Costanza Romagnoli
Diario lirico viennese
18 Marzo Mar 2013 1414 18 marzo 2013

Stabat Mater di Pergolesi

Vienna, 18 Marzo 2013

Torno a scrivere dopo un lungo periodo di silenzio.
In questo mese sono successe tante cose che mi hanno completamente assorbita. Non ho ascoltato e visto nulla, nessuno spettacolo nessun concerto, niente di niente.
Ho combattuto un po’ con la tristezza, ho lavorato, ho studiato ed ora ho anche cominciato gli scatoloni perché fra una settimana trasloco.
Guardo fuori dalla finestra e… nevica. Anche questo non aiuta. L’altro ieri erano segnati ancora -5 gradi. Sta diventando lentamente pesante.
Ora però non vorrei torturare con le mie peripezie e disavventure di questo mese, ho ricominciato a scrivere perché proprio due giorni fa, quando c’erano -5 gradi, sono andata ad ascoltare la Stabat Mater di Pergolesi al Duomo. Meravigliosa.
Avevo appuntamento con la mia amica Eva alle 20 davanti alla Cattedrale.

Sono arrivata in anticipo e visto che lei era in ritardo mi ha scritto di raggiungerla perché non aveva ancora finito le prove della classe di operetta. Si trovava lì a due passi, quindi l’ho raggiunta con piacere e mi sono messa ad ascoltare. È stato molto interessante perché come vi avevo già spiegato l’operetta è un po’ l’antico musical, quindi oltre che al canto c’è anche molto dialogo.
Sabato stavano proprio provando parti mezze cantate e mezze recitate. La voce deve essere impostata in modo molto preciso perché deve risultare omogenea quando passa dal cantato al parlato. È estremamente difficile. L’insegnante ha detto una frase che mi è rimasta molto impressa: “Per dare il massimo e riuscire a piacere completamente al pubblico, bisogna immaginare che ogni canzone, ogni pezzo è un dramma non in tre atti, ma in tre strofe.” Dramma inteso ovviamente come opera teatrale. Ha poi proprio usato la parola “vendere”, per riuscire a vendersi è necessario dare il massimo in ogni piccola canzone, appunto come fosse un opera teatrale a sé.
L’importante è darsi.
Le prove sono finite giusto in tempo per l’inizio del concerto.
Cantare e suonare al Duomo è difficilissimo, perché essendo così immenso, ogni suono si disperde e sembra piccolissimo. Il rischio è di dare troppo perché non riuscendo a sentire e percepire bene la propria voce, si potrebbe rimanere poi afoni.
Questo per fortuna non è successo alla nostra amica mezzosoprano Martina Gmeinder, ha cantato davvero molto bene.
Il concerto è iniziato con un’improvvisazione all’organo di Jürgen Natter sui temi della Stabat Mater. L’organo del Duomo è enorme e i suoni gravi sono così coinvolgenti che vibrano in tutto il corpo. Questa “pasta di suono” così spessa mi ha attirato molto, l’improvvisazione durata 15 minuti, un po’ meno.
Pergolesi ha scritto questa splendida Stabat Mater a pochi mesi dalla sua morte. La sequenza è suddivisa in una serie di duetti a due voci (soprano e contralto) ed arie solistiche, i numeri musicali sono 12, per una durata complessiva di circa 40 minuti. Quella di Pergolesi è una musica sacra ed innovativa perché è incentrata sui sentimenti e sul pathos del testo sacro, è una musica che muove anima e cuore. L’intreccio tra gli archi e le voci è stupendo, invito tutti ad ascoltarla. Non scegliete la registrazione con la Netrebko perché non è adatta a questo pezzo. Ci vuole un soprano dalla voce celestiale, chiara e cristallina, la voce della Netrebko è troppo grande e scura.
La nostra amica Martina ha cantato la parte del contralto ammirevolmente, è stata molto musicale e ha saputo gestire le note più gravi con una buona tecnica, non ha esagerato nel voler scurire il timbro e di conseguenza non è caduta nella trappola del Knödel (gnocco in gola).
Ero sicura di non poter ascoltare tutto il concerto perché ero invitata anche ad un dopo cena di persone che non hanno nulla a che fare con la musica, per fortuna però la loro cena è finita più tardi del previsto ed io sono anche riuscita a salutare Martina.

Ora vi saluto perché devo andare a lavorare!
A presto

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