Vittorino Ferla
La Luna storta
18 Marzo Mar 2013 1150 18 marzo 2013

Con Laura Boldrini avremo una Camera dei diritti?

Il nuovo Parlamento si è insediato. La XVII legislatura è avviata. Primo atto necessario: l’elezione dei Presidenti delle Camere.

Un atto dovuto, certo. Ma non privo di conseguenze. Perché il ruolo istituzionale, al di là delle norme che lo circoscrivono e delle prassi che lo hanno caratterizzato negli anni della Repubblica, è anche il frutto di una interpretazione che deriva dalla storia e dalla cultura dell’eletto.
Proprio per questo, al di là delle emozioni del momento, è utile leggere tra le righe del discorso di insediamento di Laura Boldrini, la neoeletta Presidente della Camera dei Deputati. Quali sono le parole più frequenti, quelle che meglio caratterizzeranno il corso di questa alta magistratura dello Stato?

Come emerge dalla word cloud, la presidenza Boldrini nasce nel segno di alcune parole (o gruppi di parole) chiave, analizzate nell'ambito del progetto Voleteilmiovoto.


La prima è “responsabilità”, variamente declinata.
In primo luogo, la responsabilità come onore e onere derivante dalla stessa funzione parlamentare e di Presidente. In senso più ampio, è la responsabilità che deriva dalla rappresentanza dei cittadini all’interno dell’aula parlamentare. Allo stesso tempo, la responsabilità è mettersi a disposizione, mettersi al servizio delle istituzioni, restaurando quell’abito mentale e quello stile che anni di strappi e sfregi alle norme e alle istituzioni hanno affievolito o, addirittura, cancellato. Infine, la responsabilità è legata ad un ruolo specifico che bisognerà incarnare nella quotidiana vita dell’organo.


La seconda parola chiave è: “diritti”.
I diritti rappresentano, prima di tutto, lo spazio e il tempo dell’attività professionale di Laura Boldrini, per anni impegnata sul fronte della tutela degli immigrati e dell’accoglienza dei rifugiati. Ma nel discorso di insediamento di sabato il richiamo ai diritti si è esteso esponenzialmente fino a quella che Umberto Eco chiamerebbe la “vertigine della lista”. E così nell’aula di Montecitorio è risuonato alto un elenco di soggetti che sono, nello stesso momento, portatori di diritti e vittime di soprusi: le donne vittime di violenza, la generazione perduta dei precari esclusi dalla piena cittadinanza, i poveri, i lavoratori maltrattati e – fra questi – gli esodati caduti nel limbo dei senza diritti, i pensionati che vivono con assegni insufficienti, gli immigrati, i disabili, le vittime della mafia.
La Boldrini ha ricordato che esistono già strumenti formidabili per la tutela di tutte queste categorie: la Costituzione italiana, l’Europa dei diritti, le organizzazioni internazionali. Il destino degli esclusi in Italia è segnato - per la nuova Presidente della Camera - nel quadro solido di valori universali e nell’affidabilità delle istituzioni nazionali e internazionali.


Si comprende meglio, con tali premesse, un gruppo di termini cruciali nel ragionamento della Boldrini: “dovremo”, “impegno”, “impegnarci”.
L’intento ‘programmatico’ è fortissimo. Quell’elenco di soggetti umiliati e offesi deve diventare per la neo-Presidente la cifra dell’impegno del nuovo Parlamento. Il ruolo dei deputati non sarà, nelle sue intenzioni, quello di spettatori di decisioni prese altrove (nelle segreterie dei partiti o nelle riunioni del Consiglio dei Ministri). L’accento sul ‘dover essere’ è molto spiccato. Si sentono certamente gli echi di una cultura di sinistra – forse via via più sfocata in anni recenti - tipicamente (e anticamente) engagé. O se si preferisce - in omaggio alla specifica esperienza professionale della Boldrini – un richiamo forte ai concetti anglosassoni di engagement e di commitment, così presenti nei documenti e nella pratica delle organizzazioni internazionali.
Per garantire questa proiezione programmatica il Parlamento dovrà diventare più trasparente e dovrà lavorare di più e meglio. E questo invito della Presidente sembra interpretare plasticamente la progressiva sfiducia che in questi anni la popolazione ha riservato alla moralità e all’efficacia dell’attività parlamentare.


Ovviamente, si tratta di un impegno necessariamente condiviso. Parole come “tutti”, “paese”, “nostro”, “Italia”, “italiani” esprimono chiaramente quel senso di unità necessario e quel cammino comune (“viaggio”) che sta per cominciare.


L’ultima parola che, crediamo, offra la cifra di questo impegno è “oggi”. Una parola che ritorna costantemente nel discorso di Laura Boldrini per rappresentare, in primo luogo, l’urgenza della sofferenza dei soggetti più deboli che chiedono il riconoscimento di aspettative e diritti. Ma anche per dare il senso della svolta che si rende necessaria in questo momento storico e della conseguente trasformazione di comportamenti, norme e priorità della vita pubblica italiana. “Oggi”, infine, significa evidenziare l’indifferibilità dell’impegno: l’Italia ha bisogno di ripartire adesso, non c’è più tempo da perdere.


Vedremo nelle prossime settimane se questa legislatura, nata zoppicante per il rischio di una sua rapida conclusione, riuscirà davvero a garantire un orizzonte ideale e programmatico così gravoso.

@vittorioferla

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