Storie di Medioevo e Bisanzio
16 Marzo Mar 2013 1820 16 marzo 2013

Galeas per Montes, quando l’ingegneria veneziana supera se stessa

Siamo a metà del XV secolo, Costantinopoli, ultimo baluardo del morente impero bizantino sta per cadere sotto le lame degli Ottomani. Maometto II è pronto per l’ultimo colpo, l’ultima zampata per cancellare dalla mappa geografica l’Impero di Bisanzio e conquistare la città più ricca del Mediterraneo. La nuova Roma.

Venezia non rimane a guardare, anche se non pubblicamente, appoggia la resistenza bizantina in città. Troppi sono gli interessi commerciali e monetari in Oriente. Ma non può inviare flotte a sostegno del morente stato imperiale. Certo, perderà tutte le agevolazioni fiscali e commerciali che aveva in Oriente, ma allo stesso tempo perché inimicarsi il nascente impero ottomano? Ecco che la politica veneziana è ondivaga, appoggia segretamente l’ultimo valoroso Basileus, Costantino XI, ma allo stesso tempo fa sapere a Maometto II che Venezia non è contraria al nuovo sovrano.A Palazzo Ducale si sta pensando ad un piano B. L’oriente era dato ormai per perduto. L’unica via di espansione militare e politica è l’entroterra. A molti nobili questo non piace. Le antiche famiglie si mettono di traverso, posticipano i voti, alzano la voce nelle riunioni e dimostrano tutto il loro dissenso. Ma la maggioranza del Maggior Consiglio è composta dai nuovi nobili che non hanno più interessi nei commerci con l’Oriente, ma con il futuro e prospero Occidente. Ecco così che la maggioranza sceglie il futuro di Venezia. Sarà l’entroterra veneto.

I Veneziani erano però poco avvezzi alla terraferma, così legati al lento rollio del mare e alle schiumose e pericolosissime tempeste marine, poco bramavano un controllo effettivo della parte nord, oltre la laguna. Eppure quello sembrava il futuro per la Serenissima.
Così in un tempo relativamente breve Venezia conquista Padova e poi Verona. Ma è con l’annessione di Brescia che le cose cambiano. La città si era volontariamente offerta al controllo dei Dogi, perché reputavano il governo lagunare migliore del dispotico controllo visconteo. Il 20 novembre 1426 ecco che Brescia passa sotto il controllo di Venezia ed è così guerra con Milano. Il duca Visconti lancia una poderosa offensiva che gli permette di conquistare ampie porzioni di terra confinante con la Serenissima arrivando fino al lago di Garda. Poi, volendo dare una lezione alla Brescia traditrice, la mette sotto assedio. L’esercito milanese è guidato da un capitano di ventura, come si faceva in quel periodo, tal Niccolò Piccinino.

Brescia chiede aiuto a Venezia. La città è sotto assedio e alla fame. L’unica parte lasciata libera dagli assedianti è quella che guarda il lago, ossia la parte settentrionale: Torbole e Riviera del Garda. La situazione era particolarmente difficile per via delle difese milanesi terrestri, infatti gli eserciti viscontei avevano occupato la città di Peschiera del Garda e di Desenzano, rendendo così impossibile un’offensiva da parte veneziana via terra.
Brescia è sull’orlo della caduta. Venezia non può lasciarla andare. Il Maggior Consiglio si riunisce alla fine di novembre del 1438 e delibera, dopo una durissima battaglia interna, una proposta dell’ingegnere Biaso de Arboribus e del marinaio greco Nicolo Sorbolo. E’ il 1 dicembre del 1438.
La proposta è qualcosa di scioccante! Nome in codice “Galeas per Montes”, ossia il trasporto via terra di una robusta flotta veneziana attraverso i monti veneti fino a giungere al lago di Garda. Lì, la capacità marinaresca lagunare non ha uguali e la vittoria è assicurata.
Il passaggio prevedeva il viaggio acqueo di una robusta flotta attraverso l’Adige, poi, a Rovereto, sarebbe stata messa in secca, ossia portata sulla terra e da lì trascinata, attraverso un percorso costituito da tronchi d’albero lungo la valle di Loppio fino a giungere al lago di Garda. L’arrivo era previsto nella città di Torbole, ancora libera dal controllo milanese ed alleata a Brescia. Da lì la flotta Veneziana, nuovamente agile nel suo miglior campo di battaglia, avrebbe preso alla sprovvista quella milanese e liberato finalmente Brescia. Così facendo avrebbe evitato il blocco terrestre imposto da Milano, sull’asse Desenzano-Peschiera e avrebbe avuto mano libera di colpire addirittura la capitale del ducato visconteo!
La flotta era molto robusta, come si è detto. Essa era composta da 25 barche grosse, 2 galee e 6 fregate. A Venezia c’è fermento e la preparazione è veloce e precisa. I primi dell’anno del 1439 ecco che la flotta lascia la Dominante e si dirige alle foci dell’Adige, inizia poi la navigazione del fiume nei pressi di Sottomarina di Chioggia, passa poi Legnago e arriva fino a Verona. I vascelli sono belli ed impetuosi, la gente del luogo ne rimane particolarmente colpita. I ghiacci erano ancora in gran parte intatti a monte e così il fiume ha poca acqua. Gli ingegneri veneziani pensano a dei galleggianti per diminuire il pescaggio delle grandi imbarcazioni e così le navi possono proseguire senza alcun problema fino a destinazione.

Giungono a Mori, nei pressi di Rovereto. E’ lì che le navi vengono tratte in secca. Vengono assoldati migliaia di persone: falegnami, sterratori e carpentieri, guidati dal sapiente marinaio Niccolò Carcavilla. Il loro compito non è tra i più facili, devono costruire una sorta di strada, composta da tronchi dislocati orizzontalmente e paralleli alla strada. Così scavano buche, livellano strade, aprono vie tra i boschi, interrano piccoli rii. Ad aiutarli ben 2000 buoni e centinaia di uomini assoldati sul posto e regolarmente retribuiti. Come i marinai delle fregate, anche questi operai venivano pagati dalla Serenissima, questa era la politica di Venezia!

Piano piano, grazie alla forza animale, ecco che le grandi navi vengono tirate e fatte rotolare su rulli sopra una strada composta da tavole di legno. Il lavoro è immane, lo sforzo immenso, si arriva fino ad un piccolo lago dove è nuovamente possibile mettere le navi in acqua. Ma questo vale per solamente 6 km! Ora tocca alle montagne, la parte più difficile, il passo di San Giovanni attende la flotta veneziana. E’ dura, ma tutto procede bene finché le navi giungono dall’altra parte, ora c’è la discesa che è, se possibile, ancor peggio. Allora si decide di far scendere lentamente le navi tramite delle funi e fatte scivolare più piano possibile. L’arrivo è vicino, Torbole già si vede e attende di vedere la grande flotta veneziana che ha scavalcato le montagne! Ma la situazione è critica, grossi ulivi secolari soccombono sotto il peso delle navi, ma dalla parte di Venezia c’è il vento pomeridiano che soffia in maniera contraria. Allora si aprono le grandi vele che fungono da possente freno alla spedizione marinara.

Poi finalmente, tutte le navi giungono a destinazione dopo 15 giorni di viaggio. Indovinate chi guidava la flotta? Ovviamente uno Zen, Piero. Giunto poi nel lago di Garda con tutte le navi pronte per la battaglia si accorge che i Milanesi erano già pronti per la battaglia e l’effetto sorpresa non era più un fattore determinante. Lo scontro che seguì andò a favore di Milano. Solo due navi veneziane riuscirono a scappare e a rifugiarsi a Torbole. Brescia, così, non fu liberata ma grazie al controllo navale della parte settentrionale del lago di Garda, Venezia poté inviare alla sua protetta viveri, derrate e sostegno militare per resistere ad un altro anno d’assedio.

La Serenissima però voleva vincere la guerra con Milano e così l’anno successivo mandò, via Adige-Loppio-Torbole, tutto il materiale per costruire una possente flotta e scontrarsi nuovamente con quella milanese. Il 10 aprile del 1440 sotto il comando di Stefano Contarini le navi lagunari vinsero contro i nemici a largo del Ponale e conquistarono così l’intero lago di Garda.
Ancora oggi è possibile vedere a Palazzo Ducale un dipinto di Tintorretto che ricorda la grande guerra contro i Milanesi. Il costo pagato dalla Serenissima fu immenso, si parla di circa 15mila ducati! Eppure questa operazione rimase nella storia come tra le più grandi opere ingegneristiche della storia militare e divenne famosa in tutta Europa!

Fonte:

Wikipedia

P.S. Si ringrazia di cuore l'amico Matteo Secchi per avermi dato l'idea di questo articolo.

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