Ginevra Visconti
Argentina agrodolce
19 Marzo Mar 2013 0355 19 marzo 2013

Le Falklands non vogliono essere argentine. La Kirchner chiede aiuto al Papa

È partita in pompa magna, come corrisponde al suo stile tutt’altro che austero, elegantemente vestita di nero, come vuole il protocollo, ma anche come suole fare dal giorno della morte del marito. La presidenta argentina Cristina Fernández de Kirchner, è arrivata ieri a Roma per assistere alla cerimonia dell’investitura di Papa Francesco e a un incontro privato, che, per la prima volta, li ha visti pacificamente discorrere per più di un quarto d’ora, nella prima udienza che Bergoglio concede a un leader di stato da quando è stato nominato Papa. Si sono scambiati saluti cordiali, regali, e sorrisi. Un chiaro segno, questo, di riavvicinamento tra il governo Kirchner e il nuovo Papa, storicamente provato da un passato di relazioni non sempre felici.

La presidenta argentina ha approfittato immediatamente del primo solenne incontro per chiedere a Papa Francesco il suo appoggio per la questione delle Malvine. In realtà sarebbe meglio dire Falklands, se si considera che il risultato del referendum della settimana scorsa, in cui gli abitanti delle isole hanno espresso la loro preferenza sulla cittadinanza, è andato nettamente a favore del governo britannico. Il 99,8% degli abitanti delle Falklands, infatti, ha dichiarato di voler rimanere sotto la corona inglese, mentre solo lo 0,2% ha dichiarato di preferire il governo argentino. Questo alla Kirchner non è andato giù, e non avendo trovato soluzioni alternative, quale migliore opportunità che approfittare del nuovo Papa, che per di più è argentino?

Durante la conferenza stampa rilasciata subito dopo l’incontro con il nuovo pontefice, la Kirchner ha ricordato quando Giovanni Paolo II nel 1978, durante la dittatura militare di Videla e Pinochet, era riuscito a mediare per arrivare a un accordo tra Argentina e Chile, per il Canale di Beagle. “Oggi ci si trova davanti a un’opportunità storica più favorevole in quanto l’Argentina e il Regno Unito sono governi democratici”, ha detto la presidenta e ha ribadito: "Chiediamo a Francisco che interceda a favore di un dialogo tra il Regno Unito e l’Argentina”, poichè “tutti i paesi dovrebbero rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite”, facendo puntualmente riferimento a quella, in particolare, che invita Argentina e Regno Unito a risolvere la questione delle Malvine, ma che viene ripetutamente rifiutata dal governo britannico.

“L’Argentina è un paese molto pacifico, e quindi non esiste nessun pericolo di natura bellica con la Gran Bretagna”, ha concluso infine la presidenta, definendosi soddisfatta dell’incontro con il Papa.
La reazione di Londra non ha tardato a farsi sentire: l’ambasciatore inglese in Vaticano, Nigel Baker, ha dichiarato che il problema delle Falklands è una questione fra due stati sovrani in cui la Santa Sede non ha nessun ruolo da giocare e che di conseguenza si aspettano tale posizione per poter continuare.

Del resto, il referendum nelle Falklands ha inviato un messaggio chiaro al mondo: gli abitanti vogliono che le isole continuino a essere un territorio britannico d’oltremare.

Mentre la disputa rimane irrisolta, a Buenos Aires si pensa ad altro. Stasera questa grande città non dormirà per accompagnare il suo amato ex Arcivescovo fino al momento dell’investitura papale. Da questo pomeriggio è iniziata una veglia in diverse chiese della città, che avrà il suo culmine alle 5.30 della mattina, quando a Roma inizierà la cerimonia. Ci sono 18 gradi stasera a Buenos Aires e la notte non potrebbe prospettarsi più calorosa: davanti alla cattedrale metropolitana, nella plaza de Mayo, sono accorsi fedeli di ogni età, e tanti, tantissimi giovani che rimarranno tutta la notte incollati ai megaschermi allestiti per seguire la cerimonia in tempo reale. Buenos Aires è in festa: dalle villas che Bergoglio era solito frequentare dando il suo appoggio ai meno abbienti, alle chiese, alle case, alle famiglie, dove il suo messaggio evangelizzatore è sempre suonato universale.

“Un Ave Maria e un Padre Nostro per il Papa” viaggia intanto a catena il messaggio su Twitter, su Facebook, nei passaparola, mentre Papa Francisco non si stanca di insistere: “Recen por mí” (Pregate per me). Sicuramente ne avrà un gran bisogno.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook