Vito Kappa
Kahlunnia
19 Marzo Mar 2013 1003 19 marzo 2013

La patrimoniale sui conti correnti si può fare. Ecco perché

Tecnicamente possono metterci le mani in banca. Probabilmente non lo faranno, ma se volessero potrebbero. C’è un precedente storico d’annata: quello del 1992. Un precedente, tra l’altro, forte di una sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la legittimità del prelievo forzoso sui conti correnti.

Perché non lo faranno? Tassare ancora anziché tagliare la spesa rischia di essere una scelta di politica economica devastante per gli investitori e ancora di più per la credibilità della politica. Un suicidio in altri termini. Mettere le mani nei salvadanai di tutti gli italiani anziché vendere parte del patrimonio di Stato sarebbe una scelta che la politica non può permettersi in questo momento. Anche perché a pagare sarebbero soprattutto i soliti onesti contribuenti.

IL PRECEDENTE STORICO

Il 5 maggio 1995 la Consulta respinse i dubbi espressi dalla Commissione tributaria di primo grado di Roma sulla costituzionalità della norma che introdusse l’imposta straordinaria del sei per mille nell’estate del 1992. Secondo i garanti della Costituzione: il prelievo sui depositi bancari era un’imposta straordinaria, connotata da modalità eccezionali, e che ha inciso "sui depositi con un’ aliquota invero di contenuta entità, tale da non potersi ragionevolmente considerare ablativa del patrimonio del soggetto". Sempre secondo i costituzionalisti: "trattandosi di imposta che colpisce il bene nella sua oggettività non è irragionevole che la legge ponga il prelievo a carico di colui che risulti detentore del conto bancario o postale, indipendentemente da eventuali rapporti sottostanti con altri soggetti, nell’ambito dei quali troverà definizione il problema della ritenuta subita dal titolare del conto stesso. In sostanza - ha affermato la Corte nella sentenza - non può dirsi che il legislatore abbia travalicato i limiti del discrezionale apprezzamento al medesimo spettante in materia fiscale". In aggiunta a questo i giudici hanno evidenziato il carattere di imposizione una tantum, che non è tale, da alterare il sistema tributario considerato in tutte le sue componenti.

PERCHÉ, IN TEORIA, NON POTREBBERO METTERCI LE MANI IN BANCA?

La risposta é in tre articoli della Legge sulle leggi, la Costituzione.

Primo. "Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge." (Art.23 Cost.)
Il fatto che non possa essere "imposta una prestazione personale o patrimoniale se non in base alla legge" implica che in prima istanza sia il cittadino a dover assolvere l’obbligo. Lo Stato, tecnicamente, impone, ma non può subito sostituirsi al cittadino che teoricamente potrebbe decidere di violare la legge. Potrebbe farlo, semmai, nel caso in cui il cittadino non assolvesse al suo onere, ma non subito.

Secondo. Il prelievo forzato - che avrebbe alcune caratteristiche simili all’esproprio - non è individuato nella Costituzione come eccezione alla regola. Da ciò se ne dovrebbe dedurre che il nostro sistema non ammette il prelievo forzato.

Terzo. È paradossale che la sentenza del 1995, quella che dichiarava la legittimità del prelievo forzato, non sia intervenuta nemmeno in merito alla mancata "progressività" dell’imposta. L’articolo 53 della Costituzione, infatti, impone che: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività capacità contributiva".
Questo teoricamente vorrebbe dire che chi ha di più dà progressivamente e proporzionalmente di più rispetto chi ha di meno. Nel 1992 tutti contribuirono allo stesso modo.

E DUNQUE?

La storia del 1992 e probabilmente autorevoli opinioni di giuristi ai più sconosciuti, ci dimostrano che la nostra bellissima Costituzione qualche ruga ce l’ha. O forse - e lo dico nel massimo rispetto - ad avere qualche ruga di troppo sono coloro che la interpretano. Risulta difficile trovare giustificazione ad un atto autoritativo di tale violenza.

Per questo sarebbe il caso che la politica trovasse il coraggio per mettere a dieta uno Stato obeso. Alimentare un ciccione non lo aiuta, lo uccide. Così continuare a prelevare soldi dalle tasche dei cittadini per alimentare lo Stato ciccione, uccide la credibilità dello Stato e la fiducia dei cittadini. E non è questo il momento di intaccare credibilità e fiducia.

twitter @vitokappa

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