e, di conseguenza, tale da comprometterne l’azione di volano del ciclo economico.
Questa lettura non è corretta, sostengono gli autori. E alla luce dei costi sociali del mantenimento dello status quo che, come si è visto negli ultimi anni, sono elevatissimi, non solo è necessario, ma è anche possibile mettere a punto forme di regolamentazione “that greatly increase the health and safety of the system while still allowing banks to do everything the economy needs them to do”. ll libro indica le direzioni nelle quali procedere: da un lato, limiti più stringenti all’attività delle banche e riduzione dell’uso del debito; dall’altro, messa a punto di regole che allineino meglio l’attività bancaria con l’interesse pubblico.
Per facilitare questa evoluzione virtuosa Admati e Hellwig ritengono fondamentale il coinvolgimento anche dei non addetti ai lavori in un percorso che li porti a comprendere il reale funzionamento del sistema creditizio e delle banche e a trasformarsi in ulteriore fonte di pressione al cambiamento.
Rileggendo in modo semplice, ma critico, le argomentazioni usate dai banchieri e mettendole in una diversa prospettiva, il libro fa emergere che l’azione dei regolatori è stata fino ad ora insufficiente a prevenire le distorsioni dovute al fatto che se il management delle grandi banche sa di poter contare sull’appoggio dei governi in caso di difficoltà, le strategie adottate continueranno ad essere caratterizzate da moral hazard.
Il settore, secondo Admati e Hellwig, non ha oggi regole nuove e raffinate. Più semplicemente, non ha ancora regole che ne disciplinino l’operato in modo da evitare che denaro pubblico venga di nuovo utilizzato per salvaguardare banche too big to fail.
Non è detto che le personalità del settore che hanno già letto il libro e lo hanno commentato positivamente credano davvero che i banchieri sono nudi. Ma gli endorsement, tra gli altri, di Mervin King , Kenneth Rogoff e Paul Volcker (si veda bankersnewclothes.com) sono davvero degni di nota e fanno pensare che la discontinuità col passato sia a portata di mano.

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