L’errore in rassegna
18 Marzo Mar 2013 0827 18 marzo 2013

Noi (giovani titolati) lo facciamo meglio e senza errori!

Per qualche tempo ho taciuto. Lo ammetto. Ero in vacanza, mi sono un po’ impigrita…

Stamane, però, mi sono imbattuta, mentre facevo rassegna stampa sportiva, in una tale quantità (e qualità) di orrori ortografici dai quali, proprio, non potevo sottrarmi.


Sarò buona e non vi copierò ciò che a me, alle prime luci di una giornata genovese bianca e nevosa, ha fatto andare di traverso quell’ottima fetta di crostata con la quale avevo appena fatto colazione.


Mi limiterò, o potrei anche dire che mi lascerò andare (fate vobis e intrepretate voi ciò che leggerete), a una riflessione sul ruolo “abusivo” di chi, in una società sportiva”, si firma “abusivamente” come addetto stampa.


Come dice la colonnina qui a destra, sono Valeria, sono giornalista, addetto stampa e (provo a fare la) scrittrice. Sono iscritta a un albo e ho fatto la mia gavetta. È normale, quindi, che quando- in sei righe di comunicato stampa- perdo il conto degli errori di grammatica (e per errori di grammatica non intendo solo i congiuntivi o la virgola tra soggetto e verbo, ma anche frasi senza né verbo né senso, accenti, apostrofi e doppie fuori posto), inizio a pormi alcune domande sulla preparazione di chi possa aver scritto quelle assurdità.


Sia chiaro, non voglio colpevolizzare l’ignoranza di nessuno. Semplicemente vorrei capire perché quel nessuno si sia eletto ad addetto stampa, mettendoci una firma- e quindi un titolo che, altri, hanno sudato (e scritto un comunicato in italiano corretto) per avere- e immaginando di far parlare (bene) la società per la quale scrive.

Vorrei capirlo perché, credo, si debba rispetto a chi svolge “con giusta causa e titolo” quel lavoro.

Mi spiego. Probabilmente, in alcune società, qualche genitore egocentrico (di qualche figlio prodigio) si erge ad addetto stampa. Probabilmente, perché pensa di aiutare la società facendo risparmiare alla dirigenza quel (misero) stipendio che darebbe a un addetto stampa competente.

Bene. Sapete cosa vi dico? Che qualsiasi (misero) stipendio versato sul conto di qualsiasi giovane (volenteroso e consapevole delle regole di grammatica italiana) addetto stampa sarebbe meglio speso rispetto alla figuraccia fatta (“a gratis”) dalla società che lascia carta bianca a chi (“a gratis”) gliela riempie di errori.

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