Storie dell’altro mondo
20 Marzo Mar 2013 1101 20 marzo 2013

L'insostenibile politica dei biocarburanti. L'Europa a un bivio

Al concetto di “bio” le nostre menti associano sempre qualcosa di sano, buono, giusto. Ma i biocarburanti hanno tratto in inganno e la verità che si cela dietro la loro produzione ed il loro consumo ci svela una realtà tutt’altro che positiva per il pianeta in cui viviamo. Lo evidenziano alcuni semplici dati. Se oggi si utilizzasse il 10% di biocarburanti nel settore dei trasporti, questo richiederebbe il 26% dei terreni coltivati in tutto il mondo. Come dire che un quarto dei terreni potenzialmente destinabili (o già destinati) alla produzione alimentare verrebbe sottratto per rifornire di carburante le nostre automobili. Non male se si pensa che oggi nel mondo ci sono 900 milioni di persone che soffrono la fame. Oxfam ha calcolato che nel solo 2008, quando la produzione e consumo era ben al di sotto degli attuali livelli, la terra coltivata a biocarburanti avrebbe invece potuto sfamare 127 milioni di persone per tutto l’anno.

E poi dove la si prende tutta questa terra? Prevalentemente nei paesi poveri, dove deboli sistemi di governance a tutela della proprietà fondiaria rendono più facile l’accaparramento di terre da parte di investitori stranieri a danno delle comunità locali. Con la conseguenza che decine di famiglie perdono l’accesso alle risorse naturali da cui il più delle volte dipende la loro stessa esistenza. Negli ultimi dieci anni i 2/3 di tutte le acquisizioni di terra su larga scala sono avvenute in paesi poveri al fine di produrre materia prima utile alla produzione di biocarburanti da esportare poi per uso e consumo dei Paesi più industrializzati. Cinicamente si potrebbe pensare che questo è il prezzo da pagare per perseguire un obiettivo globalmente valido e necessario: la riduzione delle emissioni di carbonio così nocive al clima. Ma neanche questo è vero. I biocarburanti prodotti da colture agro-energetiche causano emissioni aggiuntive: la loro crescente espansione determina il trasferimento delle colture che soppiantano su terreni altrimenti incolti o forestali provocando così significativi danni ambientali e contraddicendo quindi quei benefici attesi per cui sono stati inizialmente promossi.
La svolta per gli addetti ai lavori è arrivata ad ottobre 2012 la Commissione Europea ha presentato una proposta per modificare parzialmente l’attuale politica europea sui biocarburanti, che l’ha posta dinanzi a un bivio: scegliere una decisiva inversione di marcia verso la sostenibilità di lungo termine, o proseguire il “business as usual” con una visione che accontenti gli interessi contingenti delle industrie di settore? Oxfam Italia e Action Aid hanno insieme pubblicato una breve analisi dell’attuale politica europea sui biocarburanti valutando nel merito la proposta emendativa presentata dalla Commissione e formulando specifiche raccomandazioni per migliorare l’impianto normativo.
Luci e ombre di una proposta che per la prima volta riconosce la necessità di superare il conflitto cibo-carburante, ma che è solo un primo timido passo verso una maggiore sostenibilità. Il ripensamento della politica sui biocarburanti ha comunque bisogno di intraprendere percorsi ambiziosi. L’opportunità di compiere scelte più coraggiose e sostenibili si presenta ora e non va sprecata. Il Consiglio e il Parlamento Europeo nel corso dell’anno saranno chiamati a esprimersi sulla proposta della Commissione. Il 21 marzo, a Bruxelles, sarà la volta dei Ministri dell’Ambiente che in un primo dibattito orientativo dovranno esprimere la loro posizione. Voi come vorreste che si esprima l’Italia? Favorevoli o contrari, il dibattito è aperto. E non è un dibattito di poco conto, né per soli addetti ai lavori, perché riguarda la vita di milioni di persone ed il futuro del nostro pianeta.

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