In principio è cinema
15 Marzo Mar 2013 0827 15 marzo 2013

Il cinema della/nella crisi

Abbiamo parlato più volte in questo blog della crisi economica del cinema, in Italia e nel resto del mondo. Un problema concreto, che si inserisce però - volendo guardare anche al di fuori della sala - in un contesto di crisi globale che coinvolge (quasi) tutto e tutti.

Inevitabile che il cinema quindi ne racconti dinamiche e conseguenze, e da questo “nuovo” spunto sono molti i registi che si sono fatti ispirare.

Esiste un vero e proprio “cinema della crisi”, nel senso di pellicole (sinonimo che presto bisognerà sostituire...) che raccontano le svolte macroeconomiche, i fallimenti delle banche, le manovre azzardate dei “grandi” uomini di finanza. Il numero di FilmTv attualmente in edicola (numero 1051) approfitta dell’uscita in Italia de “La Frode” di Nicholas Jarecki con Richard Gere (il film è stato presentato nel gennaio 2012 al Sundance creando grande clamore) per redigere un elenco - curato da Erica Re - della “Filmografia della Crisi”.

Ci sono il francese “Louise Michel” (in cui un gruppo di operai decide di far uccidere il loro ex-capo che li ha licenziati) e lo statunitense “Tra le nuvole” (George Clooney che licenzia per conto terzi), ma anche “Wall Street 2” e “Margin Call”, più “centrati” come tema in quanto si muovevano proprio dentro le “stanze del potere. In Italia ci hanno provato in due, realizzando film dal potenziale elevato ma dalla resa inferiore alle aspettative: “Il gioiellino” di Andrea Molaioli si è addentrato nel caso/caos Parmalat, “L’industriale” di Giuliano Montaldo ha descritto una crisi “immaginaria” ma verosimili di una piccola azienda familiare.

Sono tanti e numerosi i film che si potrebbero citare, rimanendo agli ultimi anni: si pensi al televisivo “Too big to fail - Il crollo dei giganti” di Curtis Hanson, o anche “The company men” di John Wells, per tacere dei tanti documentari sul tema come “Inside job”, “Capitalism: a love story”, eccetera eccetera.

Tanti ormai anche i film che della crisi parlano pur senza nominarla, ma facendone vedere direttamente - raccontando storie singole in cui però tutti ci si può riconoscere - gli esiti e ciò che provocano nel quotidiano della gente comune.

In questo il programma di cinema europeo proposto (anche) quest’anno dal Bergamo Film Meeting, in chiusura nel fine settimana, è esemplificativo, con casi eccelsi - dal punto di vista della qualità cinematografica e della centralità del tema - come lo svedese “Eat Sleep Die” di Gabriela Pichler, già visto a Venezia 69, o il greco “Adikos Kosmos” di Filippos Tsitos, in cui ormai lo “stato di crisi” è dato per scontato e vissuto “resistendo”, senza porsi altro obiettivo che non il quotidiano. In tal senso rientrano nel gruppo anche alcune importanti produzioni italiane dell’ultimo anno, che spostano sui più giovani l’obiettivo mostrandoli nella loro disarmante condizione di “senza futuro”. Da “L’intervallo” di Leonardo Di Costanzo ad “Acciaio” di Stefano Mordini, senza dimenticare “Bellas Mariposas” di Salvatore Mereu o “Alì ha gli occhi azzurri” di Claudio Giovannesi.

La “crisi” è ormai ovunque, è sempre più complesso raccontare una storia contemporanea senza che faccia capolino, direttamente o indirettamente, al punto che presto sarà impossibile parlare di cinema “della crisi” senza dover elencare decine e decine di titoli...

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